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ildefonso-falcones-gli-eredi-della-terraLa Longanesi porta in libreria un nuovo grande romanzo storico di Ildefonso Falcones: Gli eredi della terra.

La scheda di Uruk:

Gli eredi della terra (Los herederos de la tierra, 2016) di Ildefonso Falcones [29 settembre 2016] Traduzione di Marco Amerighi, Roberta Bovaia, Daniela Ruggiu e Marcella Uberti-Bona

La trama:

Barcellona, 1387. Arnau Estanyol, dopo le mille traversie che hanno segnato la sua vita e la costruzione della grandiosa Cattedrale del Mare, è ormai uno dei più stimati notabili di Barcellona. Giunto in città ancora in fasce e stretto tra le braccia del padre, un misero bracciante, nessuno sa meglio di lui quanto Barcellona possa essere dura e ingiusta con gli umili. Tanto che oggi è Amministratore del Piatto dei Poveri, un’istituzione benefica della Cattedrale del Mare che offre sostegno ai più bisognosi mediante le rendite di vigneti, palazzi, botteghe e tributi, ma anche grazie alle elemosine che lo stesso Arnau si incarica di raccogliere per le strade. Sembra però che la città pretenda da lui il sacrificio estremo.
Ed è proprio dalla chiesa tanto cara ad Arnau a giungere il segnale d’allarme. Le campane di Santa Maria del Mar risuonano in tutto il quartiere della Ribera; rintocchi a lutto, che annunciano la morte di re Pietro… Ad ascoltare quei suoni con particolare attenzione c’è un ragazzino di soli dodici anni. Si chiama Hugo Llor, è figlio di un uomo che ha perso la vita in mare, e ha trovato lavoro nei cantieri navali grazie al generoso interessamento di Arnau. Ma i suoi sogni di diventare un maestro d’ascia e costruire le splendide navi che per ora guarda soltanto dalla spiaggia si infrangono contro una realtà spietata. Al seguito dell’erede di Pietro, Giovanni, tornano in città i Puig, storici nemici di Arnau: finalmente hanno l’occasione di mettere in atto una vendetta che covano da anni, tanto sanguinosa quanto ignobile… Da quel momento, la vita di Hugo oscillerà tra la lealtà a Bernat, l’unico figlio di Arnau, e la necessità di sopravvivere.
Dieci anni dopo La cattedrale del mare, Ildefonso Falcones torna al mondo che tanto ama e che così bene conosce: la Barcellona del Quattrocento. Tra le terre profumate di vino della Catalogna, negli anni turbolenti del Concilio di Costanza, ricrea alla perfezione una società effervescente ma imbrigliata da una nobiltà volubile e corrotta, nella quale emerge la lotta di un uomo per una vita che non sacrifichi dignità e affetti. Uno straordinario romanzo di lealtà e vendetta, amori e sogni, ma soprattutto di fortissime emozioni.

L’incipit:

Il mare era burrascoso, il cielo grigio plumbeo. Sulla spiaggia, i lavoratori dei cantieri navali, i barcaioli, i marinai e i bastaixos, i mulattieri del mare, erano tesi; molti si fregavano le mani o le battevano per scaldarle, mentre altri cercavano di proteggersi dal vento gelido. Quasi tutti se ne stavano in silenzio, scambiandosi occhiate furtive per poi rivolgere lo sguardo alle onde che s’infrangevano con forza. L’imponente galea reale di trenta ordini di rematori per lato era alla mercé della tempesta. Nei giorni precedenti, i maestri d’ascia dei cantieri navali, aiutati da apprendisti e marinai, avevano provveduto a smontare tutta l’attrezzatura e gli elementi accessori della nave: timoni, armamento, vele, alberi, banchi, remi… I barcaioli avevano portato sulla spiaggia tutto quello che si poteva staccare dall’imbarcazione, dov’era stato recuperato dai bastaixos, che, ligi al loro compito, trasportavano il materiale recuperato fino ai depositi. Avevano lasciato tre ancore che adesso, fissate al fondale, ormeggiavano la Santa Marta, un’imponente carcassa indifesa contro la quale s’infrangeva la mareggiata.
Hugo, un ragazzo di dodici anni con i capelli castani, mani e faccia sporche come la camicia che indossava e che gli arrivava alle ginocchia, non riusciva a staccare dalla galea gli occhi in cui brillava una luce intelligente. Da quando lavorava con il genovese nei cantieri navali, aveva aiutato a tirare in secca e a mettere in mare parecchie imbarcazioni del genere, ma quella era grandissima e il temporale metteva a repentaglio l’operazione. Alcuni marinai sarebbero dovuti salire a bordo della Santa Marta per
disancorarla, poi i barcaioli avrebbero dovuto trainarla fino a riva, dove un nugolo di uomini l’aspettava per trascinarla all’interno dei capannoni. Lì avrebbe svernato. Si trattava di un lavoro difficile e, soprattutto, estremamente duro, anche usando le pulegge e gli argani di cui si servivano per trainare la nave dopo che l’avevano tirata in secco sulla spiaggia. Benché fosse una delle potenze marittime del Mediterraneo insieme a Genova, Pisa e Venezia, Barcellona non aveva un porto; non esistevano ripari né frangiflutti che facilitassero tal compito: la spiaggia era completamente esposta.
«
Anemmu, Hugo», ordinò il genovese al ragazzo.
Hugo guardò il maestro d’ascia. «Ma…» cercò di obiettare.
«Niente ma», lo interruppe il genovese. «Il luogotenente dei cantieri ha appena stretto la mano al proboviro della confraternita dei barcaioli», aggiunse, indicando con il mento un gruppo di uomini poco distante. «Ciò significa che hanno raggiunto l’accordo sulla nuova somma che il re pagherà per via del rischio aggiuntivo del temporale. La tireremo in secca!
Anemmu!» ripeté.

L’autore:

Ildefonso Falcones de Sierra (1959) vive a Barcellona con la moglie e i quattro figli. Il suo romanzo d’esordio, La cattedrale del mare, uscito in Italia presso Longanesi,
non è stato solo un successo sensazionale in tutto il mondo, ma nel 2007 è stato anche, secondo tutte le classifiche, il romanzo d’esordio di maggiore successo in Italia, dove si è aggiudicato il Premio Boccaccio Sezione
Internazionale. Longanesi ha inoltre pubblicato i bestseller La mano di Fatima (2009), che nel 2010 ha vinto il premio Roma, e La regina scalza (2013).

L.

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