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Fred Saberhagen - DraculaSembra strano che un film tratto da un romanzo conosca una novelization: di solito in questi casi gli editori si limitano a ristampare il romanzo originale.
Ma quando a trasformare la sceneggiatura del film in romanzo c’è il prolifico Fred Saberhagen – autore purtroppo quasi ignoto in Italia – ecco che esce fuori un curioso esperimento, che sono felicissimo di aver beccato su bancarella.

La scheda di Uruk:

Dracula di Bram Stoker (Bram Stoker’s Dracula, 1992) di Fred Saberhagen [“Pandora” n. 636, Sperling & Kupfer 1993] Traduzione di Bruno Amato
– dalla sceneggiatura di James V. Hart, ispirata al romanzo del 1897 di Bram Stoker, per il film omonimo di Francis Ford Coppola, con Gary Oldman e Winona Ryder

La trama:

Di tutti i mostri sfornati dall’industria della celluloide nessuno ha conosciuto tante reincarnazioni come Dracula, il vampiro. Nel corso degli anni, infatti, oltre cento film hanno sfruttato il personaggio, ma nemmeno uno si è preoccupato di tradurre fedelmente in immagini il romanzo in cui la spaventosa creatura della notte ha acquistato celebrità, Dracula (1897), dell’irlandese Bram Stoker. In questo libro, bestseller negli Stati Uniti, tratto dalla sceneggiatura dell’attesissima pellicola di Francis Ford Coppola, basata sull’opera di Stoker, finalmente viene resa giustizia alla figura storica e letteraria del vampiro. Il preciso intento degli sceneggiatori e del regista è appunto restituire al “mostro” le radici e la fisionomia originali, travisate da riduttive trasposizioni artistiche. Per creare il suo tenebroso protagonista, l’autore fuse antiche superstizioni e realtà documentata: Dracula si rifà a un individuo di sinistra fama vissuto nel 1400, il voivoda valacco Vlad Tepes, detto l’Impalatore per il crudele sistema con cui uccideva i nemici. Cavaliere dell’Ordine del Drago, paladino della Chiesa contro i Turchi infedeli, Vlad si ribellò orrendamente a Dio quando la moglie, suicidatasi in seguito alla falsa notizia della sua morte, non ottenne sepoltura cristiana. Condannato alla vita eterna, Vlad-Dracula attraversa i secoli alla ricerca della propria sposa e la sua avventura terrena giunge al culmine quando, oltre quattrocento anni dopo, a Londra, riconosce nelle fattezze della giovane Mina il volto tanto amato e rimpianto… Attorno a questo nucleo altamente romantico si coagula tutto un intreccio di personaggi, fatti e misfatti nella migliore tradizione gotica, fra antichi castelli, montagne impervie, fanciulle vampirizzate, sensualità e trasgressione, candore e perfidia in una miscela potentemente suggestiva, dal fascino irresistibile. Metafora sotto la quale si celano esplicite allusioni erotiche – e in particolare, in Stoker, la repressione sessuale della sua epoca – il vampiro esprime dunque il risveglio delle pulsioni dell’eros, interpretazione che certo non lo esaurisce ma che sembra, a giudicare dalla fortuna del mito, la più seducente.

L’incipit:

Europa orientale – 1462
DA quando il suo giovane principe era partito per la guerra, il sonno della principessa Elisabeth era tormentato da rossi sogni di orrore e di sangue. Ogni notte lottava per rimaner sveglia il più a lungo possibile; e quando, prima o poi cedeva, inevitabilmente, alla natura e chiudeva gli occhi, subito si trovava a vagare nell’incubo di campi di battaglia disseminati di corpi impalati e smembrati. E qui iniziava una nuova sua lotta: evitare il più a lungo possibile di guardare in volto uno di quei soldati sfigurati… ma ancora una volta, prima o poi, un impulso insopprimibile la obbligava a fissare uno di essi.
E, sempre, il viso del soldato dilaniato era quello di «lui»; e, sempre, Elisabeth si risvegliava urlando.
Quella notte, nell’ora che precede l’alba, l’ora in cui la disperazione tocca il fondo, Elisabeth percorreva le sue stanze, nel luogo più alto e più sicuro del castello, mentre le sue ancelle, sfinite dalla condotta ormai quasi demente della padrona, dormivano. Ora non più solo nei sogni della dama, ma anche nella sua immaginazione da sveglia, il fiotto sanguigno sgorgava denso e vermiglio dalle vene del suo giovane diletto sposo, rosso vino spremuto a goccia a goccia dal suo corpo, estratto dagli spietati attrezzi degli aguzzini senza volto che lo tenevano prigioniero.

L’autore:

Fred Saberhagen è autore di numerosi libri di fantascienza, fantasy e gothic tra cui Vampiro. James V. Hart ha scritto la sceneggiatura da cui è tratto questo libro. Il film diretto dal grande regista Francis Ford Coppola, distribuito dalla Columbia TriStar Films Italia, vanta un cast d’eccezione: Gary Oldman, Keanu Reeves, Winona Ryder e Anthony Hopkins.

Introduzione dello sceneggiatore James V. Hart

«Perché?» mi chiese il produttore mentre rimpiangeva di aver accettato l’incontro con lo sceneggiatore che gli stava davanti: uomo oltre la quarantina, con i capelli parzialmente grigi, mai contattato da altri produttori. «Perché fare un remake di Dracula? Ne hanno realizzati a centinaia. Tutti ormai conoscono la storia. Diavolo! C’è anche un Conte Dracula nei Muppets che insegna ai bambini a contare! Come potremmo essere presi sul serio?»
La mia risposta era sempre la stessa: «Perché Dracula non è mai stato tradotto in un film!»
Chiunque abbia letto il brillante romanzo gotico di Stoker, un testo a sfondo erotico, pubblicato nel 1897, capisce che la mia risposta non voleva essere arrogante ma piuttosto rispettosa del celebre classico della letteratura.
Quanto leggerete nelle pagine che seguono non è il romanzo di Stoker, di cui raccomando caldamente la lettura, se non l’avete già fatto, ma la novelization per mano di Fred Saberhagen, del film basato sull’adattamento cinematografico da me preparato. Questa storia è stata diretta da Francis Ford Coppola con occhio e mano da maestro (e sangue e denti acuminati, tra le altre cose). Wow!
Citerò soltanto due ricordi personali riguardo al viaggio che state per intraprendere tra le seducenti tenebre di Bram Stoker’s Dracula in versione cinematografica. Lessi per la prima volta l’opera di Stoker con le note di Léonard Wolf nel 1977; dieci anni dopo lessi il mio primo romanzo di Fred Saberhagen sui vampiri: la mia carriera in quel momento attraversava un periodo di stagnazione. Ero certo di aver trovato in Saberhagen un vecchio amico che, come me e come Wolf, credeva che non è possibile tenere a bada un autentico vampiro e che a Dracula non era mai stata resa giustizia sugli schermi.
Sono particolarmente felice del fatto che Saberhagen si unisca a me in questa celebrazione del Dracula di Bram Stoker. Saberhagen ha mantenuto in vita per anni il Re dei vampiri scrivendo originali romanzi, ricchi d’inventiva su Vlad Dracul e le sue avventure oltre la tomba.
Queste memorie rappresentano per me un’ossessione durata quindici anni che mi spingeva a resuscitare Dracula ancora una volta sulla pagina stampata e sullo schermo.
Dopo anni di delusioni, di battaglie, di rifiuti, la sete di sangue si è dimostrata più potente persino di Hollywood. DRACULA È VIVO!
In che cosa differisce questa versione da quella di Stoker? Perché «tradurre in romanzo» un romanzo che è già buono di per sé? Essere fedeli a Stoker è già un punto di partenza. C’è la domanda: «Come ha fatto Dracula a diventare un vampiro?» In altri termini: «Chi ha morso Dracula?» Nelle mie ricerche sul personaggio storico di Dracula, ovvero Vlad l’Impalatore, fui sorpreso nel- l’apprendere che costui era un cavaliere della Chiesa, membro dell’Ordine dei dragoni, un ordine sacro, votato a proteggere la Chiesa di Cristo da tutti i nemici. Era un crociato, un eroe carismatico che nel 1400 salvò la sua patria dall’invasione dei turchi musulmani. Questo non corrisponde all’immagine convenzionale di un Dracula blasfemo, terrorizzato dai crocefissi, animale succhiasangue. L’uomo difese la Croce, non la fuggì.
Non solo questa, ma un’ulteriore scoperta contribuì alla revisione del mito tradizionale. La moglie del principe Dracula si suicidò in seguito alla falsa notizia della morte del marito, ucciso dai turchi. Da quando la donna si tolse la vita i cancelli del cielo le furono sbarrati e le leggi della Chiesa – quella stessa Chiesa che lei e il suo principe difendevano, impalando e torturando i turchi – la condannarono a vagare in eterno, negandole la sepoltura cristiana.
Tutti i pezzi del mosaico all’improvviso si ricomponevano in un’unità e la storia di Dracula poteva essere narrata di nuovo, combinando gli elementi della storia con quelli della finzione romanzesca di Stoker. Un valoroso soldato perde il suo unico amore e fa voto di uscire dalla tomba per vendicare la morte della sua sposa. Dracula risorge dai morti come un angelo caduto in guerra con Dio, gravato dalla maledizione di una vita eterna, condannato a nutrirsi di sangue fresco e a vagare attraverso i secoli finché non trova il vero amore. E questo succede quattrocento anni più tardi, a Londra, alla fine del secolo scorso. Mina, promessa sposa di Jonathan Harker, è il vero amore di Dracula, quello che ha disperatamente cercato nei suoi lunghi anni di esilio sulla terra.
Questo Dracula è la storia mai raccontata del vero amore che non muore mai.

Postfazione del regista Francis Ford Coppola:

Il primo film di Dracula che mi sia capitato di vedere è stato La casa degli orrori con John Carradine. Adoravo quell’attore, il suo viso scavato e come sollevava il mantello per trasformarsi in pipistrello… è il mio prototipo di Dracula…
«Avevo letto il libro quando ero parecchio giovane e mi era piaciuto. Poi, da ragazzino, un’altra occasione mi avvicinò al testo: facevo il capogruppo in un campeggio a nord dello Stato di New York: mi era stato affidato un gruppo di ragazzini di otto e nove anni. Avevo l’abitudine di leggere loro dei brani di letteratura la sera e un’estate leggemmo Dracula. Quando arrivammo al momento agghiacciante in cui Harker, guardando fuori dalla finestra, vede Dracula che striscia lungo il muro come un insetto, anche in quei giovanissimi si accese un vivo interesse…
Quando presi visione della sceneggiatura di James, giudicai brillante e nuova l’idea di utilizzare la storia del principe Vlad come cornice all’intera vicenda. Si avvicinava all’opera di Stoker più di qualsiasi altra realizzazione precedente…
Notai, guardando tutti gli altri film su Dracula, in quale misura si discostassero da quanto invece era stato scritto, o fosse implicito nella narrazione, e come facessero confusione con i personaggi e i loro rapporti. Nel nostro film, al contrario, i personaggi sono modellati su quelli di Stoker per ciò che riguarda il carattere e il ruolo e inoltre compaiono figure che in altri film sono state eliminate. E poi, l’ultima parte – quando Van Helsing smaschera i punti deboli di Dracula, le vampire assassine lo inseguono fino al castello in Transilvania e l’intera scena, scandita da un crescendo, raggiunge il culmine con un’inquadratura alla John Ford – ecco, questo è qualcosa che nessuno prima aveva mai girato…
Rendere giustizia al complesso personaggio di Dracula era uno degli obiettivi principali. È stato infatti sempre presentato come un mostro o un seduttore, ma approfondire la sua biografia mi ha fatto pensare a lui come a un angelo caduto, Satana. L’ironia è che Dracula era invece un paladino della Chiesa, un eroe che da solo arrestò l’avanzata dei Turchi e poi abiurò la religione perché sua moglie si era suicidata e le era stata negata la sepoltura cristiana. Quando i grandi cadono, si trasformano nei demoni più malvagi. Satana era infatti l’Angelo della gerarchia più alta.
Il rapporto dell’uomo con Dio è sacramentale: si esprime attraverso il simbolo del sangue. Così quando Dracula rifiuta Dio, il sangue diventa l’elemento basilare di tutti i tipi di «sacramenti-non sacri» presenti nella storia: battesimo, matrimonio, Messa…
Il sangue è anche simbolo di passione, la fonte di tutte le passioni. Ritengo sia la seconda tematica in ordine di importanza presente nella storia. Abbiamo cercato di descrivere sentimenti così potenti da sopravvivere attraverso i secoli, come l’amore di Dracula per Elizabeth. L’idea che l’amore possa vincere la morte, o che, peggio della morte, possa ridare al vampiro la sua anima perduta…
Solitamente Dracula è soltanto una creatura strisciante da film dell’orrore. Invece voglio far capire alla gente che dietro la sua figura c’è una lunga tradizione storica e letteraria. Vedere che sotto il mito del vampiro c’è qualcosa di profondamente umano, sperimentabile da chiunque… Anche se oggi la gente non vive il rapporto con Dio come un rapporto sacramentale, penso che sia comunque in grado di capire come certi rinuncino ai propri legami di sangue con la creazione – così lo spirito creativo, o come altrimenti si vuole chiamarlo – e diventino morti viventi. Il vampiro ha perso l’anima e questo può accadere a chiunque.

(Tratto da Bram Stoker’s Dracula: the Film and the Legend by Francis Ford Coppola and James V. Hart. Copyright © 1992, Columbia Pictures Industries, Inc. Edito da Newmarket Press, New York. Per gentile concessione.)

L.

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