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Indiana Jones 4In occasione dei 35 anni de I predatori dell’arca perduta, e dello specialone sui vari film organizzato dalla Bara Volante di Cassidy, ne approfitto per ripescare i libri che presentano le novelization dei vari film.
Segnalo anche le altre mie iniziative per festeggiare il film:

La scheda di Uruk:

Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (Indiana Jones and the Kingdom of the Crystal Skull, 2008) di James Rollins [“Narrativa 321”, Editrice Nord 2008] Traduzione di Valentina Ballardini e Marcella Bongiovanni
– dalla sceneggiatura di David Koepp per il film omonimo di Steven Spielberg, con Harrison Ford e Cate Blanchett

La trama:

Yucatan, 1957. Strisciò con cautela lungo il pavimento circolare su cui era intagliato un calendario maya: un’enorme ruota composta da anelli concentrici di glifi incisi nella roccia. Di fronte a lui, al centro, c’era una grande statua a testa di serpente, incorniciata da piume di pietra, con le fauci aperte, irte di zanne, pronte a ingoiare gli incauti. La bocca era ampia abbastanza da permettere, a un uomo di strisciarvi dentro. Ma dentro, cosa c’era? Doveva saperlo. Se solo fosse riuscito a raggiungerla. Cercò di muoversi più veloce, ma il soffitto gli premeva sulla schiena” non poteva neppure sollevarsi su un gomito. La stanza era costruita in modo che il supplice si muovesse sul pavimento strisciando come un serpente, forse a immagine del dio maya Quetzalcoatl, il serpente piumato. L’attuale adoratore tuttavia non indossava piume, solo un paio di vecchi pantaloni kaki, una giacca di pelle sdrucita e un malconcio cappello di feltro marrone. “Indiana!” L’urlo era arrivato dalle scale alle sue spalle…

L’incipit:

Ritorna…
Giunto alla scogliera, sfinito, Francesco de Orellana cadde in ginocchio proprio sull’orlo del precipizio. Sotto di lui, il deserto desolato e le rocce riarse illuminate dal sole al tramonto parevano un riflesso della sua anima. Da quella posizione, Francesco vedeva strane immagini scavate nel terreno, mostruosamente grandi, che si estendevano per diverse leghe lungo la piana rocciosa: gigantesche scimmie, insetti, serpenti, e poi fiori e strane forme angolari.
Una terra demoniaca, maledetta da Dio. Non sarebbe mai dovuto venire.
Francesco si strappò dalla testa l’elmo da conquistador buttandoselo alle spalle e, agli ultimi raggi del sole, affondò la spada nella sabbia rovente: l’impugnatura e il pomo di foggia spagnola formavano una croce sullo sfondo del sole calante.
Francesco pregò per la libertà, il perdono, la salvezza.

L.

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