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DiabolicheGiunto è il momento di passare alle terze bancarelle dell’anno, ricche di primizie e di ottime informazioni per arricchire gli Archivi di Uruk. Apre la via questo vecchio numero della collana “I Classici Super TEN (Tascabili Economici Newton)” (Newton Compton) che presentavano ottimi romanzi (o antologie) a un prezzo imbattibile.

La scheda di Uruk:

6: Le diaboliche (Les Diaboliques, 1874) di Jules-Amédée Barbey d’Aurevilly [29 aprile 1993] Traduzione e cura di Elena Giolitti
Prefazione, di Elena Giolitti
Prefazione dell’autore alla prima edizione (1874)
La tenda cremisi (Le rideau cramoisi, 1872)
[Da questo racconto il film La tenda scarlatta (Le rideau cramoisi, 1953) di Alexandre Astruc]
Il più bell’amore di Don Giovanni (Le plus bel amour de Don Juan, 1867)
[Da questo racconto il film Don Giovanni (1970) di Carmelo Bene]
La felicità nel delitto (Le bonheur dans le crime, 1871)
Il rovescio delle carte di una partita di whist (Le dessous de cartes d’une partie de whist, 1850)
A un pranzo fra atei (À un dîner d’athées)
La vendetta d’una donna (La vengeance d’une femme)

La trama:

«Le diaboliche» è indubbiamente l’opera più rappresentativa della singolare personalità di Barbey d’Aurevilly: le creature dello scrittore francese, perverse e attraenti, mostruose e adorate, sono descritte con il compiacimento di chi, lasciando trapelare ovunque desiderio e voluttà, attribuisce importanza erotica a ogni dettaglio, e i suoi eroi, dandy stanchi e delusi, implacabilmente caustici, sono abbagliati come lui dall’eleganza, dalla raffinatezza, dal lusso e da tutti i godimenti dei sensi. Con assoluta, cattedratica intransigenza, Barbey lascia esplodere in questi racconti tutto il suo livore antidemocratico di uomo nostalgico, esasperato, scontento del mondo in cui vive, agitato dall’intimo contrasto tra una morale rigidamente cattolica e un gusto indomabile per le situazioni e i sentimenti morbosi, tra l’intransigente fede monarchica e un’invincibile tendenza a fare dell’aristocrazia il teatro delle perversità più raffinate e tortuose.

Jules-Amédée Barbey d’Aurevilly nacque a Saint-Sauveur- le-Vicomte, nella Manche, nel 1808. Emigrò a diciotto anni a Parigi, dove rimase per il resto della sua vita, ostentando, grazie a una rendita lasciatagli da uno zio, gusti aristocratici e raffinatezze di ogni tipo, finché, ridotto quasi in miseria, fu costretto a vivere del lavoro di giornalista e critico letterario. Morì a Parigi nel 1889. Tra le sue opere, L’indemoniata (1854) e Un prete sposato (1865).

Elena Giolitti ha tradotto opere di numerosi autori francesi, tra cui Sartre, Triolet, Vailland, Balzac.

Per finire, ricordo che dal racconto La felicità nel delitto nel 2003 lo sceneggiatore francese Laurent-Frédéric Bollée ha tratto il fumetto Hauteclaire: l’Altachiara di d’Aurevilly sarà protagonista di tre storie, fino al 2005.

L.

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