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diaboliciLa Adelphi si lancia nella terza traduzione italiana di un grande classico immortale del noir, arrivato in Italia solo grazie al successo di un celebre film del 1955 (Les diaboliques) di Henri-Georges Clouzot.
Contattata da me per avere informazioni molto prima dell’uscita del romanzo, la Adelphi si è dimostrata una volta ancora simpaticamente disinteressata a qualsiasi comunicazione con i lettori: in fondo vuole solo i nostri soldi, no? Quindi non metto alcun link al sito ufficiale: se volete comprare il libro, andatevelo a cercare!

Véra Clouzot (che morirà di infarto 5 anni dopo il film) e Simone Signoret

Véra Clouzot (che morirà di infarto 5 anni dopo il film) e Simone Signoret

Ricordo che il romanzo I diabolici arriva in Italia negli anni Ottanta ne “I Classici del Giallo Mondadori” n. 376 (23 giugno 1981) con la traduzione di Sarah Cantoni.
Nel marzo 2003 la Fazi lo ripubblica (“Le Porte” n. 79) con la traduzione di Francesca Rimondi.

La scheda di Uruk:

Fabula n. 276: I diabolici (Celle qui n’était plus, o Les Diaboliques, 1952) di Pierre Boileau e Thomas Narcejac [2014] Traduzione di Federica Di Lella e Giuseppe Girimonti Greco

La trama del 2014:

cellequi«Una sorta di interminabile attacco di cuore»: così è stato definito I diabolici, che – unanimemente considerato un classico della letteratura noir – non ha perso un grammo del suo torbido fascino: come dimostrano i commenti dei giovani blogger francesi, i quali scoprono stupefatti quanto l’attuale letteratura psicologica francese «à suspense» debba a un libro che ai loro occhi appare «di un’incredibile modernità», dotato di «un intrigo perfetto» e di «una tensione che fino all’ultimo non ti dà un attimo di tregua». Come nei migliori romanzi di Simenon, quello che conta qui è la progressiva perdita, da parte del protagonista, della percezione della realtà, il suo sprofondare sempre più allucinato in una vertigine di angoscia e di terrore in cui i deliri si accavallano ai ricordi d’infan­zia e a un lacerante senso di impotenza. Nei Diabolici compaiono per la prima volta alcuni dei marchi di fabbrica della sterminata, formidabile produzione di Boileau e Narcejac: lo schema triangolare, l’am­bienta­zio­ne provinciale e piccoloborghese, il motivo del colpevole tormentato dal rimorso e dalla paura, la contiguità fra innocenza e colpa; e soprattutto l’inversione dei ruo­li: in un’autentica spirale di orrore, l’as­sassino si trasforma in una vittima braccata da «colei che non c’è più» – la donna che sa di aver ucciso. Non a caso Francis Lacassin (sceneggiatore di molti Maigret televisivi e grande studioso di Simenon) ha scritto che proprio grazie a Pierre Boileau e Thomas Narcejac «il romanzo poliziesco senza poliziotti è diventato una variante tragica del romanzo tout court».

L’incipit del 1981:

Idiabolici— Fernand, ti supplico, smettila di camminare!
Ravinel si fermò davanti alla finestra, scostò la tendina. La nebbia s’infittiva. Era gialla intorno alle lampade che illuminavano il lungofiume, verdastra sotto i lampioni a gas della strada. Ogni tanto si gonfiava in volute, in fumi pesanti, e ogni tanto si trasformava in polvere d’acqua, in pioggia sottilissima le cui gocce brillavano, sospese. Il castello di prua dello “Smoelen” appariva confusamente fra qualche spiraglio di nebbia, con i suoi oblò illuminati. Quando Ravinel rimaneva immobile, si udiva, a folate, la musica di un grammofono. Si sapeva che era un grammofono, perché ogni brano durava tre minuti circa. Seguiva un silenzio brevissimo, il tempo di girare il disco, e la musica ricominciava. Proveniva dal cargo.

L’incipit del 2003:

Diabolici Fazi 2003«Fenand, ti prego, smettila di andare avanti e indietro!».
Ravinel si fermò davanti alla finestra e scostò la tenda. La nebbia si addensava. Era gialla intorno ai lampioni che illuminavano il porto, verdastra sotto i becchi a gas nella strada. A volte, si ingrossava a formare pesanti volute di fumo, oppure si mutava in un pulviscolo acquoso, in una pioggia finissima, le cui gocce brillavano, sospese. Il ponte di prua dello
Smoelen appariva confusamente, fra gli squarci della bruma, con i suoi oblò illuminati. Quando Ravinel rimaneva immobile, si sentiva, a onde, la musica di un grammofono. Si trattava sicuramente di un grammofono, perché ogni brano non durava che pochi minuti. C’era un breve silenzio. Il tempo di girare il disco. E la musica ricominciava. Proveniva dalla nave da carico.

L’incipit del 2014:

diabolici«Fernand, ti supplico, smettila di camminare!».
Ravinel si fermò davanti alla finestra e scostò la tenda. La nebbia si infittiva. Virava al giallo attorno ai lampioni che richiaravano il molo, al verdastro sotto quelli a gas della strada. Ora si addensava in grosse volute, in pesanti masse di vapore, ora si trasformava in un pulviscolo acquoso, una pioggerellina sottile, fatta di minuscole gocce che brillavano come sospese. Attraverso i pochi squarci limpidi si intravedeva il castello di prua dello
Smoelen con i suoi oblò illuminati. Quando Ravinel non si muoveva, sentiva arrivare, a ondate, la musica di un grammofono. Si capiva che era un grammofono perché ogni brano durava circa tre minuti. Poi c’era un breve momento di silenzio. Il tempo di girare il disco. E la musica ricominciava. Veniva dal cargo.

Gli autori:

Pierre Boileau (1906-1989) e Thomas Narcejac (1908-1998), entrambi vincitori del Prix du Roman d’Aventures, hanno cominciato a collaborare nel 1948. Frutto di questo sodalizio sono stati numerosi racconti e ben quaranta romanzi, da alcuni dei quali sono stati tratti film di successo come La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock o I diabolici di Henri-Georges Clouzot.

L.

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