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CG0343Trovato su bancarella fortunata una chicca dal grande (e dimenticato, in Italia) mondo di Mike Shayne: un numero della collana “I Classici del Giallo Mondadori” con una sua avventura d’annata.
L’illustrazione di copertina è firmata da Oliviero Berni.

Più sotto riporto i due speciali presenti nel volume: due interventi di Brett Halliday in persona.

Ricordo che ho dedicato una pagina alla bibliografia italiana del personaggio.

La scheda di Uruk:

343. Cadavere in visita [Mike Shayne 7] (The Corpse Came Calling, o The Case of the Walking Corpse, 1942) di Brett Halliday [18 marzo 1980] Traduzione di Claudio Lo Monaco

La trama:

Peter Painter, capo della polizia di Miami Beach e nemico di Mike Shayne, questa volta passa il segno. Non si commuove neppure quando Phyllis, la moglie di Shayne, viene rapita. Il caso verte attorno a uno scontrino trovato in mano a un cadavere. Le cose, si sa, non sono mai così semplici, e a complicarle, stavolta, ci si mette una bionda che vuole sbarazzarsi del marito… e due pregiudicati decisi a recuperare il malloppo. C’è poi un proverbio che dice “fra due litiganti il terzo gode”.
Mike Shayne, l’investigatore privato dai capelli rossi, leale e spericolato, non se lo ricordava all’inizio di questa storia, ma alla fine gli verrà in mente e saprà apprezzarlo come si deve.

L’incipit:

Phyllis Shayne aveva installato un tavolino con macchina per scrivere e un classificatore di metallo nell’appartamentino da scapolo che era stato l’alloggio del marito, prima del loro matrimonio. Per il resto, l’appartamento era rimasto uguale a quando Michael Shayne ci abitava da solo: un mobiletto bar ben fornito, comode poltrone e un divano-letto.
Nei sei mesi che erano trascorsi dall’attacco a Pearl Harbor, Phyllis non aveva avuto nulla da scrivere a macchina, e gli schedari erano praticamente vuoti: comunque, davano un tono professionale all’ambiente. Inoltre, Phyllis lo rendeva vivace col caldo sorriso di benvenuto che veniva notato, per prima cosa, da chiunque entrasse.
Michael Shayne si soffermava sempre a guardare con approvazione la giovane moglie, tutte le volte che metteva piede in ufficio, quindi si informava con sollecitudine se si fosse presentato un nuovo “caso” durante la sua assenza.

L’autore:

Brett Halliday è nato a Chicago nel 1904. Il primo romanzo Mum’s the Word for Murder, senza Mike Shayne, lo ha scritto con lo pseudonimo di Asa Baker. È stato comunque l’investigatore “testarossa” a procurargli successo e denaro.

Prefazione di Brett Halliday

Per tradizione, gli investigatori privati della letteratura gialla sono dei duri che non hanno paura di usare le armi o i pugni, che passano la maggior parte del loro tempo a bere e a fare l’amore e che, il più delle volte, sono profondamente cinici. Mike Shayne, l’omone rosso di capelli e con i pugni di un Paul Bunyam, rompe questo stereotipato stampo. Sebbene usi i pugni in ciascuno dei suoi più di sessanta casi, raramente usa la pistola, facendo più volentieri affidamento sul suo cervello. D’accordo, ha una forte propensione per il cognac, ma questo in un certo senso si addice al sorridente Shayne, l’investigatore privato più famoso di Miami.
Michael Shayne, Investigatore Privato, una serie radiofonica che ebbe breve durata, aveva nella parte del protagonista Jeff Chandler. Richard Denning impersonò invece Shayne in trentadue episodi della durata di un’ora di una serie televisiva del 1960. Una versione drammatica di L’omicidio è affar mio ebbe vita breve sulle scene nel 1948. Ma La rivista di Michael Shayne (che ben presto divenne La rivista di Mike Shayne) è in edicola, in America, dal settembre del 1956. Su Shayne ci sono stati anche dodici film.
Brett Halliday era uno dei molti pseudonimi di Davis Dresser, scrittore prolifico di narrativa d’evasione e autore di innumerevoli racconti western, gialli, d’avventura, d’amore e di sesso per una varietà di pubblicazioni. Era stato anche proprietario della Torquil & Company, una casa editrice che pubblicò per molti anni i romanzi di Shayne. Uno dei membri fondatori della “Mistery Writers of America”, l’associazione degli autori di gialli, Dresser visse a Santa Barbara, in California, fino alla sua morte, avvenuta all’inizio del ’77quando lo scrittore aveva 72 anni.
Brett_Halliday

Il mio Mike Shayne, di Brett Halliday

Vidi per la prima volta l’uomo che ho chiamato Michael (Mike) Shayne a Tampico, nel Messico, tanti e tanti anni fa. Ero soltanto un ragazzo che lavorava come mozzo su una petroliera, quando attraccammo a Tampico per prendere a bordo un carico di petrolio grezzo. Dopo cena, un piccolo gruppo di marinai andò a terra, per visitare quel porto straniero. Io facevo parte del gruppo.

Non ci allontanammo molto dalla nave, perché alla prima taverna che incontrammo ci ficcammo dentro. Eravamo tutti allineati davanti al bancone, ad assaggiare la tequila, quando notai un americano con i capelli rossi seduto a un tavolino dal quale si dominava l’ambiente affollato. Sul tavolo, davanti a sé, aveva una bottiglia di cognac, un bicchierino e un bicchiere grande pieno d’acqua ghiacciata. Era alto e allampanato, aveva i lineamenti marcati e freddi occhi grigi che osservavano la scena con una sorta di divertito distacco. Doveva essere sui ventidue, ventitré anni e, mentre lo guardavo, si portò il bicchierino alle labbra per sorseggiare un po’ di cognac, che poi mandò giù con un sorso d’acqua gelata.

Non so che cosa mi spingeva a osservarlo così attentamente. Forse c’era in lui qualcosa di particolarmente solitario, in quella taverna affollata. Faceva parte della scena, ma come elemento a se stante. Al centro del locale un messicano suonava la fisarmonica e diverse coppie ballavano. Altre “señoritas” gaiamente vestite sedevano qua e là tutt’attorno alla sala e alcuni dei marinai andarono a invitarle a ballare.

Non so che cosa scatenò la rissa. Forse uno dei marinai aveva invitato la ragazza di qualcun altro. Improvvisamente, scoppiò una zuffa che rapidamente ingigantì, allargandosi a tutto il locale. C’erano imprecazioni, grida e il luccichio dei coltelli sfoderati. Gli altri erano in soprannumero e noi stavamo per avere la peggio quando, all’improvviso, con la coda dell’occhio vidi l’americano spingere in là il tavolino e gettarsi nella mischia, agitando i suoi grossi pugni.

Ogni volta che lui colpiva, un messicano finiva a terra, e generalmente là rimaneva. Venni colpito alla testa da una bottiglia di birra e calpestato da altri che lottavano. Probabilmente, per un attimo dovetti perdere i sensi, perché mi resi bruscamente conto che la zuffa si era placata e che io giacevo nel bel mezzo di un groviglio di corpi, con la testa rotta e la faccia tutta insanguinata. Poi, venni trascinato fuori dal groviglio, e rimesso in piedi, dall’americano con i capelli rossi. Mi diede una spinta per farmi superare le porte a molla e io incespicai e caddi all’esterno, dove venni raccolto dai miei compagni che uscivano a loro volta dietro di me.
Ci allontanammo di là in fretta e furia e tornammo a bordo, a medicare teste rotte e ferite da coltello per fortuna non gravi.

Il mattino dopo riprendemmo il mare e nessuno di noi seppe più che fine avesse fatto il rosso dopo che avevamo lasciato la taverna.
Non lo rividi che molti anni dopo, a New Orleans. Avevo lasciato il mare e ora sbarcavo il lunario alla meglio, scribacchiando romanzi.
Mi ero fermato a bere qualcosa in un bar pieno di fumo del Quartiere Francese, e dopo avere ordinato, al banco, mi ero girato a dare un’occhiata al locale.
Ed ecco che lo vidi! Seduto solo soletto a un tavolo verso il centro della stanza, aveva davanti a sé un bicchierino di cognac e un bicchiere colmo d’acqua gelata.
Era lui, senza alcun dubbio. Invecchiato di parecchi anni e con le spalle più larghe di come me lo ricordavo, ma con la stessa espressione di solitudine e di distacco negli occhi freddi e grigi.

Pagai la mia bibita e, con il bicchiere in mano, mi avvicinai al suo tavolo. Mi guardò meravigliato, nel vedere che prendevo posto di fronte a lui, e io mi affrettai a ricordargli la rissa al porto di Tampico, dicendogli d’essere quel marinaio che lui aveva tirato fuori dalla mischia e spinto in salvo.
Un gran sorriso gli illuminò la faccia, e stava per dire qualcosa quando, sui suoi lineamenti, calò un gelo improvviso. Fissava la porta d’entrata, alle mie spalle, e io mi girai per vedere che cosa stesse guardando.
Due uomini erano entrati nel bar e si dirigevano verso di noi. Lui fini d’un sorso il cognac e si alzò proprio mentre i due si fermavano accanto a noi. “Restate dove siete”, disse a me, con asprezza, e s’incamminò verso l’uscita preceduto da uno dei due tipacci e seguito dall’altro. Sparirono così nel Quartiere Francese, e da allora non l’ho più rivisto.
Ma non l’ho mai dimenticato.

Anni dopo, quando decisi di cimentarmi nel romanzo giallo, non ebbi un attimo di esitazione su chi dovesse essere il mio protagonista. Gli misi nome Michael Shayne perché mi sembrava che gli si addicesse, chissà perché. Scrissi Dividend on Death (“Ipnosi”) e cominciai a spedirlo alle case editrici e a vedermelo tornare indietro con la scritta: Respinto.
Venne respinto da ventidue editori prima che mi dessi per vinto e lo mettessi da parte, dentro un armadio.
Nel frattempo avevo scritto un altro romanzo poliziesco sotto lo pseudonimo di Asa Baker. Era intitolato Mum’s is the Word for Murder, era scritto in prima persona e si svolgeva a El Paso. Venne respinto da soli diciassette editori, prima che Frederick Stokes lo acquistasse.

Poi, capitò una di quelle coincidenze che si danno proprio nella vita reale. Poco dopo la pubblicazione di Mum’s is the Word for Murder, ricevetti la visita di un venditore della Stokes che si occupava anche del mio libro. Era stato accompagnato a Denver, dove vivevo allora, da un altro venditore della Henry Holt & Company (una delle poche case editrici che non aveva avuto occasione di respingere Dividend on Death). Li invitai tutti e due a cena da me, quella sera, e nel corso della serata, tra una bevuta e l’altra, ricevetti le congratulazioni di entrambi per Mum’s is the Word for Murder.

Li ringraziai ma spiegai d’avere scritto un giallo ancora più bello, che purtroppo era finito in un cassetto dopo ventidue bocciature. Il venditore della Holt mi disse allora che Henry Holt stava appunto per iniziare una nuova serie gialla, e mi consigliò di mandargli Dividend on Death. Tentai, e Bill Sloane (allora redattore della Holt) lo approvò e mi mandò un contratto.
Così, Michael Shayne era finalmente in orbita.

Non l’avevo certo immaginato come il primo di una serie, quando l’avevo scritto, ma Bill Sloane mi chiese un secondo episodio con quegli stessi personaggi, e così scrissi The Private Practice of Michael Shayne (“Quell’incanto di Phyllis”).
Il primo libro raccontava la storia di Phyllis Brighton, una ragazza giovanissima e molto carina che era accusata d’avere assassinato la propria madre. Si innamorava di Shayne, durante il corso dell’episodio, e alla fine tentava di fare l’amore con lui. Shayne, che aveva parecchi anni più di lei, le batteva paternamente sulla spalla e le consigliava di ritornare dopo essere cresciuta un po’.
Nel secondo libro la usai come personaggio sussidiario, e il libro terminava con i due che, ormai fidanzati, stavano per sposarsi.

La Twentieth Century-Fox acquistò The Private Practice of Michael Shayne per farne un film che avrebbe avuto come protagonista Lloyd Nolan, e mi fece un contratto per una serie di film, tutti con Nolan nella parte di Shayne. In base al contratto, mi avrebbero pagato una certa somma per ogni film in cui sarebbe apparso Shayne, e mi promettevano una somma in più per ciascun libro mio usato nella serie.
Ma, nella serie, non venne usato nessuno dei miei intrecci. Invece, la casa cinematografica acquistava libri da miei concorrenti, cambiando il nome del personaggio principale in quello di Michael Shayne. Ne ero sorpreso e amareggiato, perché pensavo che i miei libri fossero altrettanto buoni se non migliori di quelli acquistati da altri, e io ci rimettevo una consistente somma di denaro a ogni nuovo film.
Alla fine, indagai sulle ragioni e scoprii che dipendeva dal fatto che Shayne e Phyllis erano sposati. Era contrario alla politica di Hollywood usare investigatori sposati.
Di fronte a un fatto del genere, decisi di eliminare Phyllis e lasciare Shayne libero per i futuri film. La eliminai tra Murder Wears a Mummer’s Mask (“Vacanze nel Colorado’’) e Blood on the Black Market (“Chiamete Mike Shayne”).
L’avevo fatta morire di parto nell’intervallo tra un episodio e l’altro, ma ahimè! prima che Blood on the Black Market venisse pubblicato, la Fox decise di lasciar cadere la serie, per cui la povera Phyllis era morta invano. Ho avuto centinaia di lettere da parte di “fans” che mi chiedevano che fine avesse fatto Phyllis, e ora l’odiosa verità è stata detta.

Ormai che i film non erano più un fattore determinante, nel mio libro successivo, Michael Shayne’s Long Chance (“Avventura con Lucy”), portavo Shayne a New Orleans, a occuparsi di un caso, e là faceva la conoscenza di Lucile (Lucy) Hamilton, che prendeva il posto di Phyllis come compagna. Riportavo Lucile a Miami con Shayne come sua segretaria, e da quel momento è sempre rimasta in quella veste.
Non so esattamente quale sia la situazione tra Shayne e Lucile Hamilton. Sono buoni amici, lei collabora con Mike nella maggior parte dei casi, ma non credo che Shayne si risposerà. Spesso porta Lucile fuori a cena, si ferma a casa di lei per bere qualcosa e fare due chiacchiere, e lei tiene sempre a portata di mano una bottiglia di quel particolare cognac.

Shayne ha un solo vero amico a Miami: Timothy Rourke, cronista di nera di uno dei giornali di Miami. Rourke è alto, magro, ha un aspetto un po’ trasandato, è un gaio compagno di bevute per Shayne. Accompagna Shayne nella maggior parte dei suoi casi, con la speranza di ottenere l’esclusiva, a caso risolto, per il suo giornale.
Shayne è in buoni termini anche con Will Gentry, il capo della polizia di Miami. Gentry ha simpatia per Shayne, lo ammira, e ha la tendenza a chiudere un occhio quando Shayne, nel risolvere un caso, si prende qualche confidenza con la legge.
D’altro canto, il nemico giurato di Shayne è Peter Painter, capo dell’ufficio investigativo di Miami Beach, che si trova di fronte a Miami al di là della Baia di Biscayne. Hanno avuto numerosi scontri quando un caso ha portato Shayne nel territorio di Painter, scontri dai quali Painter emerge sempre battuto.

Non so assolutamente niente del passato di Shayne. Per quanto mi riguarda, è comparso in scena a Tampico, nel Messico, una quarantina d’anni fa. Non so dove o quando sia nato, che specie di infanzia e di educazione abbia avuto. È mia impressione che non sia un individuo colto, anche se è bene educato, parla bene e s’intende di una varietà di argomenti.
Non ha cognizioni speciali o esoteriche che lo aiutino a risolvere i suoi casi. Il lettore può identificarsi con lui perché è un individuo normale, come il lettore stesso. Risolve i casi con l’uso del semplice buon senso, di molta perseveranza e della totale assenza di paura.
Messo di fronte a un problema, lo valuta da un punto di vista pratico, seguendo ostinatamente ciascun filo fino ad arrivare in un vicolo cieco e lasciando allora cadere quel filo per seguirne un altro, e così via.
Raramente porta la pistola, si fida dei suoi pugni per levarsi dai guai nei quali va a cacciarsi. Come risultato, fiducioso com’è nelle proprie risorse, si è preso ogni tanto qualche brutta battuta.

In diversi dei miei libri ho accennato al fatto che Shayne lavorava per una grande agenzia investigativa, prima di mettersi in proprio a Miami. Come risultato, ha amici in diverse città degli Stati Uniti, ai quali può rivolgersi per informazioni o per aiuto, qualora il caso lo richieda.
È ben conosciuto e stimato da elementi criminali di Miami, che rispettano la sua integrità e la sua discrezione e sono disposti a passargli informazioni non disponibili per la polizia.
Non si serve di congegni o apparecchiature speciali, alla James Bond; per arrivare in porto, fa affidamento sui suoi pugni e, occasionalmente, su una pistola.
In tutti i suoi casi, cerco di dare al lettore esattamente gli stessi fatti e le stesse informazioni via via in possesso di Shayne.

Questo riassume suppergiù Michael Shayne così com’è stato descritto in una sessantina di romanzi e più.

L.

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