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1623Torna uno dei più recenti eroi di “Segretissimo” (Mondadori): il contractor Rey Ángel Molina, detto El Asesino.
Con il numero 1623, a maggio in edicola, arriva El Asesino. Protocollo Pekic di Rey Molina, nome dietro cui si nasconde… va be’, facciamo finta di non saperlo…

Ecco la scheda di Uruk:

1623. El Asesino. Protocollo Pekic (2015) di Rey Molina [maggio 2015]
Inoltre contiene il racconto:
Wildguy. Diamanti Insanguinati di Jason Hunter (probabile pseudonimo italiano)

Dalla quarta di copertina:

Per le vie di questa città non cammini tranquillo. Passo lungo e rapido, di solito, più corto e attento quando sfili tra gli edifici bassi. Una sorta di autodifesa che ti lascia l’impressione di essere più al sicuro, di avere tutto sotto controllo. Ma da queste parti non hai mai il controllo di niente. La città può ucciderti da un momento all’altro. Qui le pallottole schizzano più veloci di qualunque pensiero, non c’è tempo per le strategie. Si vive al secondo e in un secondo si muore. Sembra quasi di sentire l’odore del sangue che scorre ogni giorno sull’asfalto. Ci sono guerre che non possono essere combattute: una è quella che si svolge ventiquattr’ore su ventiquattro nelle strade di Ciudad Juárez. Lo sa fin troppo bene Rey Molina, nome di battaglia El Asesino. È sulle tracce di Kamil Pekic, l’amico che anni prima aveva attraversato il mondo inseguendo i fantasmi di una sua missione privata. Vuole scoprire cosa gli è successo, e sta per ottenere l’informazione che cerca. Ma per avere aiuto deve rischiare di essere un bersaglio. In qualsiasi istante, qualunque cosa accada, Rey è pronto a reagire. Quando si scatenerà l’inferno.

Ecco l’incipit:

Kamil Pekic fece un passo in avanti. Muscoli in tensione. Sentì il guizzo del muscolo della gamba nel momento in cui il cervello aveva inviato l’ordine di buttare giù la porta. Ma si trattenne. Troppo silenzio. E sapeva per esperienza che troppo silenzio significava solo due cose: guai o una pista cieca.
Temeva entrambe le ipotesi.
Immagini e pensieri rabbiosi per alcuni istanti sovrastarono tutti gli altri sensi. Serrò la mascella e scosse leggermente la testa. Non era il momento di cedere agli istinti, quello.
Indietreggiò. La rabbia lo avrebbe solo fatto uccidere.
“Pensa, pensa, pensa!”
Il nervosismo gli offuscò la vista. Tirò su col naso e gonfiò il petto. La Beretta stretta nella mano destra tremò, il dito pulsò sul grilletto.
Sarebbe stato tutto più semplice, a quel modo. Grida, urla, spari. Senza programmi, senza pensare al dopo. Con un po’ di fortuna lo avrebbero ucciso subito, cancellando tutto il resto.
Ma Kamil non se lo poteva permettere. Non aveva attraversato tutto il mondo per finire ammazzato. Non senza…
Sputò. Ancora pensieri. Aveva visto compagni morire per molto meno, per distrazioni più banali. Un attimo di esitazione e bang, un altro corpo riverso tra le vie di Sarajevo.

Ecco la pseudo-biografia…
Autore e protagonista in prima persona dei suoi romanzi, Rey Molina è lo pseudonimo di un agente dell’FBI di origini venezuelane che ha lavorato per molti anni come agente speciale in una sezione che opera contro le grandi organizzazioni criminali. Molto di quello che ha visto e fatto è coperto da assoluto segreto. Quando ha deciso di raccontare il mondo di violenza e disperazione del narcotraffico sudamericano, ha capito che doveva farlo attraverso un personaggio particolare, al di fuori delle regole. Così è nato El Asesino. Rey Molina vive con la famiglia vicino al confine messicano, in Arizona.

L.

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