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olen-steinhauer-la-cena-delle-spieLa Piemme porta questi giorni in libreria il nuovo atteso romanzo di Olen Steinhauer, una delle nuove promesse statunitensi: La cena delle spie.

La scheda di Uruk:

La cena delle spie (All the Old Knives, 2015) di Olen Steinhauer [12 settembre 2016] Traduzione di Stefano Magagnoli

La trama:

Celia Harrison sa, o crede di sapere, cosa l’aspetta la sera in cui, nell’idillica Carmel-by-the-Sea, di fronte alle onde del Pacifico, arriva con un volo dall’Europa l’agente Henry Pelham – che con la sua stanchezza, le spalle curve, e quell’incontrollabile voglia di un martini, sembra arrivato apposta per riportarla indietro nel tempo, a un passato che Celia ha deciso di gettarsi alle spalle. Un passato in cui anche lei, come Henry, era un’agente della CIA. E in cui un terribile atto terroristico all’aeroporto di Vienna, che la CIA non seppe né arginare né sventare, mise fine alle loro carriere. Al loro amore turbolento. Alla fiducia che nutrivano l’uno per l’altra.
Un solo appuntamento a cena: il primo dopo molti anni, e quasi sicuramente l’ultimo. Anche Henry sa, o crede di sapere, cosa lo aspetta. Per lui questa è la cena della resa dei conti. La cena in cui – con ogni mezzo, lecito e illecito – estorcerà a Celia una confessione su cosa successe davvero a Vienna, e in cui saprà anche perché, subito dopo, Celia lo lasciò per sempre, sgretolandogli il cuore. Ma Celia ha tutt’altri programmi per la serata – e per Henry. Perché nulla è come sembra durante questa lunga, burrascosa, sorprendente cena di ex amanti, ex colleghi, ex spie. Nulla se non una cosa: ogni parola detta è una bugia.
Da un autore che è una riconosciuta promessa del thriller americano, «scritto in una prosa che fa scintille a ogni pagina, questo romanzo dimostra definitivamente che Olen Steinhauer è il vero, unico erede di John le Carré» (“Daily Mail”).

L’incipit:

C’è un ritardo del decollo da San Francisco – immagino sia dovuto al sovraffollamento dell’aeroporto, ma nessuno ce lo dirà mai per certo. In momenti come questo, seduto in attesa forzata sulla pista, è facile avere pensieri apocalittici – aeroporti sull’orlo del tracollo, autostrade intasate di SUV guidati da cittadini impazziti, allarmi smog, centri di pronto soccorso paralizzati, corridoi affollati di feriti sanguinanti. Quando sei in California, questo tipo di visione esplode nella sua grandiosità e immagini la terra che si squarcia, rovesciando fragorosamente in mare tutto questo sovraconsumo, tutti i telefoni cellulari, le ville sulla costa e le giovani star di belle speranze. Sembra quasi una benedizione.
O forse sono soltanto io. Per quanto ne sappiamo, il ritardo è dovuto a un problema tecnico. Un annuncio diffuso dagli altoparlanti ci ringrazia per la nostra pazienza, scusandosi per il contrattempo e procurandoci le attenzioni occasionali delle già esauste hostess SkyWest, che rispondono stringendosi nelle spalle e spargendo «sorry» a profusione, come se fosse una parola generica, priva di significato. La donna seduta accanto a me si sventaglia con un dépliant di Presidio Park, sequoie e una fitta coltre di foglie scintillanti, mandando uno sbuffo d’aria stantia nella mia direzione
.

L’autore:

Olen Steinhauer, nato nel 1970 in Virginia, vive a New York. È uno dei giovani autori americani di thriller più promettenti del momento. Considerato l’erede di le Carré, ha vinto con The Nearest Exit il Dashiell Hammett Award e, due volte, l’Edgar Award. La cena delle spie, il suo primo romanzo che non appartiene a una serie, è stato un bestseller del “New York Times” come i precedenti, è tradotto in 15 paesi, e sarà presto un film per la regia di Neil Burger, regista di Divergent e The Illusionist. Al momento sta scrivendo Berlin Station, una produzione originale per Epix (Paramount), uno dei canali streaming emergenti in USA.

L.

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