Tag

,

Ben HurLa collana “Nuova Narrativa Newton” (Newton Compton) riporta in libreria uno dei romanzi storici che hanno creato le regole dell’intero genere: Ben Hur di Lew Wallace, portato al cinema nel 1959 con un film omonimo, interpretato da Charlton Heston, che ha polverizzato ogni record.
Il volume riprende l’edizione della stessa Newton del marzo 2005 (“Biblioteca Economica Newton. Classici” n. 162), quindi presenta anche l’introduzione di Antonio Spinosa.

Ricordo la pagina di Uruk dedicata all’elenco dei romanzi storici ordinati per anno di ambientazione.

La scheda di Uruk:

704. Ben Hur (Ben Hur. A Tale of the Christ, 1880) di Lew Wallace [14 luglio 2016] Traduzione di Beatrice Boffito Serra

La trama:

Ben Hur, a Tale of the Christ (Ben Hur, un racconto su Cristo) è uno dei più conosciuti e appassionanti romanzi storici della letteratura mondiale, in cui magicamente si intrecciano vicende storiche e favolistiche e da cui sono state tratte celebri pièce teatrali e film indimenticabili. Le sue pagine ci portano indietro nel tempo, fra Roma e la Palestina, negli anni del principato di Augusto e in quelli del regno di Tiberio. Vi si narra la burrascosa storia del principe ebreo Giuda Ben Hur e, parallelamente, quella di Gesù Cristo – il vero protagonista della vicenda – dalla nascita, nella mangiatoia di Betlemme, alla morte, sulla croce del Golgota.
Una storia immortale, consacrata al cinema della classica versione del 1959, con Charlton Heston, e di recente riscoperta in un remake con Jack Houston, Toby Kebell e Morgan Freeman.

L’incipit:

Il Gebel es Zubleh è una catena di montagne che misura cinquanta miglia e più di lunghezza, ed è così stretta che il suo tracciato sulla carta geografica somiglia a un centopiedi strisciante da mezzogiorno a settentrione. Stando sulle sue balze rosse e bianche e guardando dalla parte del sole sorgente, si scorgerebbe soltanto il deserto d’Arabia, dove i venti di levante, tanto odiosi ai vignaioli di Gerico, folleggiano sin dall’inizio del mondo. Le sue falde sono tutte coperte dalle sabbie spinte fin là dall’Eufrate e destinate a rimanervi per sempre, perché le montagne formano un baluardo per i pascoli di Moab e di Ammon, a occidente: terre che altrimenti sarebbero anch’esse un deserto.
L’arabo ha imposto la sua impronta su tutto, a sud e ad est della Giudea: perciò nella sua lingua il vecchio Gebel è il padre degli innumeri uadi che, intersecando coi loro letti asciutti e rocciosi la strada romana (ora un’ombra appena di quello che era una volta, un sentiero polveroso per i pellegrini che vanno alla Mecca e ne ritornano), si scavano il solco, approfondendolo a mano a mano che avanzano, per rovesciare le acque della stagione delle piogge nel Giordano o nel loro ultimo ricettacolo, il Mar Morto. Fuori di uno di questi uadi – più particolarmente, fuori di quello che nasce all’estremità del Gebel e che, estendendosi a nord-est, finisce col diventare il letto del fiume Giabbok – usciva, avviato agli altipiani del deserto, un viaggiatore su cui richiamiamo innanzi tutto l’attenzione del lettore.

L’autore:

Lew Wallace (1827-1905) fu uno stimato uomo politico e un valoroso soldato americano. Prima che Ben Hur lo rendesse famoso in tutto il mondo, trascorse molti anni a declamare arringhe nei tribunali dello Stato dell’Indiana e a combattere su molteplici campi di battaglia: un’esperienza che gli valse la fiducia del presidente Abramo Lincoln e i gradi di generale. Oltre a Ben Hur, scrisse i romanzi storici Commodo, La fanciullezza di Cristo, Il principe dell’India.

L.

– Ultimi post simili:

Annunci