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specialigiallo80Il consueto Mauro Boncompagni, colonna portante de “Il Giallo Mondadori”, presenta questo dicembre la sua nuova opera di raccolta: il numero 80 de “Gli Speciali del Giallo Mondadori”, dal titolo I tre volti del noir.

La scheda di Uruk:

80. I tre volti del noir, a cura di Mauro Boncompagni [dicembre 2016] Euro 6,90
Introduzione, di Mauro Boncompagni
Colpo a freddo (The Sucker Punch, 1954) di James Hadley Chase – Traduzione di Ida Omboni
• TRAMA: Confessare il suo crimine è ciò che rimane a Chad Winters. Un cronico bisogno di soldi e la presunzione di poter commettere il delitto perfetto l’hanno spinto ad architettare il suo piano. Sposare una ricca ereditiera e poi ucciderla. Niente di nuovo sotto il sole. Ed è finita male. Per quelli come lui va sempre a finire così.
Per il sangue versato (1990) di Stefano Di Marino
• TRAMA: Sergio vorrebbe davvero cominciare un’altra vita, magari con l’affascinante Thiushan. Ma vecchi debiti e una serie di macchinazioni alle quali è impossibile sfuggire lo costringono a tentare un ultimo colpo: un favoloso carico di rubini provenienti dall’Oriente. Il piano s’intreccia però con la vendetta di un uomo solo e disperato…
Viaggio nel buio (Dark Journey, 1934) di Francis IlesTraduttore ignoto
• TRAMA: L’omicidio è l’unica soluzione, Norman Cayley lo sa. Un’avventura amorosa può capitare a tutti, ma Rose vuole fare sul serio. Un bel guaio per un avvocato in carriera che invece punta alla figlia del socio anziano dello studio. Per risolverlo gli basterà aspettare in strada, al buio, pieno di whisky e con una rivoltella in tasca…

L’incipit dell’Introduzione:

Cos’è il noir? Quali sono le sue sfaccettature? E quali le sue parentele con generi affini, ma in fondo diversi, come per esempio l’hard-boiled? Meglio di qualsiasi definizione, la risposta a queste domande potrebbe essere trovata in un formidabile personaggio di Jim Thompson, Lou Ford, l’eroe negativo che domina l’azione di L’assassino che è in me (1952). Lou Ford, sceriffo di una piccola città, uomo dominato da un desiderio incontrollabile di uccidere, muore trafitto da una gragnola di pallottole alla fine del romanzo, chiedendosi se “la gente come noi”, quelli che “hanno tirato il primo colpo con una stecca difettosa, quelli che volevano tanto e hanno ricevuto così poco, quelli che volevano fare bene e hanno fatto tanto male” avranno un’altra possibilità in quell’Altro Posto, come lo definisce eufemisticamente l’autore. Le parole di Lou Ford rappresentano un po’ l’epitaffio di tutti quei personaggi che popolano le storie ascritte alla tradizione del noir, una tradizione che ha come modelli i perdenti, gli esclusi, coloro a cui, nel banchetto della vita, sono riservate solo le briciole.

L’incipit di “Colpo a freddo”:

Attraverso la finestra aperta del grande capanno sul mare, Chad vedeva la risacca lambire pigramente la riva e l’ampia distesa di sabbia, calda e dorata dal sole. Più lontano si profilavano le colline e la strada bianca, serpeggiante, da cui sarebbe arrivato Larry.
Faceva caldo, nel capanno. Chad si era tolto la giacca e aveva rimboccato le maniche della camicia. Le sue braccia, robuste e muscolose, si posavano inerti sul tavolo; una sigaretta, non fumata, gli si consumava tra le dita. Chad era alto, ben fatto e abbronzatissimo. I lineamenti nitidi, il mento segnato da una fossetta profonda, la bocca dura e carnosa e gli occhi verde azzurro gli conferivano una bellezza non comune, da attore cinematografico.

L’incipit di “Per il sangue versato”:

Il Buddha di giada, scheggiato tra l’orbita sinistra e il labbro superiore, osservava impassibile la miseria circostante. Sacchi di soia, una bicicletta arrugginita, grosse ceste di vimini nelle quali erano accatastati assieme broccati e stracci. C’era persino un porcellino che grufolava legato a una statua di teak. L’effige di un demone.
Il destino che erano costretti a subire i tesori del Cao Lay. Ricchezze di inestimabile valore nascoste tra le masserizie dei profughi. L’unica soluzione per varcare il mare di dolore che separava i resti della Repubblica del Vietnam del Sud in fiamme dalla terra promessa. Questa si era profilata all’orizzonte dopo un’interminabile traversata che aveva condotto quel barcone rattoppato dalla foce del fiume Saigon sino alle coste della Malesia.

L’incipit di “Viaggio nel buio”:

Norman Cayley stava per commettere un omicidio.
Aveva preparato tutto con la massima cura. Il suo piano stava ormai maturando da settimane. Lo aveva ponderato, esaminato, collaudato alla luce di ogni possibilità, ed era convinto che fosse inattaccabile. Ora l’avrebbe attuato.

L.

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