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0541 Phil Sherman Missione 15Trovato su bancarella questo vecchio numero di “Segretissimo” (Mondadori) diretto da Laura Grimaldi, con un’avventura del personaggio di Don Smith.
L’illustrazione di copertina è firmata dal grande Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

541. Phil Sherman: missione 15 [Phil Sherman 15] (Haitian Vendetta, 1973) di Don Smith [11 aprile 1974] Traduzione di Nuccia Agazzi
Inoltre contiene:
[Storia Top-Secret] Spionaggio nelle guerre del Risorgimento, di Elio Nicolardi
[Everard la cronospia] La “scoperta” sbagliata, di Poul Anderson – Traduzione di Andreina Negretti

La trama:

A Phil Sherman ne succedono di tutti i colori. D’accordo, la sua professione è rischiosa e, soprattutto, implica i più strani e complessi intrighi politici e internazionali. Ma quando a tutto questo si aggiungono misteriosi sacerdoti dediti ai riti voodoo e ambiziosi al punto da non guardare in faccia nessuno pur di averla vinta, allora anche per Phil il compito diventa quasi insuperabile. Già, quasi. Perché Phil, oltre che sfegatato e pronto a tutto, è anche terribilmente cocciuto. E poi, c’è di mezzo una ragazza rapita che corre un pericolo mortale. E Phil è pure galante, a suo modo. E così, si mette contro i Tontons Macoutes, o almeno contro quei Tontons Macoutes che non vogliono stare in riga, comandati come sono da un ufficiale che sembra aver venduto l’anima al diavolo. Ad Haiti, dove Phil agisce, l’atmosfera è surriscaldata. Il paese sembra diviso da una faida micidiale, che rischia di coinvolgere e di travolgere l’intero paese. I ribelli sono arrivati a tentare l’invasione di Port au Prince, e se Phil Sherman non si muove alla svelta, avrà sulla coscienza non solo uno sterminio, ma anche la salute fisica e morale della ragazza rapita.

L’incipit:

A metà maggio, il traffico della Air France sulla rotta Parigi-Antille si svolge normalmente in direzione della Francia. Io andavo nella direzione opposta, e così avevo praticamente la sezione posteriore del Boeing 707 tutta per me. Era un volo notturno; perciò, dopo aver cenato, spensi la luce e cercai di dormire. Ma le sogliole allo Chablis e i tournedos con il vino di Borgogna non sono certo dei tranquillanti… non per il mio stomaco, almeno. Dopo un po’ rinunciai all’idea di dormire e levai dalla borsa il miniregistratore. Avrei dovuto disfarmi del nastro prima di atterrare nella Martinica, il giorno dopo; mi sistemai l’auricolare e ascoltai per l’ultima volta la voce di Ross McCullogh, il mio capo della Central Intelligence Agency. Il registratore, insieme con la grossa busta commerciale che mi era stata consegnata a Parigi due giorni prima, rappresentava il motivo di quel mio viaggio nella notte stellata, sopra l’Atlantico.

L.

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