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Apocrifi_Sherlock_05La collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, l’unico mensile dedicato agli apocrifi del celebre investigatore nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle, porta questo mese in edicola un grande romanzo: l’ottavo di John Hall dedicato ad Holmes ed il primo ad arrivare in Italia.

Ecco la scheda di Uruk:

5. Sherlock Holmes al Raffles Hotel (Sherlock Holmes at the Raffles Hotel, 2008) di John Hall [gennaio 2015] Traduzione di Marco Bertoli
Inoltre contiene anche:
Sherlock Holmes e la sfida dell’astrologo (da “Sherlockiana” n. 2, 2013) di Samuele Nava
La polizia e le forze dell’ordine ai tempi di Sherlock Holmes, approfondimento di Luigi Pachì

Holmes_RafflesDalla quarta di copertina:

Il grande investigatore di Baker Street sta morendo. Di noia. Ritiratosi nel Sussex, la sua mente geniale sprecata a smascherare ladri di polli, è quasi l’ombra di se stesso. La carenza di delitti fa brutti scherzi, lo sa bene il premuroso dottor Watson, che grazie a un incontro fortuito ha già pronta la cura per rimettere in sesto l’amico: una lunga vacanza sarebbe l’ideale per scuoterlo dalla sua tetraggine. Ma come convincerlo a partire? Magari prospettandogli un mistero inesistente che richieda la sua illuminata consulenza dall’altra parte del mondo, per esempio a Singapore. Il guaio poi, o la fortuna, è che ad attenderli al celebre Raffles Hotel, nel remoto Sudest asiatico, troveranno in effetti un caso di omicidio. Una donna avvelenata con l’arsenico, il marito come principale sospettato, una rosa di altri candidati al ruolo di assassino, e su tutto la cappa mortifera del caldo tropicale… Un vero paradiso, per Sherlock Holmes!

Ecco l’incipit:

La prima parte dell’anno 1905 si presentò per me come un periodo irto di difficoltà. Diciotto mesi prima era morta in circostanze tragiche la mia seconda moglie, e l’evento mi aveva impedito di dedicarmi alla pratica medica con tutto lo scrupolo necessario. Accadde quindi che alcuni vecchi pazienti finissero con l’abbandonarmi; mi affretto a precisare, non in favore della Trista Mietitrice, ma semplicemente di altri professionisti più disponibili o con l’animo più sereno. E questa fuga, a sua volta, contribuì a rendermi ancora più cinico e di conseguenza più svogliato nei confronti del mio lavoro. Per farla breve, non ci volle molto prima che mi persuadessi che il dottor John H. Watson, medico chirurgo, scrittore, biografo e cronachista del più insigne detective privato al mondo e delle sue imprese, fosse giunto al termine della sua vita lavorativa. Mi sentivo insomma pronto alla pensione, incline a vendere il mio studio per una somma qualsiasi e, come già aveva fatto il mio vecchio amico Sherlock Holmes, a tagliare i ponti con un mondo che con grande rapidità sentivo diventarmi di giorno in giorno meno congeniale.

L.