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Harry Maclean - La gioia di uccidere [Fazi Darkside]Secondo numero della collana “Darkside” (Fazi Editore), dedicata a tutte le sfumature del giallo.
Dopo un inedito del 1957, questo secondo numero presenta un romanzo nuovissimo.

La scheda di Uruk:

2. La gioia di uccidere (The Joy of Killing, 2015) di Harry MacLean [17 marzo 2016] Traduzione di Fabio Pedone

La trama:

È una notte di dicembre. Un treno taglia i campi di grano bui del Midwest. Tra i sedili sporchi dell’ultima carrozza, un ragazzo e una ragazza fanno l’amore. Sono entrambi quindicenni e si sono appena conosciuti. Il loro è un sesso affamato, adolescente, li eccita l’idea che qualcuno possa scoprirli e sanno che dopo quella notte non si vedranno mai più. Quarant’anni dopo, il ragazzo è ormai un uomo. In una sera di temporale, si è rintanato in una casa isolata tra i boschi del Minnesota, davanti a una vecchia Underwood. È uno scrittore e vuole scrivere di quella notte, della ragazza del treno, ma più si addentra nei ricordi, più frammenti di altre immagini riemergono dalla sua memoria, confusi e crudeli. L’anziano pedofilo che ha procurato a lui e al suo amico David una ragazza a pagamento. Il cadavere gonfio e violaceo di Joseph, un altro amico d’infanzia, annegato in circostanze misteriose. Lo stesso David a letto con sua moglie, in casa sua. La notte in cui ha tagliato la gola a Shelley Duvall. E poi il romanzo che ha scritto su un sanguinoso omicidio, un gorgo di erotismo e tragedia, violenza e innocenza, in cui la morale è sempre una variabile, mai un valore assoluto.
L’unico modo per liberarsi di quei fantasmi è scrivere, tornare con la memoria alla ragazza del treno, quella sconosciuta a cui – come succede solo con gli sconosciuti – si è sentito libero di confidare qualcosa di importante su se stesso. Qualcosa che, forse, può restituirgli la verità su chi è davvero. I suoi ricordi sono reali o solo fantasmi? Cos’è successo davvero a Joseph? E perché nella sua borsa l’uomo ha un coltello che non ricorda di aver portato con sé?
Con questo brillante noir letterario, a ragione salutato dalla critica americana come rivoluzionario, Harry MacLean porta il thriller a un nuovo livello di complessità filosofica: La gioia di uccidere è un romanzo tortuoso come le vie cave della mente del protagonista, scritto con una lingua cristallina, quasi lirica. Un lungo, agghiacciante sguardo sul fascino della violenza e sugli effetti dell’ossessione su una mente vulnerabile – fino allo sconvolgente colpo di scena finale.

L’incipit:

La storia comincia nel mezzo del mio quindicesimo anno su questa terra. Era una sera di metà dicembre del 1958 e io stavo tornando a casa per Natale da una scuola privata dell’Est, dove mi avevano mandato un anno prima in risposta a quelli che uno psicologo scolastico aveva descritto come «gravi problemi comportamentali». Arrivai al Grand Central Station nel tardo pomeriggio, su un treno che veniva dalle colline occidentali del Massachusetts. Da lì sarei salito su un treno per Chicago, e da Chicago su un altro per Des Moines, Iowa, dove i miei genitori sarebbero venuti a prendermi per portarmi in macchina a Booneville.
In una luce sempre più fioca e con un vento freddo, la valigia in mano, mi feci a passo pesante il lungo cammino fino all’ultimo vagone e salii sugli scalini di metallo. Pensavo di sistemarmi accanto al finestrino, di accendermi una paglia e di dare un’occhiata al panorama mentre il treno usciva dalla grande città. Una volta che si fosse messo in viaggio, sarei andato nella carrozza bar per vedere se mi riusciva di convincere il barista a vendermi una birra. Mi fermai vicino a una fila di posti vuoti e gettai la valigia nella cappelliera in alto. Dall’altra parte del corridoio era seduta una ragazza, bionda, con una gonna blu pieghettata e un maglione scuro. Aveva la faccia voltata dall’altra parte, ma le gambe scoperte erano distese di lato sul sedile. La valigia cadde dalla cappelliera con un tonfo e mi colì su una spalla. Credetti di sentire un risolino soffocato che veniva da quella parte. Spinsi di nuovo la valigia nella cappelliera, mi tolsi la giacca sportiva, mi allentai la cravatta e mi misi seduto nel posto al lato corridoio
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L’autore:

Harry MacLean, nato nel 1943, è avvocato e scrittore e vive in Colorado. È un affermato autore di true crime. Il suo primo libro, In Broad Daylight, da cui è stato tratto un film, ha vinto l’Edgar Award ed è stato nella classifica dei bestseller del «New York Times» per dodici settimane.

L.

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