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divorzioTerza avventura della libraia investigatrice Kati Hirschel, tedesca di nascita ma attiva ad Istanbul dove svolge le sue indagini amatoriali e (come sempre in questi casi) più efficaci di quelle ufficiali.
I romanzi dell’autrice Esmahan Aykol – che al contrario del suo personaggio è stambuliota di nascita ma vive anche in Germania – sono editi in Italia dalla Sellerio Editore (collana “La memoria”) e tradotti da Emanuela Cervini.

Ecco la scheda di Uruk:

887. Divorzio alla turca [Kati Hirschel 3] (Scheidung auf Türkisch, 2008) di Esmahan Aykol [2012] Traduzione di Emanuela Cervini

ScheidungEcco la trama:

Terzo caso per l’avventurosa Kati Hirschel, la libraia di Istanbul, venuta dalla natia Germania ma ormai più stambuliota di chiunque altro, investigatrice per vivacità. Del suo personaggio colpisce subito che non riesce a stare ferma. Gira in continuazione, indugia in situazioni di ogni genere, si ferma a parlare con chi capita, va curiosando ovunque soprattutto dove è più pericoloso mettere il naso. Avendo poco tempo, lo perde generosamente. Istanbul, la porta d’Asia e d’Europa è la sua giostra.
Esmahan Aykol predilige muovere la sua eroina – di modi, per altro, molto spicci e disponibili – in delitti che coinvolgono soprattutto le classi alte e i loro ambienti raffinati. Ma a Kati, nel suo correre, si apre una metropoli luccicante e tenebrosa, piena dei tanti tipi che si incontrano per strada di tutte le categorie. Così le sue indagini diventano una specie di spaccato della società turca, dando l’idea di un vivo cambiamento, di un fermento che è quasi un ribollire del nuovo nell’antico.
Da poco tempo proprietaria di una nuova casa, giunta al negozio Kati riceve la telefonata del suo collaboratore, il mondano Fofo che le dice che su internet c’è una notizia che potrebbe interessarla. È morta Sani Ankaralıgil, la «nuora degli Ankaralıgil», sposa del rampollo di una delle casate più in vista del paese. La signora aveva appena avviato le pratiche di divorzio. «Fantastico! Come una pantera pronta al balzo non vedevo l’ora di lanciarmi in una nuova indagine per far luce su un presunto delitto. Al diavolo il lavoro e i debiti!». E sostenuta dall’allegra autoironia che l’aiuta nei momenti belli e in quelli brutti, la libraia si prepara a fare ciò che la diverte di più: scompigliare le carte, smontare le soluzioni facili. Infatti la versione iniziale è: incidente. Ma chi ci crede? Con quel contorno di denaro e di potere. La prima pista da battere è questa: la donna presiedeva un’associazione ambientalista. Una strana associazione, con due soli soci, e i cui uffici sono devastati proprio nel giorno in cui la protagonista, con il collaboratore, va con una scusa a visitarli. Poi però tutto diventa più oscuro, minaccioso e complicato.

E, per finire, l’incipit:

Istanbul è una città pericolosa. Da un po’ di tempo questa affermazione valeva in particolar modo per la zona di İstiklal Caddesi. Presto quel superstizioso di Fofo avrebbe cominciato a rovesciare un secchio d’acqua alle mie spalle ogni volta che uscivo di casa. Normalmente si fa solo quando si parte per un lungo viaggio. I giorni in cui dovevo recarmi dalle parti di İstiklal Caddesi il mio amico si alzava di buonora, mi preparava una fantastica colazione, elogiava la mia bellezza e il mio aspetto da ragazzina ed evitava accuratamente le solite discussioni. Alla fine, prima di lasciarmi andare, mi abbracciava e mi baciava come se non dovessimo vederci più. Ma in fondo era comprensibile, non si sa mai cosa può succedere. Anzi, si sa fin troppo bene! Avrei potuto lasciarci le penne in qualunque momento, magari finendo in una delle numerose buche scavate per ordine del comune oppure sotto le ruote di uno dei tanti camion che sfrecciavano nella zona pedonale.

L.

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