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Solaris05Grazie a questo post di Lucia Patrizi ho scoperto che il 24 maggio scorso è venuta a mancare Tanith Lee, storica e prolifica autrice di fantasy che un tempo lontano – quando in Italia esisteva l’editoria – era un nome che si trovava molto di frequente in librerie, edicole e bancarelle.
Io non l’ho mai letta perché non mi piace il fantasy, ma da che ho memoria il suo nome sbuca fuori ogni volta che ho sfogliato una qualsiasi collana dedicata al fantastico: però, a farci caso, sono tutte pubblicazioni di un tempo passato. L’Italia da tanto tempo ha dimenticato Tanith Lee come ha dimenticato tutti quegli autori che non vengono spinti a forza sotto il naso di lettori distratti e svogliati.
Recupero dalla mia collezione un vecchio numero di “Solaris” (Garden Editoriale) come omaggio alla “Signora del Fantasy”.
L’illustrazione di copertina è firmata da C. Yüce.

Ecco la scheda di Uruk:

5. 2 romanzi inediti di Tanith Lee [febbraio 1987] a cura di Antonio Bellomi
Maestro d’illusioni [Flat Earth 3] (Delusion’s Master, 1981) Traduzione di Lucio Mori
Uccidere i morti [Blood Stone 1] (Kill the Dead, 1980) Traduzione di Lucio Mori
Inoltre contiene i racconti:
Il segreto di Mavi-Su, di Mariangela Cerrino
Una passione titanica, di Renato Pestriniero

Delusion's MasterEcco la trama:

Tanith Lee, la più grande scrittrice di fantasy, ci racconta in questo affascinante romanzo di quando il mondo era piatto e gli dei non avevano ancora ristrutturato l’universo e le speranze dell’umanità dipendevano dai capricci di diabolici immortali. Una storia di re ambiziosi e di città imperiali, di speranze e orrori dove giocano le loro trame Azhrarn, signore della notte, Uhlume, signore della morte e Chuz, signore della follia…
Il secondo romanzo di questo “Tanith Lee Speciale” ha per titolo Uccidere i morti, un fantasy goticheggiante, una storia di morti che non conoscono requie perché hanno un dovere da compiere. Momenti di orrore che richiedono l’intervento dell’esorcista, momenti per l’ammazzafantasmi… come Parl Dro. Questa è la storia di due sorelle che l’hanno sfidato, una delle quali apparteneva a questa terra e l’altra no. La storia di un dubbio tremendo. Quale uccidere e ridurre al silenzio?
Due romanzi eccezionali nella miglior vena fantastica di Tanith Lee, “la regina del fantasy”.

Kill the DeadE, per finire, l’incipit:

A un miglio dalle mura smaltate della città, dove si estendeva un deserto luccicante come vetro dorato, in una torre di pietra una bella donna giocava con un osso.
— Lui verrà da me oggi ?— chiedeva all’osso, cullandolo come un bambino. — O mi cercherà stanotte? Tutte le stelle brilleranno, ma lui brillerà di più. Certo, non oserà venire di giorno perché offuscherebbe il sole col suo splendore. Il sole morirebbe di vergogna, e il mondo intero diventerebbe scuro. Ma sì, verrà, Nemdur — disse la bella donna. — Nemdur, mio signore.
Lei si chiamava Jasrin; Nemdur era il re della città situata un miglio a est. Un tempo era stato suo marito. Ora non più.

L.

Photo: Gilbert Gallerne

Photo: Gilbert Gallerne

PROFILO DELL’AUTRICE
di Antonio Bellomi

Tanith Lee è nata il 19 settembre del 1947 a Londra, dove ha studiato sia letteratura sia storia dell’arte. Comincia la carriera di scrittrice con testi per ragazzi, per passare alla fantascienza attraverso l’esperienza del genere fantasy, che sembrerebbe d’obbligo per le scrittrici, senza dimenticare rapidi passaggi attraverso l’horror, l’heroic fantasy e sconfinamenti nel genere erotico.

In tutti i suoi romanzi i personaggi sono caratterizzati con decisione; in tutti s’avverte un forte impatto emotivo stemperato da una sottile vena umoristica. I suoi sono sempre eroi solitari, dotati di poteri sovrumani, che devono affrontare una serie di prove prima di potersi accettare per quel che sono. Anche se a volte ambientati su altri pianeti, nei suoi scritti mancano i dettagli che li caratterizzano, perché non è l’ecologia aliena quella che interessa la Lee quanto il descrivere il destino di persone solitarie in cerca del proprio essere.

Il primo romanzo “per adulti” che scrive è Nata dal vulcano (1975), in cui riprende il tema della ricerca: la protagonista di questa trilogia è la tipica eroina del romanzo Sword & Sorcery, una delle tante diramazioni del fantasy. Ambientato nel lontano futuro, tra gente immemore delle conquiste della scienza e della tecnica che nel passato hanno portato all’annichilimento di tutta la civiltà, è la storia di una giovane donna, che svegliatasi nella caldera di un vulcano, ha la convinzione di essere portatrice di morte e distruzione. In questa trilogia, in cui si narra della nascita e dell’educazione di un dio, (come nel Siddharta di Hesse) la Lee comincia a introdurre elementi di fantascienza.

Nei romanzi successivi la fantascienza prende decisamente il sopravvento: in Non mordere il sole (1976) e in Vino di zaffiro (1977) abbiamo una società su cui il controllo delle autorità è totale, al punto che nelle grandi città anche la meteorologia è sotto controllo. In Foresta elettrica (1979) troviamo una bambina sfigurata costretta a crescere su un pianeta in cui tutti sono bellissimi, mentre in La pietra di sangue (1980) la protagonista cerca, contro tutto e tutti, di trovare e affermare la propria realtà “aliena” di donna-vampiro.

In tutti i suoi romanzi, come nei numerosi racconti, i dettagli sono vividamente esposti, le trame sono sempre plausibili — ci evitano quei “salti” logici tipici di tanti altri romanzi di sf — mentre l’abilità della scrittrice è sempre avvertibile e controllata, il che fa molto sperare per i romanzi a venire.

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