Gli ostaggi di Tokyo (Segretissimo SAS 38)

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Trentottesima avventura del Principe delle Spie Malko Linge, in questa nuova ristampa di “Segretissimo SAS” (Mondadori), questo aprile in edicola: Gli ostaggi di Tokyo.

La scheda di Uruk:

38. Gli ostaggi di Tokyo [SAS 38] (Les otages de Tokyo, 1975) di Gérard de Villiers [aprile 2018] Traduzione di Bruno Just Lazzari

La trama:

Hiroko è una brava ragazza. O almeno lo sembra, e fidarsi delle apparenze è un errore che i militari di guardia non dovrebbero commettere. A lei e ai suoi compagni bastano pochi minuti, armi in pugno, per impadronirsi dell’ambasciata americana a Tokyo e sequestrare un gruppo di persone. Sono combattenti del Sekigun, l’Armata Rossa Giapponese, e dettano le loro condizioni: mezzo milione di dollari e la liberazione di un prigioniero detenuto negli Stati Uniti, o gli ostaggi cominceranno a morire. Hiroko va presa sul serio, uccidere le piace. Ai funzionari della CIA serve un agente da spedire in aereo sul posto con il complice oggetto dello scambio. Malko Linge? Presente. L’unico in grado di portare a termine un’operazione così delicata, anche se le chance di successo sono molto scarse. Trattare con i terroristi è sempre un dannato guaio, e il Principe delle Spie lo sa bene. Quello che i terroristi non sanno è che trattare con lui sarà un guaio ancora peggiore.

L’incipit:

Il poliziotto, che batteva i denti a causa del vento gelido, osservò con stupore la giovane giapponese avanzare sotto il porticato dell’ambasciata americana. In barba al freddo, indossava soltanto pantaloni, giubbotto di tela e una maglietta bianca. Nonostante la tenuta leggera, la ragazza non sembrava affatto disturbata dalla temperatura polare. Perplesso, il poliziotto la squadrò. I lunghi capelli neri, divisi dalla scriminatura centrale, le scendevano fino al petto. L’ovale del viso si accentuava un po’ verso il mento, e il naso era appena appena schiacciato. Aveva gambe sorprendentemente lunghe per una giapponese. E diritte, cosa ancora più rara. Per antica tradizione, i bambini giapponesi venivano portati sulla schiena, così le loro gambe prendevano la forma del busto della madre, e il novantacinque per cento, diventati adulti, le conservava arcuate.
La sconosciuta passò davanti al poliziotto ed entrò nell’atrio. Tolto un piccolo particolare, sarebbe stata molto bella: gli occhi nerissimi, sporgenti come quelli dei rospi, sembravano schizzare dalle orbite. Il poliziotto voltò la testa, disturbato dall’anomalia.
La ragazza si sedette su una panca dell’atrio, di fronte allo sportello dei visti, e posò a terra la borsa di tela che, come molte studentesse, portava a tracolla. Il poliziotto tornò a sorvegliare il portico. L’ambasciata degli Stati Uniti era protetta verso l’esterno da due garitte di cemento. Regolarmente, manifestanti di sinistra si raggruppavano davanti all’entrata per lanciare slogan antiamericani, quindi scendevano lungo la via in discesa, stretta tra un enorme fabbricato in costruzione e il lato settentrionale dell’hotel Gioirà.

L’autore:

Nato a Parigi nel 1929 da una famiglia di militari con ascendenze aristocratiche, Gérard de Villiers inizia la carriera come giornalista, dopo essersi laureato in Scienze politiche. Nel 1965 scrive il primo romanzo con protagonista SAS, Sua Altezza Serenissima Malko Linge: SAS a Istanbul. Seguiranno 200 avventure di SAS, e De Villiers introdurrà nella spy story elementi di sesso e di violenza prima sconosciuti. L’autore è scomparso nel 2013.

L.

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