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LAmour_FugaÈ un nome che vuol dire “western”, quello di Louis L’Amour, ma ha scritto anche altro e c’è stato un tempo in cui l’Italia addirittura presentava coraggiosamente libri nuovi, invece di limitarsi a ristampare costantemente titoli vecchi per lettori pigri.
La collana “Segretissimo” (Mondadori) nel 1990 ripropose, dopo il successo in libreria del 1987, questo thriller di un maestro d’altro genere.
La copertina è del mitico Carlo Jacono.

Ecco la scheda di Uruk:

1149. La lunga fuga (Last of the Breed, 1986) di Louis L’Amour [13 maggio 1990] Traduzione di Lidia Perria
Inoltre contiene il racconto: Troppo tardi, di Stefano Righini

Last of the BreedEcco la quarta di copertina:

L’eroe de La lunga fuga è uno dei personaggi più memorabili di L’Amour: il maggiore Joseph “Joe Mack” Mazatoki dell’aviazione degli Stati Uniti, in parte sioux, in parte cheyenne. Dopo che il suo aereo sperimentale viene costretto dai russi a scendere sui mare di Bering, Joe Mack compie una spettacolare evasione da un campo di prigionia sovietico. Fugge attraverso la desolata distesa siberiana dove le possibilità di sopravvivenza sono quasi nulle. Ma Makatoki è un vero indiano. Senza cibo, abiti, armi o alleati, fa ricorso agli antichi insegnamenti ricevuti da ragazzo: caccia con armi intagliate a mano, ricava mocassini e altri capi di vestiario dalle pelli di animali, trova riparo in un ambiente ostile. E soprattutto riesce a rendersi invisibile agli agenti e ai soldati che gli danno una caccia spietata agli ordini del colonnello Zamatev, l’efficiente ufficiale del GRU.

E, per finire, l’incipit:

Il soldato posò il pacchetto piatto avvolto nella pelle sulla scrivania, di fronte al colonnello Zamatev, e fece un passo indietro, mettendosi rigidamente sull’attenti. Prima di dedicare la sua attenzione al pacchetto, Zamatev studiò il soldato.
La fame, il freddo e lo sfinimento delle lunghe marce avevano prosciugato le forze dell’uomo e lo avevano privato di ogni sensibilità. Scarno, con gli occhi incavati, restava in attesa di ordini.
— Non hai visto Alekhin?
— Nossignore.
— E l’americano? Lo hai visto? Ti ha parlato?
— Ci era stato ordinato di ucciderlo. Di sparare a vista. Io l’ho scorto fra gli alberi e mi sono lanciato all’inseguimento. Ucciderlo era mio dovere. Lui si è spostato di nuovo, e io ho intravisto un varco fra due alberi. Mi sono precipitato in avanti.
— E allora?
— Era una trappola. C’era una corda di rami tesa fra i due alberi, nascosta dal sottobosco. Ho inciampato e sono caduto.

L.

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