Poltergeist (novelization)

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Visto che oggi dedico diversi post a vari aspetti del film Poltergeist, ne approfitto per presentare la sua novelization uscita all’epoca nella collana “Urania“, quando era diretta da Fruttero e Lucentini.

Vi invito su Non Quel Marlowe per una citazione libraria del film, su 30 Anni di Aliens per una citazione “aliena”, e infine su IPMP per la locandina italiana dell’epoca.

Per sapere tutto sul film rimando ai blog The Obsidian Mirror, La Bara Volante e Malastrana VHS.

L’illustrazione di copertina è firmata da Karel Thole.

La scheda di Uruk:

940. Poltergeist (Poltergeist, 1982) di James Kahn [20 marzo 1983] Traduzione di Marco e Dida Paggi

La trama:

Da un grande film ideato da Steven Spielberg, padre di E.T., la grande «versione romanzata» di James Kahn, lo stupefacente autore di Tempo di mostri, fiume di dolore.

L’incipit:

…O’er the land of the free, and the home of the brave.
“Qui è la KTCV, Cuesta Verde Television. I nostri programmi sono per oggi terminati. Le trasmissioni riprenderanno alle ore 6,30 di domani con il bollettino del traffico. Signore e signori, buonanotte.”
La bandiera americana scomparve dallo schermo, sostituita dall’effetto neve che, insieme al sibilo della statica, illuminava il soggiorno con una luce bluastra e irreale. Steve Freeling dormiva della grossa sulla poltrona a cinque metri dallo schermo; intorno a lui il pavimento era disseminato di mappe catastali e di piante di immobili; sulle ginocchia aveva un fascio disordinato di contratti d’affitto e di compravendita. La casa era buia e silenziosa; unico suono, il rumore “bianco” dell’apparecchio televisivo.
Al piano di sopra, nella stanza da letto più grande, quella che dava sulla facciata, Diane, la moglie di Steve, dormiva tranquilla, abbracciata al guanciale, un sonno privo di sogni e di dubbi. Le tendine all’uncinetto oscillavano lievemente al respiro leggero della notte. Nell’aria già si sentiva che qualcosa era cambiato: era autunno.
Di fronte alla camera dei genitori c’era quella di Dana. Dana aveva quindici anni: una ragazzina sveglia, nera di capelli, che in quel momento dormiva russando leggermente, la mano ancora vicino al telefono sul comodino. Accanto al letto, una pila di jeans; su una sedia, libri e quaderni, mentre sulla pettiniera l’attendeva il rossetto. Dana teneva un diario che nascondeva sotto il materasso. Dormiva pacifica come un’ereditiera che non sappia di esserlo.
Nella stanza accanto alla camera da letto dei genitori dormivano i due figli più piccoli. Robbie aveva otto anni; nel sonno, un po’ agitato, teneva stretto l’orsetto di pezza. Dappertutto, sul pavimento, giocattoli, giochi, scarpe, indumenti, pennarelli: tutto l’allegro disordine dei bambini piccoli. Sulla sedia a dondolo sedeva, capovolto, un clown di pezza.

L.

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