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UltimaVoceRipesco da bancarelle passate la ventesima avventura dell’87° Distretto di Ed McBain, un vecchio numero de “Il Giallo Mondadori“.
L’illustrazione di copertina è firmata dal mitico Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

931. L’ultima voce [87° Distretto 20] (Doll, 1965) di Ed McBain [4 dicembre 1966] Traduzione di Andreina Negretti

La trama:

DollNon c’è mistero, né dramma, né suspense, di solito, in una bambina che, seduta per terra nella sua camera, gioca con la bambola preferita. Ma quando una bambina gioca nella sua stanza mentre nella camera accanto sua madre grida e implora e piange e supplica, e alla fine tace, per sempre, stroncata dalla furia di un assassino, il dramma c’è, eccome. E c’è il mistero, se non si capisce perché sia stata uccisa Tinka Sachs, l’indossatrice meglio pagata, più richiesta, più riservata, e più tranquilla tra quante ne offre al mondo della Moda una seria e qualificata agenzia di modelle. E c’è suspense se un poliziotto, dopo aver toccato qua e là, macchinalmente, nella casa del delitto, esce come una furia per andare… Per andare dove? All’87° Distretto, nessuno sa cosa ha fatto e dove è andato Steve Carell. E il giorno dopo, oltre il confine di Stato, la polizia locale trova una macchina semidistrutta dal fuoco, e un cadavere carbonizzato. Laboratorio scientifico, medico legale, squadra investigativa, navigano nel buio più assoluto. Bisogna esaminare elemento per elemento senza sapere quel che si cerca, per ritrovare Carell, capire perché è morta Tinka, scoprire chi l’ha uccisa, dare un nome al cadavere irriconoscibile.

L’incipit:

La piccola Anna era seduta sul pavimento, vicino a una parete, e giocava con la bambola, le parlava e ascoltava. Attraverso il muro sottile, dalla camera di sua madre, le arrivavano le voci, alte nelle esplosioni di collera, ma Anna cercava di dedicare tutta la sua attenzione alla bambola, per non sentirle e non spaventarsi. L’uomo che c’era incamera con la mamma, adesso stava urlando. Lei non voleva ascoltare quello che l’uomo diceva. Strinse la bambola, baciò la faccia di plastica, e poi riprese a parlarle e ad accarezzarla.

L.

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