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1307Finisce il mese di agosto e finisco di presentare la cacciagione di questo mese: un Segretissimo d’annata con una storia del Principe delle Spie.

La scheda di Uruk:

1307. SAS: il cartello di Sebastopoli [SAS 119] (Le Cartel de Sébastopol, 1995) di Gérard de Villiers [2 giugno 1996] Traduzione di Mario Morelli

La trama:

Dalle ceneri dell’impero sovietico il cartello di Sebastopoli, la mafia russa, lancia un micidiale assalto nel cuore dell’Occidente. Una partita di armi dirette in Bosnia rischia di far divampare nuovamente il conflitto. Malko Linge entra in azione per fermare il complotto: Venezia, Istanbul e la Bosnia il suo campo d’azione. I mitici gorilla della CIA e il fido maggiordomo Krisantem i suoi compagni. Le donne la sua passione.

L’incipit:

— Ha quello che voglio?
La voce bassa e roca di Vladimir Sevscenko era come sempre carica di aggressività. Anche se non ce n’era alcun motivo apparente. Dieter Weizman gli rispose con voce calorosa, sonora e cordiale.
— Certo! Nessun problema! Lei mi conosce!
— Allora a più tardi, come previsto.
Vladimir Sevscenko riagganciò senza nemmeno lasciare il tempo a Dieter Weizman di salutarlo. Quest’ultimo si alzò, si mise davanti alla finestra che dava sul parco dello Schwarzenberg e lasciò errare lo sguardo sui prati coperti di neve e sulle statue riparate d’inverno sotto strane nicchie di tela. Pareva di essere in aperta campagna. Eppure il grande albergo Schwarzenberg si trovava nel centro di Vienna, a quattro passi dal Kärntner Ring!
Di solito, la vista di quel parco riempiva di soddisfazione Dieter Weizman. Da quando si era trasferito in una fattoria dove allevava cavalli, presso Drosendorf, un piccolo paese situato vicino al confine ceco a un centinaio di chilometri da Vienna, non poteva più sopportare le città. Eppure, nato a Vienna cinquantatré anni prima, Dieter Weizman era più un cittadino che un campagnolo. La sua lunga carriera di truffatore, di falsario e informatore senza scrupoli si era potuta svolgere solo all’ombra del cemento. Ma alcuni soggiorni dietro le sbarre gli avevano dato un’insaziabile sete di verde e di spazio. Allo Schwarzenberg respirava! Si trattava di un verde pagato a peso d’oro, d’accordo, ma la sua nuova posizione di businessman internazionale gli permetteva finalmente di vivere secondo i suoi gusti.

L.

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