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OroCheyenneConsumato ma impagabile vecchio numero della storica collana milanese “I Grandi Western” (Longanesi) diretta da Romano Rinaldi.
Max Brand è un nome storico del pulp in generale e del western in particolare. Qui torna il suo personaggio di Rusty Sabin, il bianco dai capelli rossi adottato dai Cheyenne già incontrato in:
– L’indiano dai capelli rossi (War Party, 1934), “I Grandi Western” n. 104 (1974)
– Il cavallo bianco (Frontier Feud, 1973), “I Grandi Western” n. 111 (1975)
Non è chiaro quanti e quali siano i romanzi di Brand con protagonista Rusty Sabin, Falco Rosso (Red Hawk), ma sembra sicuro che in Italia siano usciti solo i due citati più il terzo che segue.

Ecco la scheda di Uruk:

136. L’oro dei Cheyenne (Cheyenne Gold, 1972) di Max Brand [14 gennaio 1976] Traduzione di Mirella Miotti

CheyenneGoldEcco la quarta di copertina:

Rusty Sabin, nato da genitori bianchi, era stato allevato dai cheyenne. Per loro era Falco Rosso, un grande guerriero. Arrivato per caso nella Valle Sacra dei cheyenne, un luogo così rispettato dagli indiani che nessuno di loro poteva mettervi piede, egli scoprì una vena d’oro. Col suo famoso Cavallo Bianco si recò allora da Maisry Lester, una giovane bianca che amava, portando quel tanto d’oro ritenuto necessario per il benessere della ragazza e della sua famiglia e per acquistare molti doni destinati alla gente indiana. Ma Charlie Galway, per rapina, uccide il padre di Maisry e ferisce gravemente il fratello di sangue di Falco Rosso, Toro in Piedi. Ora Rusty Sabin si trova in una situazione drammatica: deve combattere contro i bianchi insieme ai suoi fratelli cheyenne.

E, per finire, l’incipit:

Cavallo Bianco stava ritto di fronte alla Valle Sacra. Non sapeva che quello era il regno personale del grande dio cheyenne Dolce Stregone. Non sapeva che, in quella vallata, persino l’aria era santa, temuta dall’uomo. Sapeva solo che, da quel punto alle rupi che s’innalzavano dall’altro lato, regnava una pace indicibile e che tra le rocce torreggianti si snodava una gola attraverso la quale scorreva un ruscello che sboccava poi in un canyon. Sapeva anche che quel posto non era uguale agli altri territori che egli aveva battuto ai tempi delle corse libere e selvagge.
L’erba lì era più rigogliosa e d’un intenso color verde. Gli alberi, incredibilmente alti, sembravano nubi roteanti e l’acqua aveva il puro sapore della neve.
Dove mai al mondo, fuori che lì, si potevano trovare bufali in grande quantità, che nulla sapevano ancora di fucili, o pecore di montagna che crescevano grasse tra i prati dei pascoli, o capre snelle dimentiche dell’altezza a cui salivano e che non avevano bisogno di pastori? Dove mai mandrie di alti daini e di antilopi potevano scorazzare senza timore?

L.

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