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malet-ponte-tolbiacLa collana “Darkside” della Fazi Editore presenta un nuovo numero dedicato ad uno dei maestri del giallo francese: Nebbia sul ponte di Tolbiac di Léo Malet.

La scheda di Uruk:

10. Nebbia sul ponte di Tolbiac (Brouillard au pont de Tolbiac, 1956) di Léo Malet [17 novembre 2016] Traduzione di Federica Angelini

La trama:

Quando Nestor Burma riceve una misteriosa richiesta d’aiuto dall’ospedale della Salpêtrière, si precipita sul posto a dare un’occhiata. Ma è troppo tardi: Abel Benoit, un vecchio anarchico, è morto prima di poter parlare con lui. Cosa aveva da dirgli? E perché il mondo dell’anarchismo parigino, con il quale Burma è stato intimamente coinvolto, non è più quello di una volta? Che fine hanno fatto i suoi vecchi amici? Forse qualche indizio può fornirlo Bélita Moralés, seducente gitana che a sua volta nasconde tanti segreti e ha alle spalle una vicenda familiare dai risvolti inaspettati. O forse la pista giusta è legata a un altro caso: la scomparsa, avvenuta nel 1936 nei dintorni del ponte di Tolbiac, di una grossa somma di denaro. È un’inchiesta dura e dolorosa, quella che attende Nestor Burma. Ed è ambientata nel XIII arrondissement, il quartiere dove ha trascorso la sua adolescenza misera ma ricca d’ideali: un luogo pieno di ricordi, dove il passato spunta fuori all’angolo di ogni strada. Un’indagine durante la quale si imbatterà nell’amore e nella morte e dalla quale uscirà scosso come non mai.
Nebbia sul ponte di Tolbiac è unanimemente considerato il capolavoro di Léo Malet, e le sue sono pagine fra le più felici del noir europeo.

L’incipit:

Visto che avevo la macchina a riparare, presi il metrò.
Avrei potuto tentare di acchiappare un taxi, ma eravamo a un mese e mezzo da Babbo Natale. Pioveva di brutto e si sa che, appena cadono anche solo due gocce, i taxi si fanno subito più rari.
Dev’essere che si restringono con l’umidità. Non trovo altra spiegazione. E quando non piove più, non vanno mai nella direzione desiderata dal cliente. Per quest’ultimo fenomeno non ho spiegazioni, ma i conducenti, loro, ne offrono di eccellenti.
Presi quindi il metrò.
Non sapevo bene chi o cosa mi sollecitasse all’hôpital de la Salpêtrière. Andavo in quel posto così poco invitante su convocazione, per così dire.
Avevo ricevuto con la posta di mezzogiorno, al mio ufficio di rue des Petits-Champs, una lettera abbastanza misteriosa da suscitare il mio interesse.
Anche se l’avevo già letta più volte, la rilessi nel vagone di prima classe della linea Eglise de Pantin-Place d’Italie, che mi portava a destinazione.

calendario-ponte-tolbiac
L.

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