Tag

, , , ,

Tango_IstanbulQuarta e (per ora) ultima avventura della libraia investigatrice Kati Hirschel, tedesca di nascita ma attiva ad Istanbul dove svolge le sue indagini amatoriali e (come sempre in questi casi) più efficaci di quelle ufficiali.
I romanzi dell’autrice Esmahan Aykol – che al contrario del suo personaggio è stambuliota di nascita ma vive anche in Germania – sono editi in Italia dalla Sellerio Editore (collana “La memoria”) e tradotti da Emanuela Cervini.

Ecco la scheda di Uruk:

975. Tango a Istanbul [Kati Hirschel 4] (Tango Istanbul, 2014) di Esmahan Aykol [2014] Traduzione di Emanuela Cervini

tangoEcco la trama:

Kati Hirschel, stambuliota di origini in parte tedesche, ha una libreria specializzata in giallistica. È questa familiarità con l’aspetto romantico del delitto che la predispone al fascino del mistero, e la rende abbastanza spregiudicata da non disprezzare alcuna fonte di informazione. Così, quando la veggente che è andata a consultare insieme all’amico Fofo, ha visto nei fondi del caffè il cadavere di una giovane donna, è entrata in allarme.
I fatti però, non obbediscono sempre alle visioni: la vittima non sarà quella da Kati attesa e del resto non ci sarà un vero e proprio cadavere. Semplicemente Nil, l’amica della sua collega, ha avuto un arresto cardiaco. Ma tanto basta all’irrefrenabile investigatrice per correre le strade di Istanbul in cerca di indizi. Infatti presto, come una profezia che si autodetermina, le stranezze cominciano a piovere, tanto da spingere Hakan, il fratello della vittima, a darle un completo incarico da detective. Innanzitutto il tenore di vita di Nil appare troppo sostenuto per una giornalista disoccupata: perfino un quadro Julian Opie nel lussuoso appartamento. Poi, si scopre che Nil stava scrivendo una specie di romanzo sui desaparecidos argentini, paragonandoli alle vittime (greci, curdi) del perenne autoritarismo turco, il cosiddetto «stato profondo». Ce n’è abbastanza per mettere in moto una personalità indagatrice col dono di inverare le complicazioni che poi risolverà. La bizzarra originalità dell’investigatrice è che lei indaga come se spettegolasse, di contatto in contatto, di conoscenza in conoscenza, di curiosità maliziosa in curiosità maliziosa. E che porta il lettore in giro per «la città più bella del mondo» proprio come fa lei, bar dopo bar, vicolo dopo vicolo, mercato dopo mercato, bottega dopo bottega. Dai bassifondi ai quartieri dei milionari.
Ne esce un poliziesco «morbido» e suadente che contiene uno spaccato di costume orientale occidentale, e suona anche come un salutare invito all’anticonformismo e alla tolleranza.

Esmahan Aykol

Esmahan Aykol

E, per finire, l’incipit:

Era in piena frenesia. Sporgendosi dalla finestra con tutta la parte superiore del corpo, gridò verso il basso: «Arriviamo!». Poi si girò verso di me: «Dai, muoviti, il taxi sta aspettando!».
Evitai di rispondere. D’altronde, cosa potevo dire? Ero già pronta da cinque minuti. Con il trench indosso e la borsa a tracolla, ero rimasta a guardare mentre lui correva da una parte all’altra dell’appartamento.
Ora, di ritorno dalla sua stanza con il pullover a V blu petrolio, si mise a sventolare l’indumento come fosse una bandiera. «Questo mi porta fortuna, l’hai detto anche tu».
«Fofo!». Non dovetti aggiungere altro. Il tono e l’espressione stampata sul mio viso valevano più di mille parole.

L.

Annunci