Tag

, , , , ,

Brown_InfermieraSplendida illustrazione senza firma che presenta questo numero d’annata della collana settimanale “I Gialli Longanesi” (Longanesi & C.), diretta da Romano Rinaldi.
Purtroppo il prolifico romanziere australiano Carter Brown (al secolo Allan Geoffrey Yates) è praticamente sconosciuto in Italia: solo una decina di suoi romanzi sono stati tradotti nella nostra lingua, quasi tutti nel 1972 proprio in questa collana della Longanesi: poi l’oblio… Delle 31 avventure dell’investigatore privato Rick Holman, in Italia è arrivata solo questa che presento e Il flagellatore, n. 70 della collana.

Ecco la scheda di Uruk:

61. L’infermiera, la droga e le forbici [Rick Holman 20] (The Streaked-Blond Slave, 1969) di Carter Brown [12 luglio 1972] Traduzione di Giorgio Cuzzelli

Streaked1Ecco la quarta di copertina:

Continuano le avventure di Rick Holman che ormai è seguito da 40 milioni di lettori. Il detective deve ritrovare la sorella di un divo del cinema, chiamata Carmen Colenso. Sempre soffocata dalla prepotente personalità del fratello, la ragazza è finita prima nelle braccia di un certo Tyler figlio di papà, grasso, senza volontà, poi in quelle di un certo Mitford che l’ha iniziata alla droga e al LSD. Curata da uno psicanalista, il suo odio verso il fratello si è mutato, come spesso accade, in un grande amore. Per questo motivo la ragazza ha infilato un paio di forbici nella schiena di Mitford. Prontamente ricoverato in ospedale, tacitato da una grossa somma, costui torna nei bassifondi. La ragazza evade dalla casa di cura con l’aiuto, come scoprirà ben presto l’investigatore, di una infermiera dai capelli rossi e dagli occhi blu, molto sensuale. Mentre Holman svolge le sue indagini nel mondo frequentato da Carmen Colenso, crede d’essere vittima d’un incubo quando ritrova Mitford con le forbici di nuovo infilate nella schiena, ma stavolta…

Streaked2E, per finire, l’incipit:

Vestita com’era, uno poteva immaginarsela a bordo di un transatlantico in crociera nei Caraibi, in pieno sole e con un daiquiri ghiacciato tenuto in mano con aria distratta. La tunichetta di seta, vera tavolozza di colori brillanti, si accordava con il cappuccio che nascondeva una buona parte della bionda chioma striata. Stava quasi correndo, come se avesse il demonio alle calcagna, ecco perché facevo fatica a starle dietro.
«Piano, per favore!» brontolai ansimando. «Non m’importa di crepare in piedi, ma rimettere la pelle proprio, qui, sul set della Stellar, mi sembra un po’ troppo!»

L.

Annunci