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Appartamento_IstanbulSeconda avventura della libraia investigatrice Kati Hirschel, tedesca di nascita ma attiva ad Istanbul dove svolge le sue indagini amatoriali e (come sempre in questi casi) più efficaci di quelle ufficiali.
I romanzi dell’autrice Esmahan Aykol – che al contrario del suo personaggio è stambuliota di nascita ma vive anche in Germania – sono editi in Italia dalla Sellerio Editore (collana “La memoria”) e tradotti da Emanuela Cervini.

Ecco la scheda di Uruk:

849. Appartamento a Istanbul [Kati Hirschel 2] (Bakschisch, 2004) di Esmahan Aykol [2011] Traduzione di Emanuela Cervini

BakschischEcco la trama:

Kati Hirschel è una Berlinese trapiantata a Istanbul da una quindicina d’anni. Gestisce una libreria specializzata in gialli, per il resto il suo tempo è preso a occuparsi di una quantità di piccoli affari pratici che la sballottano da un estremo all’altro della sconfinata città che abbraccia il Bosforo. E parla, conversa continuamente e con chiunque, di ogni ceto occupazione e risma, amiche e vicini, amori, e personaggi con cui viene in contatto per il lavoro o per le altre incombenze: storie, particolari, vicende, incontri che finiscono per sommergerla di atmosfere metropolitane e, con lei, chi la segue nella sua giornata. È il ritmo di questa spericolata città (ultimo pezzo probabilmente di un cosmopolitismo orientale che non può sopravvivere che nell’Europa in cui l’Oriente è diventato mito) che la attraversa e i delitti in cui si lascia coinvolgere da investigatrice involontaria funzionano inconsciamente come ottimi pretesti per tuffarsi nel ribollente miscuglio di vizio affari e politica su cui galleggia la città. Un affarista è stato ucciso, un uomo che controllava lucrosamente un numero di posteggi in centro e speculava in aree edificabili. Caso vuole che il delitto sia avvenuto poco dopo un alterco con Kati, per via di un appartamento che la libraia vorrebbe comprare. Facile, per la polizia, sospettare di lei, ma è soprattutto l’invincibile curiosità che spinge Kati a occuparsi delle strane circostanze di una morte che non avrebbe dovuto avvenire così facilmente. I parenti della vittima, le sue passate fidanzate; e mentre Kati scorre come i grani di un rosario l’intera catena di conoscenze e contatti, piomba un secondo omicidio. Stavolta è immediato orientarsi verso i soci del morto e verso i circoli di politici fondamentalisti che univano la prima vittima con la seconda.

E, per finire, l’incipit:

Eravamo seduti in macchina, fuori scorrevano le luci di Esentepe. Selim non parlava.
«Certo che sono proprio strani. E i discorsi che fanno…». Mi riferivo ai suoi amici avvocati e alle loro compagne ossigenate. Stavamo tornando da una terribile cena in un ristorante italiano di lusso. Gli avvocati e le rispettive compagne mi avevano odiato fin dal primo istante e io avevo odiato loro. Selim era rimasto seduto in silenzio per quasi tutta la sera, con il medio della destra che tamburellava sul tavolo.
Anche dopo che eravamo saliti in macchina non aveva detto una parola.
«Per loro gli argomenti seri sono tabù» continuai.
Selim non replicò.
«E tutti quei soldi per un chianti di pessima qualità…».
Nessuna risposta. Lo guardai con la coda dell’occhio.

L.

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