Tag

, ,

0357 Phil Sherman Missione 1Trovato su bancarella questo vecchio numero di “Segretissimo” (Mondadori) diretto da Laura Grimaldi, con un’avventura del personaggio di Don Smith.
L’illustrazione di copertina è firmata dal grande Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

357. Phil Sherman: missione 1 [Phil Sherman 1] (Secret Mission: Peking, 1968) di Don Smith [1° ottobre 1970] Traduzione di Paolo Montaldi
Inoltre contiene:
Le spie in minigonna, di David Pkelps
Spionaggio nelle due Germanie, di Alfred Schroeder

La trama:

Chi è Phil Sherman? Un uomo non giovanissimo, alto, asciutto, intelligente, efficiente, con un certo fascino e un certo «savoir faire». Sembra il ritratto di un «businessman» d’alto livello, più che d’una spia, e infatti Phil Sherman è prima di tutto un uomo d’affari: si occupa di calcolatori elettronici. Ma è chiaro che nel campo dell’elettronica esistono risvolti particolari, insospettabili, soprattutto quando i «computers» possono diventare un’arma paragonabile all’atomica. E così il «businessman» Phil Sherman viene avvicinato da un individuo enigmatico, che afferma d’essere un agente governativo e che ci rimette le penne nel giro di pochi giorni. Non prima, però, di aver avviato Sherman su una strada apparentemente senza ritorno. Dapprima Sherman oppone resistenza, ma poi gli argomenti di chi vuole tirarlo nel gioco si fanno tanto convincenti che lui accetta. E parte così per la sua prima missione. Ne seguiranno altre, di missioni-Sherman, e siamo convinti che i lettori di Segretissimo decreteranno al nuovo agente «speciale» lo stesso successo che ha accompagnato fin qui OS 117, Nick Carter, S.A.S. e tutti gli altri.

L’incipit:

La prima lettera che avevo ricevuto da Stratton era piena di bugie: mi sarei accorto, stando un po’ con lui, che era sua abitudine mentire sfacciatamente ogni volta che parlava. Ma non era un bugiardo nel vero senso della parola: aveva solo una spiccata tendenza ad omettere dai suoi discorsi alcuni fatti importanti. È il modo di mentire tipico di quei testimoni che in tribunale riescono a ingannare giudici e giurati senza correre molti rischi.
Mi rendevo conto però che a volte era necessario affrontare certi argomenti in modo “riservato” anche con i collaboratori più stretti, specialmente per uno come Stratton, che affrontava pericoli e morte per necessità professionali. Avrei voluto parlare di questo con lui, ma fu assassinato prima che me ne capitasse l’occasione.

L.

– Ultimi post simili:

Annunci