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0389 Phil Sherman Missione 6Trovato su bancarella questo vecchio numero di “Segretissimo” (Mondadori) diretto da Laura Grimaldi, con un’avventura del personaggio di Don Smith.
L’illustrazione di copertina è firmata dal grande Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

389. Phil Sherman: missione 6 [Phil Sherman 7] (Secret Mission: Cairo, 1969) di Don Smith [13 maggio 1971] Traduzione di Nuccia Agazzi
Inoltre contiene:
[Spionaggio tra fantasia e realtà] Le baronessine della Wehrmacht, di Salvatore di Rosa
[Spio-Choc] Lotta nell’ombra, di Giorgio Vaglio

La trama:

In Francia, è sparita una bomba atomica. È chiaro che un avvenimento del genere, se strumentalizzato a dovere, potrebbe scatenare la terza guerra mondiale, una di quelle guerre senza vinti né vincitori. Tutti sono interessati al ritrovamento della bomba, e anche se, apparentemente, le ragioni di questo interesse sono diverse tra loro, in realtà al fondo cova una paura identica: la paura dello sterminio di tutta l’umanità. Tra tutti gli agenti professionisti, smanicati, astuti ed esperti che la CIA ha a sua disposizione, non ce n’è uno che vada bene, per una ragione o per l’altra. Resta così Phil Sherman, l’uomo dei momenti difficili, l’agente specialissimo per missioni super-rischiose. In realtà, a Phil della bomba importa ben poco. Lui preferirebbe continuare a occuparsi della sua vita e del suo lavoro. Ma la CIA è un’organizzazione alla quale non si può dire di no. E Sherman parte per il Cairo, alla ricerca dell’ordigno infernale che, a quanto pare, è nascosto in qualche zona deserta dell’Egitto. Cercare una bomba atomica non è certo un problema di facile soluzione. Se poi si aggiunge che, una volta rintracciata, bisognerà anche disinnescarla… Be’, allora le cose si complicano veramente. Troppo, forse.

L’incipit:

Debray giaceva sullo stomaco nell’erba umida e altissima, all’estremità della pista d’atterraggio, e sentiva soffiare sopra di sé l’aria calda del Mystère che stava virando per atterrare. Il secondo aereo toccò il suolo, rullò fino al limite della pista. Quando Debray alzò gli occhi gli parve che il fanalino d’ala, una luce verde sullo sfondo della notte, fosse direttamente sopra la sua testa. Si senti investire dal soffio caldo del jet, e girò la testa. Quando il terzo dei quattro aerei ebbe toccato la pista, si mise in ginocchio e levò di tasca le due lampadine tascabili.
Il quarto Mystère venne avanti basso e veloce, con le potenti luci d’atterraggio che strisciavano sulla superficie di cemento del campo della base aerea vicino a Mont-de-Marsan. Con un gemito di pneumatici, l’apparecchio si posò sulla pista, e mentre avanzava rollando verso l’estremità del campo, il pilota spense le luci d’atterraggio.

L.

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