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2026 - SpenserTrovato fortuitamente questo delizioso numero de “Il Giallo Mondadori” che presenta uno dei romanzi che hanno creato il personaggio protagonista di una fortunata serie TV: Spenser: For Hire, nota in Italia semplicemente come Spenser. (In realtà finiti gli anni Ottanta credo che nessuno da noi la ricordi più…)
L’investigatore privato protagonista è interpretato dalla star dell’epoca Robert Urich.

L’illustrazione di copertina, dov’è riconoscibile l’attore Urich, è firmata da Manuel Prieto.

La scheda di Uruk:

2026. L’innocenza secondo Spenser [Spenser 9] (Ceremony, 1982) di Robert B. Parker [29 novembre 1987] Traduzione di Franco Salvatorelli
Inoltre contiene i saggi:
Intervista a Robert B. Parker, di Gian Franco Orsi
In biblioteca, a cura di Lia Volpatti
[Giallo Cinema] Giallo ad alta tensione, di Massimo Moscati
[Servizi Speciali] È scoppiata la febbre gialla
Inoltre contiene il racconto:
Colazione a Ojai (Breakfast at Ojai, “EQMM“, settembre 1984) di Robert Twohy

La trama:

Dov’è finita Aprii Kyle? Dopo la sua scomparsa da scuola, il padre si è messo in testa che sia diventata una prostituta e Spenser accetta di cercarla solo perché glielo chiede Susan. Ma a poco a poco Spenser apre gli occhi su una situazione insospettata perfino per un tipo sveglio come lui. Da Boston a Providence a Back Bay, l’innocenza viene continuamente violata. E per Spenser, “innocenza” ha un significato prezioso, delicato, che va ben oltre l’accezione comune. Alla fine, l’indagine lo porterà nel cuore del sistema, dove civiltà e rozzezza si incrociano, dove tutte le soluzioni sono imperfette e dove vincere equivale spesso a perdere qualcosa.
Spenser è un personaggio che non ha bisogno di essere spiegato: una serie televisiva fra le più famose gli ha dato la giusta faccia e la giusta dimensione, e le sue avventure tagliate a un ritmo velocissimo fanno ormai il giro del mondo, su tutti i teleschermi.

L’incipit:

— È una maledetta puttana — disse Harry Kyle. — In questa casa non ce la voglio più.
— Per l’amor di Dio, Harry, stai parlando di tua figlia — disse la moglie.
— È una maledetta puttana — ripeté Harry.
— Questo non potete saperlo, signor Kyle — disse Susan.
— Col cavolo non posso saperlo. L’ho vista, tutta appiccicata a un tizio più vecchio di me. Ho visto cosa faceva, e può pure continuare a farlo, perché qui non ci torna più.
— Ciò non basta per affermare che è una puttana, signor Kyle.
— Non state a dirmi cosa basta e cosa non basta, cara voi. Non ho bisogno di sapientoni che vengano qui a contarmi le fandonie zuccherose che insegnano oggigiorno.
— Harry — dissi io.
Susan mi diede un’occhiata. L’occhiata diceva sta’ zitto. Tanta gente mi dava occhiate a quel modo, ma a Susan davo retta.

L’autore:

RobertParkerNato il 17 settembre 1932 a Springfield, Massachusetts, Robert B. Parker frequenta il Colby College a Waterville nel Maine, si laurea in lettere nel 1954, entra nell’esercito e partecipa alla guerra di Corea fino al 1956. Congedato, lavora prima in una compagnia di assicurazioni, poi in un’agenzia di pubblicità. Dal 1963 intraprende la carriera universitaria alla Northeastern di Boston. La tesi di dottorato The Violent Hero, Wilderness Heritage and Urban Reality: A Study of the Private Eye in the Novels of Dashiell Hammett, Raymond Chandler and Ross Macdonald gli apre la porta del poliziesco. «Philip Marlowe mi mancava così tanto che ho pensato di crearne uno…» confessa. Nasce così il detective privato Spenser, nome di un poeta elisabettiano come d’altra parte lo era Marlowe.
Spenser è un investigatore che lavora a Boston e dintorni, dedito allo jogging e al sollevamento di pesi. È legato sentimentalmente a Susan Silverman. Gli piace la birra Amstel e ama prepararsi gustosi manicaretti. I buongustai però non gli perdonano il grave difetto di bere vino rosso ghiacciato! «… sapevo che i conoscitori di vini mi consideravano un barbaro, ma avevo ormai preso questa abitudine e mi piaceva il vino rosso fresco…» (God Save the Child).
Ha vinto il premio Edgar per il miglior romanzo dell’anno nel 1976 con Promised Land (inedito in Italia).

Intervista all’autore:

Il libro presenta un’intervista all’autore a cura di Gian Franco Orsi, che riporto per intero.

Quando e come mai ha deciso di diventare scrittore?

Un bel giorno – avevo circa 14 anni – ho scoperto che non sarei mai stato capace di bloccare una palla da baseball. Ma fin da ragazzo mi è sempre piaciuto scrivere. Questi erano i miei desideri: sposarmi, avere figli, diventare un giocatore di baseball e scrittore. Un sogno è crollato a 14 anni. Con gli anni invece sono riuscito a realizzare gli altri tre. Prima quello di diventare marito, poi padre e solo dopo molto tempo, visto che dovevo mantenere una famiglia, scrittore. Il mio primo romanzo l’ho scritto a 42 anni.

Che è “Il manoscritto di Godwulf” (pubblicato da Rizzoli nel 1976). Ha avuto problemi per farselo pubblicare?

Ho scritto il romanzo in un anno e mezzo. Ora sono molto più veloce, ma quella era la mia prima impresa. Ho spedito il dattiloscritto all’editore Houghton Mufflin, lo stesso che aveva pubblicato Il lungo addio di Chandler. Allora insegnavo alla Northeastern University e la casa editrice era lì a due passi. Al dattiloscritto ho allegato una lettera in cui dicevo: “Signori, vi piacerebbe pubblicare questo romanzo?” Ho aggiunto indirizzo e numero di telefono e tre settimane dopo mi hanno informato che lo avrebbero pubblicato.

Il suo personaggio principale, Spenser, è chiaramente ispirato a Marlowe. Quali sforzi ha dovuto fare per differenziarlo da questo modello?

Spenser (Robert Urich)

Spenser (Robert Urich)

All’inizio, non ho cercato di differenziare Spenser da Marlowe, ma piuttosto di considerarlo una “continuazione” dell’eroe chandleriano. Come scrittore alle prime armi, mi chiedevo cosa Chandler avrebbe fatto in questa o quella circostanza e così via. Col passare del tempo, mi sono allontanato da Chandler e Spenser da Marlowe. Non è stata una separazione intenzionale, ma senza dubbio salutare. Man mano che prendevo confidenza con il personaggio e avevo coscienza di quello che stavo facendo, mi veniva spontaneo pensare come si sarebbe comportato Spenser e solo lui in quella data occasione. Sono una persona diversa da Chandler, per cui alla fine anche Spenser è diventato un uomo diverso da Marlowe.

Attraverso i suoi romanzi, i lettori sanno quasi tutto sui gusti, le abitudini, le opinioni di Spenser, ma molto poco sulle sue origini, sul suo aspetto, perfino sul nome. Come mai?

Mi sto sforzando di universalizzarlo, e poi ho certe idee riguardo al mito dell’eroe americano. Secondo me, il nome o il mezzo nome o le origini misteriose fanno parte del mito dell’eroe. In A Castskill Eagle c’è qualcosa in più su Spenser, che spero non abbia distrutto la sua qualità universale. Sappiamo, infatti, dove è nato e in quali circostanze.

Quando affronta un nuovo romanzo, che cosa lo spinge a scriverlo? Una trama, un ambiente?

Non lo so. Probabilmente la risposta giusta è “il contratto”. Quando ho finito di scrivere un libro, so che ne devo fare un altro. Cerco di immaginarmi un tipo di scena: non proprio il luogo in cui si svolgerà la vicenda, ma l’intero background, l’atmosfera. L’idea non so mai bene come spunti all’orizzonte. E talvolta ci vogliono settimane, prima che questo accada. Non mi spavento, però, perché so che prima o poi qualcosa succederà.

Come procede il lavoro di scrittore?

Scrivo cinque pagine al giorno. Non ho problemi economici, per cui non scrivo sotto la pressione di guadagnare soldi. Comunque, pur non avendo bisogno di mettermi alla macchina per scrivere ogni giorno, non mi sento a mio agio se non scrivo regolarmente.

Vuole descrivere una sua giornata di lavoro?

Il mattino mi alzo molto presto, leggo il giornale e bevo il caffè. Poi faccio le solite telefonate, rispondo alle lettere, infine comincio a lavorare: sono le undici e non smetto prima delle quattro. Alle cinque, vado al club dove faccio anche dello sport. Questo per cinque giorni alla settimana.

A un lettore che non la conosce, quali dei suoi romanzi consiglia di leggere?

Spenser (Robert Urich)

Spenser (Robert Urich)

Se qualcuno intendesse leggere i tredici volumi della serie Spenser, lo consiglierei di seguire l’ordine con il quale li ho scritti. Se invece vuol leggerne solo un paio, gli suggerirei In cerca di Rachel Wallace (Giallo n. 1750) e Primi giorni di autunno (Giallo n. 1758), perché sono stati i primi romanzi in cui ho cominciato ad allontanarmi dalla routine di una detective-story per attirare l’attenzione di un pubblico più vasto.

Quali autori di mystery preferisce?

Mi piacciono George Higgins e Tony Hillerman. Leggo la P.D. James, una scrittrice fantastica. Confesso però che non amo leggere molta narrativa. Preferisco la non-fiction. Non mi lascio sfuggire niente di Barbara Tuchman, per esempio. Leggo il “Globe”, seguo lo sport alla televisione e la sera crollo presto dal sonno.

Secondo lei, perché la detective-story è tornata di nuovo in auge?

Forse il merito va a un numero considerevole di buoni scrittori, etichettati semplicemente come giallisti. Durante il Rinascimento non è accaduta la stessa cosa? Grazie a grandi commediografi come Marlowe e Shakespeare fiorì il periodo aureo del dramma. Oggi, grazie ad autori di qualità, siamo al Rinascimento della detective story.

L.

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