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Jack Schaefer - Una donna, una sella, due pistoleRingrazio di cuore Mario Raciti di Western Campfire per avermi fornito i dati per la scheda di questo spettacolare romanzo western d’annata, primo numero della collana “Wester Serie d’Oro” della Mario Raffi Editore.

L’edizione non ha titolo originale, si tratta sicuramente di una decisione dell’editore di scegliere quattro racconti da una delle antologie di Schaefer che potrebbe essere o The Big Range o Collected Stories.

L’illustrazione di copertina è quella di William George per il romanzo Il buscadero di Noel Loomis nell’edizione Bantam 1956, arrivata in Italia nel 1962 come numero 2 della collana “Far West”.

La scheda di Uruk:

1. Una donna, una sella e due pistole. Quattro storie della frontiera del West, di Jack Schaefer [1958] Traduttore non indicato
Miley Bennett (id.)
Emmet Dutrow (id.)
Il generale Pingley (General Pingley)
Jeremy Rodock (id.)
In appendice: continuazione de Il biglietto da un milione di sterline di Mark Twain

La trama:

La mano di Miley non tremò quando premé il grilletto: la prima pallottola colpì Jeff Clayton alla testa, la seconda andò a fare un buco nella spalla di uno degli altri due uomini; il terzo proiettile colpì l’altro uomo e il quarto andò a conficcarsi nel torace di Clem Murphy. Poi all’intorno non vi fu che silenzio…

L’incipit di “Miley Bennett”:

Al mattino sellai il mio cavallo grigio e cavalcai verso la città; non avevo fretta, ciò che dovevo fare non era di mio gusto.
Pensavo che terminato il processo tutto questo sarebbe finito, solo allora avrei potuto dormire in pace la notte.
L’aria era frizzante, ne ero contento, anche perché nessuno avrebbe potuto criticare la mia giacca blu di cotone pesante; ma non avrei dovuto preoccuparmi delle condizioni dei miei vestiti, perché a quell’ora le strade erano deserte e non c’era nemmeno un cane che rivolgesse la sua attenzione su di me.

L’incipit di “Emmet Dutrow”:

Erano tre giorni che stava là sulla sommità della roccia e credo che non l’abbia abbandonata nemmeno per una volta. Dal mio posto potevo vederlo e ogni volta che guardavo nella sua direzione egli era là. Una piccola figura vestita di nero, smisuratamente piccola contro la parete della roccia che si innalzava dietro di lui.
Qualche volta si alzava in piedi con la faccia rivolta verso l’alto; qualche volta si inginocchiava in terra tenendo la testa china e le spalle curve, spesso si sedeva sui massi che lo circondavano.

L’incipit de “Il generale Pingley”:

I Pingley vennero nella nostra regione nel Wyoming per prendere possesso di una proprietà che avevano ereditato da un loro cugino, che fece l’errore di guidare un calessino su un sentiero di montagna mentre stava scolando i resti di una bottiglia di whisky.
Questo cugino aveva finito di pagare la sua terra e i Pingley erano i suoi parenti più prossimi. Essi furono pronti a lasciare il Nebraska per una semplice ragione: quella stessa che li aveva spinti già altre volte a cambiare località; una ragione che camminava con due gambe: il padre di Bert Pingley, il vecchio J. Clayburn Pingley.

L’incipit di “Jeremy Rodock”:

Jeremy Rodock, quando riusciva a mettere le mani sui ladri di cavalli li impiccava. L’impiccava senza tante cerimonie, dicendo che la legge doveva essere rispettata sopra ogni cosa.
Era un grande uomo, sotto molti aspetti, non soltanto per la sua grossa statura. La gente lo sapeva. Aveva un grande ranch, un ranch di cavalli, uno dei più grandi di tutto il territorio, nessuno poteva competere con lui per quello che riguardava l’allevamento dei cavalli. Specialmente per quello che riguardava i suoi forti e grandi cavalli da fatica, castrati da lui stesso.

L.

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