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0764 - John Trinian - Colpo grosso al casinòTrovato su bancarella questo delizioso vecchio numero de “Il Giallo Mondadori”, con un romanzo di Zekial Marko – che si firmava John Trinian – da cui il film Colpo grosso al casino (Mélodie en sous-sol, 1963) di Henri Verneuil, con Jean Gabin ed Alain Delon.

L’illustrazione di copertina è firmata come sempre da Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

764. Colpo grosso al casinò (The Big Grab, 1960) di John Trinian (Zekial Marko) [22 settembre 1963] Traduzione di Laura Grimaldi
Inoltre contiene il racconto: Un sorso d’amaro (What Would You Do?, da “EQMM“, agosto 1963) di Marvin Rossman

La trama:

Karl Heisler, ormai, si sente vecchio. Dopo una buona dose di galera, ha un solo sogno: fare un colpo grosso e ritirarsi dal mestiere. Questa volta, però, non può lavorare da solo, come al solito. Questa volta ha bisogno di qualcuno di cui fidarsi, al suo fianco, perché il colpo è grosso davvero. Duecentocinquantamila dollari in contanti, depositati nel sotterraneo di una bisca. Tutto sta nel riuscire a scendere nel sotterraneo. Poi, il gioco è fatto. Tra l’altro, sarà come lavorare sul velluto, perché Leon Bertuzzi, il direttore dello Skyline, non oserà dare l’allarme. Al massimo, muoverà la polizia locale, che è a completo sul suo ruolino-paga, ma a Karl Heisler, abituato a ben altri rischi, la polizia di una cittadina come San Hacienda non può fare paura. Karl ha però bisogno di un uomo di cui fidarsi. E lo trova: si tratta di Frank Toschi, suo ex compagno di cella, un ragazzo dotato di un coraggio particolare, vecchia scuola. Karl e Frank studiano il colpo, sviscerandolo fin nei minimi particolari, e lo portano a termine. Nelle capaci sacche che si sono portati dietro, ormai, si sono trasferiti tutti i quattrini dell’incasso mensile dello Skyline. John Trinian, un autore nuovo, ha fatto il suo «colpo grosso» con questo giallo nuovissimo, dal quale è stato tratto un film che Jean Gabin ha voluto interpretare nella parte di Karl Heisler, l’ex detenuto.

L’incipit:

La giornata era fredda. Il sole era nascosto da una massa grigiastra di nuvole e l’aria aveva uno strano sapore dolciastro. La gente si affrettava nel vento, a testa bassa, col cappotto stretto attorno al corpo.
Karl Heisler rabbrividì, nell’abito troppo leggero; aveva freddo solo alle gambe, perché sotto la camicia portava un pesante maglione di lana. Cartacce e immondizia vorticavano sui marciapiedi. Le donne facevano crepitare i tacchi alti sul selciato, lasciandosi dietro una scia di profumo che restava nell’aria nonostante il vento.
Karl Heisler era basso, massiccio, con le spalle muscolose e le mani grandi, quadrate. Aveva le gambe magre e camminava leggermente chino in avanti. Cominciava a invecchiare. Aveva cinquantaquattro anni, dei quali ne aveva trascorsi quattordici in galera. Tre condanne scontate, e l’ultima, quella che aveva avuto termine quella mattina alle undici e trenta, gli era costata cinque anni. Forse questa era la ragione per cui si sentiva vecchio.

L.

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