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Simenon_ScalaEra il 1963 la prima ed ultima volta che La scala di ferro di Georges Simenon appariva in Italia, nel numero 187 de “I Romanzi di Simenon” (Mondadori).
Oggi la Adelphi lo ripresenta in una pregiata edizione della “Biblioteca Adelphi”.

La scheda di Uruk:

646. La scala di ferro (L’escalier de fer, 1953) di Georges Simenon [gennaio 2016] Traduzione di Laura Frausin Guarino

La trama:

L'escalier de ferTutto era cominciato (ma quando, esattamente? Lui stesso non riusciva a ricordarsene) con una improvvisa sensazione di vertigine, accompagnata da «un intenso e molesto calore alla gola». Poi, in seguito al ripetersi delle crisi, aveva consultato vari medici, l’ultimo dei quali gli aveva consigliato di prendere nota di quello che aveva fatto, e mangiato, prima di ogni crisi. In quegli appunti, buttati giù su un foglietto che nascondeva tra le pagine di un libro, aveva deciso di annotare anche altro: quello che sua moglie, a differenza di lui, non aveva mangiato. E, dall’appartamento collegato attraverso una scala a chiocciola con la cartoleria di cui sua moglie era la «padrona», aveva cominciato a spiarla, ad ascoltare le sue telefonate, a cercare delle prove. A volte quasi si vergognava di rimuginare quei vaghi sospetti: si amavano da così tanto tempo, loro due! Altre volte, invece, gli veniva voglia di «afferrarla per le spalle» e, guardandola negli occhi «come si guardavano quando si stringevano appassionatamente l’uno all’altro», dirle: «Ho vissuto qui, con te, per quindici anni. Abbiamo fatto di tutto perché i nostri due corpi fossero un corpo solo, perché la tua saliva fosse la mia, perché il tuo odore e il mio odore fossero il nostro odore. Ci siamo accaniti a far sì che il nostro letto diventasse il nostro universo… Dimmi la verità». Ma sarebbe mai riuscito a formulare quella invocazione, a chiedere pietà? In questo romanzo, che si avrebbe voglia di definire hitchcockiano, Simenon tratteggia con inquietanti chiaroscuri la figura di una perfetta dark lady nella Parigi degli anni Cinquanta.

L’incipit:

Il primo appunto lo scrisse a matita sul foglio di un bloc-notes grande quanto una cartolina. Non ritenne di dover mettere la data completa. «Martedì. Crisi alle 2.50. Durata 35 minuti. Colica. A pranzo mangiato purè di patate».
Dopo la parola pranzo aggiunse un segno meno e vi tracciò intorno un piccolo cerchio: significava che sua moglie il purè non lo aveva preso. Da anni, per paura di ingrassare, evitava i farinacei.
E chissà se Fernande, la nuova domestica, lo aveva mangiato… Poiché consumava i pasti in cucina, lui non lo sapeva, e non osava domandarglielo. Del resto, non era di capitale importanza.

L.

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