Nick Carter: la voce del Cobra (Segretissimo 622)

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Numero d’annata della collana “Segretissimo” (Mondadori), all’epoca della conduzione di Laura Grimaldi.

L’illustrazione di copertina è firmata da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

622. Nick Carter: la voce del cobra [Killmaster 89] (Sign of the Cobra, 1974) di Nick Carter [30 ottobre 1975] Traduzione di Nuccia Agazzi

La trama:

Nick Carter, lo Sterminio dell’AXE, è in India per svolgere delle indagini su un’organizzazione chiamata Cobra e guidata da un individuo losco, certo Shiva. Cobra, oltre a immettere in America enormi quantitativi di eroina, ha provocato il panico nelle alte sfere usando un meccanismo che riproduce con esattezza la voce di chiunque. Una telefonata contraffatta del presidente degli Stati Uniti all’ambasciata sovietica per poco non ha scatenato la guerra mondiale. Nick deve muoversi in fretta e senza scrupoli, se vuole salvare il salvabile. Per fortuna, è esperto nel Kung-fu e riesce ad abbattere molti nemici che tentano di bloccargli la strada. Ma non sono i sicari, che Nick vuole: sa bene che finché non avrà messo le mani su Shiva tutti i suoi sforzi saranno inutili. Per questo non si lascia prendere dallo scoramento neanche quando viene chiuso in una cella con cinque serpenti velenosissimi. Ormai, per lui, è una questione d’onore riuscire a sgominare la spietata organizzazione Cobra, tagliandole la testa. E la testa si chiama Shiva. Mai come in questa missione Nick è stato solo. Per fortuna, ha dalla sua un’incredibile resistenza fisica, un’impareggiabile abilità atletica e una preparazione psicologica di prim’ordine, e potrà così affrontare Shiva a viso aperto.

L’incipit:

Si rannicchiò fra le mie braccia, morbida e fragile e, per il momento, completamente soddisfatta. Di rado ero stato con una donna come Reeva. Le ombre giocavano sulla sua pelle dorata e sui capelli corvini; per un attimo credetti di stringere fra le braccia un sogno fatto realtà. La stanza era buia, avevo abbassato le imposte. E, per fortuna, l’albergo disponeva di un impianto d’aria condizionata contro l’afa notturna di Nuova Delhi.
— Non mi hai detto perché — sussurrò Reeva. Le sue labbra morbide e calde mi sfiorarono dolcemente l’incavo fra il collo e la spalla, i suoi seni premevano sul mio braccio.
Le girai la faccia e osservai la linea delle labbra carnose. Aveva la fronte corrugata, con l’espressione caparbia di una donna abituata a ottenere tutto ciò che vuole… una donna che era ancora una bambina. — Che cosa, Reeva? — le chiesi, facendo scorrere la punta di un dito sulla pelle vellutata del suo stomaco.
— Perché sei venuto qui, Nick? — Si scostò, lasciando ricadere la testa sul cuscino. I lunghi capelli neri formavano un ventaglio sulla stoffa bianca del guanciale, simile ad un’aureola, che le incorniciava il viso dai lineamenti perfetti… un viso che in quel momento rispecchiava un tormento interiore ed una sfiducia incomprensibile.
— Te l’ho detto — replicai, cercando di apparire paziente e convincente. — La mia ditta mi ha mandato per trattare una vendita. Stoffe, sete, broccati… tutto, insomma. Qualsiasi cosa che in questo paese costi meno che altrove.
Naturalmente mentivo. Naturalmente non potevo dire a Reeva chi ero. Che differenza avrebbe fatto, del resto? Non c’era motivo di coinvolgere la ragazza, di bruciare la mia copertura e di rivelarle che ero Nick Carter, agente dell’AXE, attualmente in missione a Nuova Delhi.
Nelle prime ore di quella stessa sera ero arrivato con un volo dell’Air-India. E l’ultima persona che m’ero aspettato di incontrare era una donna come Reeva, una deliziosa compagna quale nessun uomo poteva sperare. Era seduta al bar dell’albergo, quand’ero rientrato dopo una nuotata in piscina. La sua figura perfetta era avvolta in un sari azzurro e argento; avevamo provato un’immediata attrazione fisica, così, a prima vista. Poi una parola tira l’altra e, quasi senza rendermene conto, l’avevo invitata a cena.
Eravamo andati in un ristorante francese a Chanakyapuri, un’oasi rossa e nera nel centro della città soffocante. Era stata l’occasione per farmi sotto, e convincerla a passare la notte insieme.
Come risultò in seguito, non dovevo faticare eccessivamente per convincerla.
I suoi occhi, lucidi e sensuali come i suoi capelli, parlavano chiaro. Naturalmente, c’erano state domande, giochetti di parole… la solita prassi che si segue nell’arte della seduzione. Il preludio di una notte d’amore e di passione.

L.

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