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3148La collana “Il Giallo Mondadori” di ottobre (n. 3148) presenta La voce delle ombre di Paolo Lanzotti.

La scheda di Uruk:

3148. La voce delle ombre (2016) di Paolo Lanzotti [ottobre 2016]

La trama:

Agosto 1849. Sotto i colpi di cannone degli austriaci, Venezia resiste eroicamente a un assedio che dura ormai da oltre un anno. Ma per la gloriosa Repubblica Veneta la disfatta è alle porte. La sente nell’aria l’ex sbirro della polizia asburgica Teodoro Valier, chiamato da Daniele Manin, l’uomo che regge le sorti della rivoluzione, a risolvere un caso di omicidio. Con la pioggia incessante di granate, la penuria di cibo e l’epidemia di colera che falcidia la popolazione, sembra quasi uno scherzo. Quando non si sa nemmeno dove seppellire i cadaveri, uno in più che differenza può fare? Purtroppo la vittima è un valoroso combattente ostile a Manin, che qualcuno potrebbe additare come mandante del delitto, e dunque s’impone di scoprire quanto prima la verità. Compito difficile per Valier: messo al bando con il sospetto infamante di essere ancora al servizio del nemico, dovrà indagare senza i crismi dell’ufficialità. Aggirarsi come un fantasma ascoltando la voce delle ombre, tra calli e campielli dove l’odore di alghe putrefatte che esala dai canali annuncia un destino ineluttabile. Perché nella città della laguna la morte non ha ancora finito di esigere il suo tributo.

L’incipit:

Venezia, 2 agosto 1849
Sentii il fischio della palla nel momento stesso in cui accostavo alla riva. Nonostante sapessi che le artiglierie austriache battevano soprattutto le zone più occidentali della città, non potei fare a meno di chinare la testa. Alle mie spalle, il gondoliere che mi aveva traghettato da San Michele, l’isola cimitero di Venezia, imprecò fra i denti.
— Se credono di farci paura… Che il diavolo se li porti!
D’istinto guardai verso Cannaregio. Non c’era stata esplosione, dopo l’impatto. Tuttavia, fra i tetti delle case si stava levando una nuvola di fumo nerastro. Evidentemente, il proiettile era una di quelle palle arroventate che i veneziani avevano cominciato a chiamare, con sarcasmo, “arance di Vienna”. Il loro scopo era, appunto, provocare incendi. Ma, per nostra fortuna, non erano molto efficaci e il corpo dei pompieri, subito allargato a numerosi volontari, riusciva a tenere la situazione sotto controllo con relativa facilità. Innervosito nonostante tutto, pagai il passaggio, separandomi da una delle ultime monetine che ancora soggiornassero nelle mie tasche. Il barcaiolo mi fece un cenno, diede una spinta col piede e prese ad allontanarsi verso Murano, remando ritmicamente.

L.

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