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Simenon_ArchangelskEra il 1956 quanto Georges Simenon pubblicò Le petit homme d’Archangelsk, che la Mondadori presenta nella collana “Il Girasole” (n. 111) con la traduzione di Paolo Proserpio e il titolo L’omino di Arcangelo.
Si dovrà aspettare il 2007 perché Adelphi lo ripresenti, con la traduzione di Massimo Romano, ed oggi – che il romanzo compie 60 anni – la stessa casa lo ristampa nella collana “Gli Adelphi” come Il piccolo libraio di Archangelsk.

La scheda di Uruk:

Il piccolo libraio di Archangelsk (Le petit homme d’Archangelsk, 1956) di Georges Simenon [giugno 2016] Traduzione di Massimo Romano

La trama:

«L’ambiente è la provincia francese del Berry. Gina è figlia di fruttivendoli di origine italiana, i Palestri; lui, Jonas Milk, il libraio, è l’ultimo rappresentante di una famiglia di ebrei russi emigrati in Francia al tempo della Rivoluzione. Gina, una ragazza libera, avvenente, gli viene messa in casa come domestica. Dopo pochi mesi, Jonas la sposa. È un’unione di convenienza: la rispettabilità borghese del matrimonio copre le continue avventure di Gina; la presenza di una donna nella casa riempie in qualche modo la desolata esistenza del piccolo libraio che, oltre tutto, di queste avventure consumate esplicitamente davanti ai suoi occhi, non è geloso. Poi, un giorno, Gina va via come sempre, solo che, invece di tornare a casa e nella bottega, scompare … Come finirà? Non lo anticipiamo al lettore, per non togliergli il piacere di arrivare fino in fondo. Diciamo piuttosto che, come sempre, Simenon è maestro di psicologie e atmosfere: stavolta si coniugano a creare, in maniera infallibile, il senso della colpa e a trasferirlo, con drammatiche conseguenze, nel cuore di un innocente».
Giorgio Montefoschi

L’incipit:

Fu un errore mentire. Se ne rese conto nel momento stesso in cui apriva bocca per rispondere a Fernand Le Bouc. E solo per timidezza, per mancanza di disinvoltura, non cambiò le parole che gli salivano alle labbra.
«È andata a Bourges» disse.
Le Bouc, mentre risciacquava un bicchiere dietro al bancone, chiese:
«La Loute vive ancora là?».
E lui, senza guardarlo: «Credo di sì»
.

L.

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