Tag

, , , , , ,

SAS83Ci avviciniamo sempre di più alla fine della produzione di Gérard de Villiers, che ci ha lasciati qualche tempo fa: questo novembre in edicola Segretissimo SAS Mondadori presenta il 198° titolo di SAS Malko Linge, la prima parte di una avventura inedita.

Ecco la scheda di Uruk:

83. Operazione Kabul (parte prima) [SAS 198] (Sauve-qui-peut à Kaboul, tome 1, 2013) [novembre 2014] Traduzione di Sandro Ossola
Inoltre contiene il racconto:
Programma Minerva, di Claudio Sergio Costa
sas198Dalla quarta di copertina:

Riunione segreta in un hotel a Doha, nel Qatar. Due dei convitati, provenienti da Dallas con un volo privato, rappresentano la CIA e la Casa Bianca. Il terzo è un delegato del mullah Omar, capo dei talebani. Sul tavolo della trattativa ci sono il disimpegno degli americani dall’Afghanistan e il futuro ruolo dei combattenti islamici. Accordo a portata di mano, se non fosse che l’assenso dei talebani ha un prezzo. Altissimo. Una condizione che il governo USA non ammetterà mai di aver accettato. Ecco perché c’è bisogno di un uomo privo di legami ufficiali, un agente nero in grado di condurre in proprio un’operazione clandestina a Kabul. E Malko Linge, convocato d’urgenza a Washington, quasi non crede alle sue orecchie quando lo informano della nuova missione. Nella sua lunga e onorata carriera il Principe delle Spie ha eseguito eliminazioni mirate da far concorrenza ai droni, ma assassinare il presidente in carica di uno Stato sovrano… Eppure l’ordine è chiaro e indiscutibile: vogliono la testa di Karzai.

Ecco l’incipit:

Quando l’aereo della Qatar Airways proveniente da Islamabad atterrò all’aeroporto di Doha, il sole si era appena alzato sull’orizzonte. Le 5.40 precise. Il Boeing 737 era decollato dal Pakistan poco più di due ore e mezzo prima.
Quattro volte la settimana quel volo collegava la capitale del Pakistan a quella del Qatar con aerei nuovi di zecca, decisamente preferibili alle bagnarole della PIA, dagli orari vari ed eventuali. Di conseguenza, il volo era sempre pieno come un uovo di uomini d’affari pakistani o di poveri cristi in cerca di un lavoro. I qatarioti, invece, si recavano raramente in Pakistan. Essendo solo duecentomila, i cittadini autoctoni si dedicavano allo sfruttamento dei loro giacimenti di petrolio e di gas e del milione e mezzo di “schiavi” che mandavano avanti il paese: pakistani, indiani, filippini o bengalesi.

L.

Annunci