L’abate nero (Classici del Giallo 1431)

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La collana “I Classici del Giallo Mondadori” di aprile (n. 1431) presenta un romanzo appare originariamente in Italia nel 1932, come numero 47 della storica collana “I Libri Gialli” Mondadori, con la traduzione di Giuseppina Taddei.

La scheda di Uruk:

1431. L’abate nero (The Black Abbot, 1926), di Edgar Wallace [aprile 2020] Traduzione di Rosalba Buccianti
Inoltre contiene il racconto:
Nel Brumello c’è il tranello, di Fiammetta Rossi e Melania Soriani

La trama:

Il castello di Fossaway, nel villaggio di Chelfordbury, è infestato da un fantasma. O almeno così dice la leggenda, secondo la quale un abate assassinato secoli prima si manifesta di tanto in tanto con apparizioni spaventose. E non è tutto: un’antica cronaca tramanda la notizia di un tesoro nascosto all’interno della proprietà insieme a una fiasca di cristallo contenente l’Acqua della Vita, portentoso elisir capace di vincere la morte. Difficile convivere con simili tradizioni per l’attuale conte di Chelford, titolare dei possedimenti di famiglia. Misteri e segreti ossessionano lui e le altre persone che gravitano intorno all’immensa tenuta, dove forze oscure evocate dall’avidità e dalla follia sono pronte a scatenarsi. Ed è solo questione di tempo perché il delitto faccia la sua comparsa sulla scena.

L’incipit:

— Thomas!
— Sì, milord.
Thomas, il valletto dalla faccia indisponente, rimase in attesa; con lo sguardo attento e pieno di concentrato interesse, non perdeva di vista l’uomo pallido mentre questi preparava un pacco di banconote.
La vecchia e ammaccata scatola d’acciaio da cui le estraeva era piena di banconote di ogni taglio buttate lì alla rinfusa in desolante disordine.
— Thomas! — lo chiamò di nuovo, soprappensiero.
— Sì, milord.
— Metti il denaro nella busta… no, non quella, idiota, l’altra, la grigia. C’è l’indirizzo?
— Sì, milord. “Herr Lubitz, Frankfurter Strasse 35, Lipsia”, milord.
— Incollala, portala alla posta e spediscila come raccomandata. Il signor Richard è nel suo studio?
— No, milord. È uscito un’ora fa.
Harry Alford, diciottesimo conte di Chelford, sospirò. Poco più che trentenne, aveva la faccia magra ed esangue dello studioso. I capelli di un nero corvino sottolineavano il pallore del volto. La biblioteca dove sempre si recava a lavorare era una sala ampia dal soffitto altissimo. Le pareti erano divise orizzontalmente da una galleria che correva lungo i tre lati della sala, ed era raggiungibile mediante una scala a chiocciola di ferro battuto situata in uno degli angoli. Dal soffitto al pavimento, tutte le pareti erano interamente coperte da scaffali carichi di libri, con un’unica straordinaria eccezione. Sull’enorme camino di pietra era stato collocato il ritratto in grandezza naturale di una bellissima donna. Nessuno che avesse visto il conte poteva equivocare sul legame che univa il nobiluomo a quella bellezza dallo sguardo selvaggio. Era sicuramente sua madre. Da lei il conte aveva ereditato i tratti sottili e regolari, i capelli nerissimi e gli occhi profondi. Lady Chelford era stata una delle più famose debuttanti dei suoi tempi e la sua tragica morte aveva fatto notizia all’inizio del secolo. Non cerano altri quadri nella sala.

L’autore:

Edgar Wallace (1875-1932), britannico, è uno dei grandi del giallo. Dopo aver prestato servizio nell’Esercito, è stato corrispondente dell’agenzia Reuter e del “Daily Mail” in Sudafrica durante la guerra anglo-boera. Di ritorno in Inghilterra ha fondato giornali e periodici, e una casa editrice per pubblicare i propri libri, rifiutati dagli editori. Dopo la Prima guerra mondiale ha raggiunto il successo internazionale come autore e sceneggiatore grazie a una vastissima produzione di storie, che spaziano dal poliziesco all’avventura alla fantascienza. Tra i suoi personaggi principali: i Giusti, il sovrintendente Minter, il detective Elk, J.G. Reeder.

L.

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