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Delitto a CapriSu una bancarella fortunata ho trovato questo splendido numero della storica collana romana “I Narratori Americani del Brivido” diretta da Giovanni Simonelli, autentico scrigno di testi italiani “sotto copertura”.
L’illustrazione di copertina è firmata da Mario Todarello.

Ecco la scheda di Uruk:

(Anno II) 14. Delitto a Capri (Blood Over Capri) di Lewis Whelen [10 marzo 1956] A cura di Gino Zattana

Ecco la trama:

Lewis Whelen è un giornalista cinquantaquattrenne, nato a Washington. Un tipo calmo con la pipa, che «non vede mai niente» e sa tutto. Come uno dei suoi personaggi, Gerald Dash. Da giovane iniziò lo studio della criminologia, frequentando le maggiori università americane. Alcuni anni dopo, scrisse due trattati sull’argomento che lo resero noto nell’ambiente per l’efficacia delle sue intuizioni e per la validità del suo «sistema» d’indagine. Le collaborazioni giornalistiche precedettero la notorietà che avrebbe acquistato in campo televisivo e radiofonico. Lewis Whelen è uno degli autori più tradotti all’estero. Questa e la prima volta che viene presentato ai lettori italiani.
In DELITTO A CAPRI, Lewis Whelen – intorno a un danese morto – fa muovere personaggi «marci» e talvolta licenziosi, con l’abilità e la tecnica propria dei migliori autori di «gialli».

E, per finire, ecco l’incipit:

L’ululato del cane si ripeté, lungo, doloroso, a intervalli quasi regolari, e Antonio che lavorava nella grotta «l’Albergo dei Pescatori» a «fare i ricci», ebbe la sensazione che la bestia si avvicinasse. Da principio non ne fece gran caso, ma poi, quando uscì dalla grotta, ne fu impressionato, tanta era l’insistenza di quel lugubre ululato. E d’un tratto ebbe un brivido, senza saper spiegarselo.

L.

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