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cornell-woolrich-lalibi-neroPreso su bancarella questo vecchio numero de “Il Giallo Mondadori” della direzione Alberto Tedeschi, con copertina di Carlo Jacono.

La scheda di Uruk:

222. L’alibi nero (Black Alibi, 1942) di Cornell Woolrich [2 maggio 1953] Traduzione di Bruno Oddera
Inoltre contiene anche:
[I Romanzi di Urania presentano] Anime cieche (The Demolished Man, 1952) di Alfred Bester (parte seconda), romanzo senza traduttore indicato che poi, nel 1963, verrà stampato in volume da Urania (n. 312) con il titolo L’uomo disintegrato, con la traduzione di Marisa Salmi: cioè la versione “compressa” di quella presentata a puntate sul Giallo!

La trama:

Sulle prime c’è soltanto un lieve fremito di disagio nell’allegra comunità sudamericana di Ciudad Real, quasi una sensazione di piacevole orgasmo, quando si diffonde la notizia che un giaguaro nero scorrazza in libertà. La polizia si mette alla caccia della belva, perlustrando i grandi corsi luminosi del centro e le oscure viuzze dei quartieri poveri. Ma il giaguaro nero è irreperibile. Ben presto la notizia sensazionale perde il sapore della novità… Ciudal Real ha qualcos’altro a cui pensare. Poi, il fulmine a ciel sereno! Di una creatura bella, fresca, piena di vita, che cosa rimane? un povero corpo straziato, un povero viso su cui il terrore ha lasciato la sua impronta indelebile. Ciudad Real impazzisce. La gente si chiude in casa, i genitori non permettono ai figli di uscire nelle vie dove la morte sta in agguato e affila gli artigli. Ma la morte è paziente. Aspetta che il terrore si plachi di nuovo, poi colpisce ancora una volta… e torna a mettersi in agguato. Ad ogni momento qualcuno dichiara di aver visto un bagliore d’occhi verdi nella notte o una forma oscura sguisciar via sulle zampe vellutate, col favor delle tenebre. La polizia intensifica le ricerche, prepara innumerevoli trappole. Nulla! Ma c è un uomo che non condivide l’opinione generale. “Non c’è nessun giaguaro” dice. “Il giaguaro è soltanto l’alibi di un feroce assassino!”
L’Alibi nero è un racconto di morte e di terrore… un terrore che ha corpo e respiro, un terrore che vi seguirà dovunque finché non sarete arrivati all’ultima pagina… e poi ancora stenterete a liberarvi dall’incubo.

L’incipit:

Era l’ora del passeggio elegante, e lei era seduta dinanzi allo specchio, indecisa se appuntarsi sull’abito un grappolo d’uva di cristallo o una gardenia, quando qualcuno bussò alla porta dell’appartamento.
Qualsiasi decisione avesse preso, Kiki sapeva che sarebbe stata imitata in tutta la città; nelle settimane successive, centinaia di giovani donne avrebbero portato grappoli d’uva di cristallo o gardenie.
E le riusciva difficile credere che, solo un paio d’anni prima, nessuno s’era mai curato delle spille che si appuntava sull’abito; né di lei stessa, a dire il vero. Allora, si aggirava, ignorata da tutti, per le popolari strade della periferia di Detroit. Adesso, invece… Si voltò a lanciare ancora un’occhiata attraverso la finestra; il richiamo era irresistibile. Per quanto transitoria potesse essere, si trattava della testimonianza, della dimostrazione della sua notorietà:

CASINO’ EXGELSIOR
Kiki Walker
en la gran revista de arte
“TRIC – TRAC”

La più spettacolare insegna luminosa della città, profilata contro il cielo di cobalto del tardo meriggio. E quando, entro la prossima settimana, in occasione della “prima”, la corrente elettrica avesse fatto risplendere le lettere, il suo nome sarebbe divenuto visibile, di notte, da un capo all’altro dell’Alameda.
Già se ne servivano per battezzare profumi e vernici per le unghie, ricompensandola, inutile dirlo, per quel privilegio, e il più recente intruglio, specialità dell’elegantissimo bar Inglaterra era il cocktail Kiki Walker. Per tutto l’inverno (da giugno a settembre) Kiki aveva imperato nella terza città, in ordine d’importanza, del Canale di Panama, con automobile e autista, una cameriera personale, un appartamento al Grand Hotel. Non cera male, per un’attricetta di quart’ordine di Detroit, venuta fin lì quando se n’era presentata l’occasione, con una compagnia di attori girovaghi. Non c’era male davvero.

L.

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