La dama dei Medici (Newton Compton 2018)

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La Newton Compton porta in libreria un nuovo grande romanzo a sfondo storico firmato da Jeanne Kalogridis.

La scheda di Uruk:

910. La dama dei Medici (The Orphan of Florence, 2017) di Jeanne Kalogridis [20 settembre 2018] Traduzione di Lucilla Rodinò

La trama:

1478. La Firenze dei Medici si arricchisce dei più grandi artisti del mondo grazie a Lorenzo il Magnifico. Nei vicoli e nelle strade malfamate, intanto, continua la quotidiana lotta per la sopravvivenza degli ultimi, destinati al silenzio della storia.
Giuliana è un’orfana cresciuta nel famoso Ospedale degli Innocenti: la sua indole ribelle l’ha resa fin da piccola una presenza sgradita. Così, all’età di quindici anni, è stata messa davanti a una scelta: entrare in convento o sposarsi con un uomo che non amava. Piuttosto che piegarsi, Giuliana ha preferito fuggire. Durante i due anni passati sulla strada, è sopravvissuta grazie a piccoli furti, imparando a confondersi tra la folla dopo aver svuotato le tasche giuste. Ma tutto cambia quando una delle sue vittime, un anziano signore, la coglie con la mano nella sua borsa. Invece di portarla in prigione, l’uomo, presentatosi come “il Mago di Firenze”, le fa una proposta: diventare la sua assistente. Così, tra rivelazioni esoteriche e sottili stratagemmi, Giuliana sarà messa a parte della misteriosa attività del cabalista, custode di un segreto che ha a che fare con il suo oscuro passato…

L’incipit:

Firenze,
fine novembre 1478

La sera che venni colta con le mani nella tasca di un gentiluomo — la sera che mi cambiò completamente la vita — faceva un gran freddo, talmente pungente che non avevo né avrei mai più provato niente di simile in vita mia. Sarei rimasta in casa se non ci fossimo trovati a corto di cibo e denaro, o se la luna, di cui non potevo tollerare che andasse sprecata la luce, non fosse stata piena. Per questo uscimmo, io e Tommaso, per le strade acciottolate e immerse in un silenzio quasi totale, alla luce azzurrina, con la luna enorme e splendida in un cielo terso tempestato di stelle, l’aria assolutamente immobile e pungente sul volto scoperto. Per via del freddo, camminavo talmente in fretta, correvo quasi, che Tommaso ansimava e gemeva perché con le sue gambette non riusciva a tenere il passo. Lo ignorai, ovviamente, e affrettai il passo finché non ebbe più fiato per lamentarsi. Non feci la solita sosta alla Taverna del Fico, dove i potenziali gonzi seppur non ricchi erano abbondanti, ma mi diressi invece alla Taverna del Buco. Le nostre chance di trovare un unico e grasso borsellino lì erano migliori: volevo tornare in fretta a casa e al caldo.
Camminavamo spediti per una via secondaria con edifici alti e stretti che si accalcavano fianco a fianco, muri continui di pietra a vista e intonacata su entrambi i lati, quando Tommaso urlò qualcosa che mi fece finalmente rallentare.
«Paolo!», gridò, con quella sua vocina acuta. «Svegliati! Non puoi dormire qui fuori stanotte!».
Impaziente, mi fermai e voltandomi vidi Tommaso che si rivolgeva a qualcuno davanti a un portone. All’epoca, Tommaso sembrava davvero un cherubino. Sei anni al massimo, biondo come un tessitore tedesco, ed esile, una spruzzata di lentiggini sul naso e le gote, la testa troppo grande rispetto al corpo, gli occhi celesti troppo grandi rispetto alla faccia. Era avvolto in una coperta piena di buchi, perché per far funzionare il nostro “Tranello” era necessario che avesse l’aria il più commovente possibile. Commovente e adorabile, in grado di sciogliere qualsiasi cuore. Tranne il mio, naturalmente. Aveva uno speciale talento per il raggiro e adorava il Tranello: sarebbe uscito anche a piedi nudi se glielo avessi permesso, tanto per l’effetto. Avevo dovuto insistere perché quella sera si mettesse il berretto di lana, soprattutto perché gli tenevo i capelli rasati, come i miei, per tenere lontani pidocchi e pulci. Avere i capelli corti nel mio caso aveva un vantaggio in più: quello di far credere ai malintenzionati di trovarsi davanti un ragazzo di strada e non una fragile giovanetta.
Mi avvicinai di un paio di passi e vidi la figura seduta, la schiena premuta contro lo stipite con la speranza di cogliere un alito del calore proveniente dal focolare all’interno. Gli ero passata davanti senza darci peso: uno dei tanti poveri barboni che morivano di fame e freddo per le vie di Firenze. Se mi fossi fermata davanti a ciascuno, sarei stata io a morire di fame. E in quella notte, di freddo.

L’autrice:

Jeanne Kalogridis è nata in Florida nel 1954 e vive in California. Ha insegnato per otto anni inglese all’American University di Washington. Autrice di romanzi storici, scrittrice di culto grazie al successo ottenuto con I diari della famiglia Dracula, ha al suo attivo numerosi bestseller mondiali. Torna a pubblicare in Italia con La dama dei Medici.

L.

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