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AvengerSplendido volume proveniente da quel periodo in cui il pulp andava anche in Italia, e addirittura la blasonata Longanesi presentava un nome di culto come Kenneth Robeson e il suo Avenger, edito per la prima ed unica volta in Italia.
Come al solito l’ordine non viene rispettato, così con il numero 8 troviamo addirittura il secondo romanzo della serie di 24 titoli.

La scheda di Uruk:

8. Il tesoro degli Aztechi (The Yellow Hoard, 1939) di Kenneth Robeson (in realtà Paul Ernst) [novembre 1975] Traduzione di Sem Schlumper

La presentazione della collana:

Avenger1Come l’acciaio si tempra nel calor bianco, così, nel tormento di una tragedia personale, si forgiano a volte uomini d’eccezione. È il caso di Richard Benson: era stato scienziato, esploratore, padre felice, finché un gruppo di infami criminali si accanì su di lui infliggendogli una perdita tale da trasformarlo per sempre. Da allora è diventato colui che noi tutti conosciamo: una figura di ghiaccio e di acciaio, una molla pronta allo scatto, una forza implacabile celata dietro un viso bianco come una maschera di morte, dove si muovono solo i suoi pallidi occhi alla ricerca instancabile dei colpevoli.
Questo grande ciclo di romanzi d avventura, cominciato con straordinaria fortuna in America negli anni ’40, conosce ora in tutto il mondo un nuovo strepitoso successo.

La trama:

Nascosto dalla più selvaggia vegetazione della giungla. Giace un immenso tesoro accumulato nei secoli dagli Aztechi, una banda di criminali uccide per impadronirsi della indicazione segreta e quindi dell’oro, scatenando la vendetta dell’Avenger.

L’incipit:

Era un palazzo stretto, di quattro piani in mattoni, ormai vecchio. Uno dei molti, più o meno uguali, dei dintorni di Washington Square; a suo tempo dimora di alcuni ricchi, adesso, divisi in tanti appartamenti. Un edificio che non aveva niente di sinistro.

L.

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