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Cerchiorosso01Arriva l’estate e fioriscono le bancarelle: ecco uno spettacolare numero 1 del 1975 trovato d’occasione! La collana “Cerchiorosso”, «Mensile Mondadori d’avventura», non ha avuto vita lunga né facile, ed ha cambiato veste grafica in corso d’opera, ma ha pubblicato ottimi romanzi e rimane una grande chicca per collezionisti.
Quanto prima presenterò la schedatura completa, ma intanto ecco questo primo numero con la inimitabile firma di Carlo Jacono alla copertina.

La presentazione della collana:

Da anni in Italia il romanzo d’avventura è trascurato, tant’è vero che si fa ancora riferimento a vecchi modelli. Al contrario, in America e in Inghilterra (e in parte in Francia) questo genere letterario è assai fiorante. CERCHIOROSSO si propone di presentare al lettore italiano un’accurata selezione di inediti, che spazieranno in ogni tipo di avventura umana, purché ricca di quei requisiti di intelligenza e di originalità che inchiodano il lettore al libro.

La scheda di Uruk:

1. Spedizione a Uaxuanoc (The Vivero Letter, 1968) di Desmond Bagley [20 ottobre 1975] Traduzione di Laura Grimaldi
* [Da questo romanzo il film La città d’oro (The Vivero Letter, 1999) di H. Gordon Boos, con Robert Patrick e Chiara Caselli]

La quarta di copertina:

viveroLa grande civiltà maya ha ancora molti tesori da profondere, nascosti sotto le torride foreste della penisola dello Yucatan o protetti da un manto di pietra calcare. II problema è dove cercarli. Ma dal passato .qualcuno, un antico conquistatore spagnolo, indica il punto esatto in cui è sepolta un’intera città «tutta d’oro». Se da una parte l’informazione affascina gli studiosi di archeologia, dall’altra stuzzica gli appetiti di un uomo che vede la propria realizzazione solo nel denaro. Con lui, un gruppo di canaglie, i chicleros, scatenano l’inferno nella zona degli scavi e, come in una bizzarra corrida, ingaggiano furiosi corpo a corpo a colpi di machete, decisi ad annientare l’intera spedizione archeologica pur di impossessarsi del tesoro.

L’incipit:

vivveroletterMi voltai per vedere Harry a terra e il chiclero che gli correva vicino, con il fucile alzato. Harry tentò debolmente di tirarsi in piedi, ma il chiclero gli calò il calcio dell’arma sulla testa.
Mi avvicinai di qualche metro. Non potevo far altro: avevo in mano il machete e lo lanciai. Se il machete avesse colpito con il manico, o di piatto, o anche con il filo smozzicato della lama, avrebbe abbattuto l’uomo, ma senza ucciderlo. Invece, arrivò a punta in avanti, penetrando subito sotto la cassa toracica, ed entrando in profondità.
L’uomo spalancò la bocca e guardò con occhi sorpresi il grosso manico che gli sporgeva dallo stomaco. Emise un urlo che si trasformò in gorgoglio, e il fucile gli sfuggì di mano. Poi le ginocchia gli cedettero e cadde su Harry, le braccia tese, le mani contratte.
Tutto questo succedeva nella foresta di Quintana Roo, in Messico, ma aveva avuto inizio in Inghilterra qualche tempo prima…

L.

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