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3123Avevamo lasciato nel 2014 il detective senza nome di Bill Pronzini con il romanzo Traditori (Giallo Mondadori n. 3103). Questo febbraio arriva in edicola l’inedita nuova avventura, la 36ª del personaggio, grazie a Il Giallo Mondadori n. 3123: I dissimulatori.

Ecco la scheda di Uruk:

3123. I dissimulatori [Detective senza nome 36] (Camouflage, 2011) di Bill Pronzini [7 febbraio 2015] Traduzione di Mauro Boncompagni

camouflageDalla quarta di copertina:

Se qualcosa deve andare storto, lo farà nel modo che non ti aspetti. L’incarico pareva abbastanza semplice e tutto era filato liscio. Si trattava solo di rintracciare la prima delle tre ex mogli di David Virden, il cliente, e farle firmare le carte per l’annullamento. A Virden servono per poter sposare la figlia di un riccone, devota cattolica. Il problema? Che hanno sistemato la cosa con la donna sbagliata. Stesse iniziali, forse, magari una vaga somiglianza, ma il cliente sostiene che non è affatto lei. E adesso per giunta è scomparso. Davvero un bel risultato, per degli investigatori privati come Bill e Tamara, sarà il caso di impegnarsi un po’ di più. Anche perché nel frattempo il terzo membro dell’agenzia, Jake, ha la sua quota di grattacapi. La sua nuova compagna sospetta che il figlio di nove anni subisca violenze fisiche dal padre, e lui vuole vederci chiaro. Soprattutto se ad alzare le mani sul bambino risulta essere un’altra persona. Che l’apparenza inganni non è una novità, ma quando proprio nessuno è quello che sembra… be’, è in arrivo una montagna di guai.

Ecco l’incipit:

— Vuole che facciamo cosa? — domandai.
David Virden mi mostrò i denti in un sorriso sbilenco. — Che troviate una delle mie ex mogli — ripeté. — La prima.
— Divorziato otto anni fa, diceva?
— Esatto.
— E le spiacerebbe ripetermi per quale motivo vuole che la troviamo?
— Lo stesso motivo per cui sono stato costretto a rintracciare le altre due. In modo da poter annullare il matrimonio.
Stando all’aspetto, alla voce e al modo di comportarsi, Virden sembrava abbastanza normale. Faceva il dirigente in una ditta manifatturiera della South Bay, come mi fu confermato dal suo biglietto da visita. Sulla quarantina, con i capelli biondi e gli occhi grigi, aveva un suo fascino, anche se un tantino mellifluo e narcisistico. Seduto comodamente su una delle poltrone riservate ai clienti di fronte alla mia scrivania, teneva le gambe incrociate e muoveva leggermente un piede. Il lucido e costoso mocassino che indossava rifletteva a intermittenza la luce proveniente dalle lampade a fluorescenza fissate al soffitto. Ma se c’è un’assoluta ovvietà nel lavoro investigativo è che l’aspetto esteriore della gente non sempre riflette quello interiore. E talvolta le persone apparentemente più attraenti sono come gli edifici pieni di camere buie, con dentro una quantità di oggetti invisibili.

Bill Pronzini, nato nel 1943 in California, dopo vari impieghi e lunghi soggiorni all’estero si è affermato come uno dei nomi più significativi della cosiddetta “scuola californiana” del giallo. I suoi numerosi romanzi, più di una settantina, gli hanno fruttato diversi riconoscimenti fra cui tre Shamus Awards. Lo scrittore vive in California con la moglie, la giallista Marcia Muller.

L.

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