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0387Su una bancarella fortunata ho recuperato questo splendido numero di “Segretissimo” (Mondadori) con protagonista il primo agente segreto della narrativa, antecedente (anche se di pochissimo) a James Bond: Francis Coplan, amatissimo dagli italiani prima di venire totalmente dimenticato.
L’illustrazione di copertina è firmata dal mitico Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

387. La lunga notte dell’agente Coplan [Francis Coplan 117] (La nuit de Coplan, 1970) di Paul Kenny [29 aprile 1971] Traduzione di Salvatore Di Rosa

La trama:

La nuit de CoplanNella cabina di un aereo di linea accadono cose pazzesche: le hostess sembrano improvvisamente in preda a una specie di follia, i viaggiatori perdono la testa, le viaggiatrici perdono… il pudore. Il pilota e il secondo pilota non sanno più che pesci pigliare. Lassù, a ottomila metri di altezza, non è facile prendere decisioni «drastiche». Soprattutto se, com’è chiaro, la reazione scatenata nella cabina dell’aereo è provocata da qualche sostanza misteriosa. È sospettato del fattaccio un cittadino americano, funzionario federale addetto alla difesa nazionale, diretto a Vienna, dove prenderà parte alla conferenza per il disarmo atomico. Sembra assurdo che il colpevole possa essere lui, eppure… Lo SDECE non ha che un’arma: Coplan, l’agente speciale più speciale del mondo, l’uomo che da solo riesce a dare scacco matto ai servizi segreti «alleati» e avversari messi insieme, colui che risolve le missioni con la stessa facilità con cui gli appassionati di enigmistica risolvono un rebus. Già, perché la storia della sostanza misteriosa è veramente simile a un rebus, anche se non altrettanto innocua. Per Coplan, come al solito, non si tratta di sgominare solo i nemici, ma anche gli «amici», quelli della CIA, che di regola sono un bel grattacapo per lo SDECE in generale e per Coplan in particolare.

L’incipit:

Salita la scaletta, i viaggiatori diretti a Parigi entrarono nelle grandi e comode cabine del Boeing 747 in partenza dall’aeroporto Kennedy. Hostess affabili, sorridenti, una dolce musica in sordina e l’illuminazione a giorno accoglievano i passeggeri, promettendo il più confortevole dei voli.
Secondo la lista di partenza, l’aereo si sarebbe riempito per due terzi: con l’equipaggio, infatti, il carico comprendeva trecentoquarantanove passeggeri, e quindi ognuno avrebbe potuto sistemarsi a suo agio. Il servizio meteorologico aveva comunicato bel tempo.
Come al solito, i viaggiatori costituivano un campionario umano molto assortito. La maggioranza era di razza bianca, ma non mancavano neri, indiani, giapponesi e persone di nazionalità difficile da stabilire.

L.

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