Giobbe Tuama & C. (Classici ORO 10)

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Con l’estate arriva la collana stagionale I Classici del Giallo Mondadori ORO, che questo luglio con il numero 10 presenta la terza indagine del commissario De Vincenzi.

La scheda di Uruk:

10. Giobbe Tuama & C. (1936), di Augusto De Angelis [luglio 2020]

La trama:

È domenica mattina e in piazza Mercanti a Milano la Fiera del Libro si appresta ad aprire al pubblico. Tuttavia, quando il banco della Lega Evangelica Cristiana viene liberato dal tendone di copertura, oltre ai volumi della Bibbia in vendita appare qualcos’altro. Come un fantoccio mostruoso, Giobbe Tuama giace supino con il grosso naso all’aria, le braccia incrociate sul petto e le scarpe enormi da clown del circo perpendicolari al terreno. Occhi sbarrati a fissare l’eternità, bocca spalancata, lingua tumefatta penzolante da un lato, è morto per strangolamento. Il vecchio evangelista era un fanatico religioso che prestava denaro a usura e che molti temevano e disprezzavano al punto da accogliere la notizia della sua fine violenta senza pietà o rammarico. Tutto ciò apprende facilmente Carlo De Vincenzi, commissario capo della Squadra Mobile, intuendo però che non altrettanto facile si rivelerà individuare il colpevole. Per le inchieste che ha risolto con successo c’è chi dice che sia stata la Fortuna ad assisterlo, ma lui come nume tutelare preferisce il Caso. Questo può certo aver contribuito a dargli la chiave di enigmi indecifrabili, sebbene per trarne frutto occorrano sensibilità e cellule grigie. Ossia le sue doti principali.

L’incipit:

L’uomo andava pei viali del giardino pubblico, interessandosi a tutto con placidità contemplativa.
Si fermava a guardare i cigni nel laghetto, il pellicano sull’erba, le scimmie nella gabbia, la foca a piatto sulla riva. I bimbi, che giravano a tondo; le bimbe che a passetti misurati avanzavano e cantavano, tenendosi per le manine: “Ecco l’ambasciatore col trallarillallero…”. Non si curava affatto però degli uomini e delle donne sulle panchine, come se per lui non contassero che le anime innocenti – cigni, pellicano, scimmie, foca, bimbi – e anco gli alberi e l’erba dei prati, l’acqua e il giuoco del sole tra le fronde.
Ma tutti guardavano lui, che passava lentamente pei viali. Erano sguardi ironici, brevi sorrisi. E i bimbi e i fanciulli mandavan franche risate e ammiccavano ed emettevano gridi repressi.
Un buffo tipo. Una maschera di carnevale. Uno spauracchio da notte di Natale.
Il cappello duro, a tese rotonde piatte, nero, lucido per la spazzola, era senza un grano di polvere. La giacca a coda, di taglio antico, di stoffa rigida e spessa, nera essa pure, appariva lustra ai gomiti e alle bordure filettate di saia. I pantaloni neri, troppo lunghi e troppo stretti, che ricadevano a mantice sulle scarpe, gli fasciavano le gambine sottili come quelle d’un uccello. E le scarpe a punta quadra, opache, a elastici, dovevano avere almeno 42 di numero o forse più, un numero che non si trova nelle botteghe.

L’autore:

Augusto De Angelis (1888-1944), scrittore, giornalista e autore teatrale perseguitato dal regime fascista, è considerato il padre nobile del giallo all’italiana. Da appassionato cultore di questo genere letterario, ha anche curato una collana dedicata alla narrativa poliziesca. Il commissario De Vincenzi è il suo personaggio più noto, protagonista di quindici romanzi ambientati nella Milano degli anni Trenta.

L.

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