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faustLibro salvato dalla Grande Spazzatura (cliccate sul link se volete conoscere una grande storia di misobiblìa, “odio per i libri”), un numero della “Nuova Universale Einaudi” (Einaudi).
In sopracoperta è riprodotto l’ultimo ritratto di Goethe in una incisione di Schwerdgeburth, Weimar 1832, attualmente presso il Goethe-Museum di Düsseldorf.

Ecco la scheda di Uruk:

53. Faust (1808) di Johann Wolfgang von Goethe [1965] Traduzione di Barbara Allason

Dall’introduzione di Cesare Cases:

Nel romanzo ottocentesco si scorge da una parte il divario tra individuo e società, dall’altra l’accettazione della «prosa della vita», di cui parlava Hegel a proposito del romanzo, come punto di partenza dell’arte, con la conseguente rinunzia all’ideale dell’«arte bella», ancora caro a Hegel. In quanto autore di romanzi, Goethe accettava sostanzialmente queste premesse. Ma il Faust le rifiuta entrambe. In quest’opera l’individuo, grazie al soccorso del diavolo, è sempre in grado di affrontare le istanze oggettive del mondo senza lasciarsi schiacciare, anzi rivelandone le contraddizioni e passando quindi a un nuovo stadio. E questa possibilità di risolvere il peso dell’oggettività inverandola e superandola permette anche di escludere la «prosa della vita», di continuare ad aspirare al raggiungimento della bellezza e di scrivere l’ultima grande opera letteraria occidentale in versi.

Dalla nota introduttiva di Guido Davico Bonino:

Elemento essenziale dell’ascesi medievale era il rifiuto del mondo, la condanna in blocco della vita terrena. De contemptu mundi s’intitolava il libro d’ascesi di Lotario Diacono, il futuro Innocenzo III, scritto quando Francesco era poco più che ragazzo: in un linguaggio plumbeo, ispirato al più desolato pessimismo, Lotario vi demoliva uno ad uno i beni di questa terra, mortificava le radici stesse della vita, in nome di un ascetismo immobile e privo d’amore: «Assoluta vanità è l’uomo mortale»; «La vita mortale non è se non una morte vivente»; «L’uomo è putredine, e il verme figlio dell’uomo». Francesco, con la parola e le opere, annulla quest’opposizione fra Dio e il mondo, restituisce dignità ai valori umani: la vita, le cose son degne d’essere amate con un’adesione piena, totale, proprio perché create da Dio, testimonianza sempre viva e tangibile della sua provvidenza ordinatrice. Tutto è miracolo nel mondo, tutto è scala a Dio: e, all’opposto, nulla è irrimediabilmente male, nessuna passione o vizio, per abbietto che esso sia, può giustificare l’odio verso noi stessi e il nostro prossimo.

L.

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