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mary-ann-evans-nellTrovata su bancarella una nuova novelization, anche se purtroppo in una ristampa Euroclub del maggio 1995.

La scheda di Uruk:

Nell (id., 1994) di Mary Ann Evans [Sperling & Kupfer 1995] Traduzione di Gisella Bianchi
– dalla sceneggiatura di William Nicholson e Mark Handley, tratta a sua volta da un testo teatrale di Mark Handley, per il film omonimo di Michael Apted, con Jodie Foster e Liam Neeson

La trama:

Richfield, stato di Washington: un villaggio situato in alta montagna, immerso in uno scenario di selvaggia bellezza. Nel fitto della foresta, un lago, uno stretto bacino di acqua stagnante fredda e scura, circondato da rocce scoscese. Accanto al lago, una silenziosa radura, e in essa una capanna, remota e quasi inaccessibile. Qui viene casualmente ritrovata morta – per cause naturali – Violette Kellty, anziana, minata dagli stenti e paralizzata da un lato del corpo, da molti anni in volontario eremitaggio in quei luoghi. Ma Jerry Lovell, il medico locale accorso sul posto, sospetta che la donna sia stata assistita nelle sue ultime ore, e un ulteriore sopralluogo conferma la sconvolgente presenza di una creatura femminile, presumibilmente nata e cresciuta nei boschi. La sua identità è rivelata da un biglietto nascosto di Violet, nel quale scongiura chi lo trovasse di prendersi cura della propria figlia Nell. Nell, che ha circa trent’anni e un aspetto gradevole, non è, come si potrebbe pensare, un essere animalesco, ma quel che la scienza definisce «donna selvaggia»: indossa abiti, si cucina il cibo, ha una minima consapevolezza che ci sia una vita al di là della sua. Allevata in totale isolamento, non ha mai visto alcun essere umano all’infuori della madre, il cui difetto di pronuncia dovuto alla paresi ha fortemente influito sullo sconosciuto linguaggio verbale di cui si serve, insieme alla mimica; teme la luce del sole, ama maggiormente il chiarore lunare e la notte, con cui ha assoluta confidenza. Data l’eccezionalità della scoperta, la notizia della sua esistenza è in un primo tempo limitata a una ristretta cerchia: il medico, lo sceriffo, un avvocato, e il direttore dell’ospedale psichiatrico che, fiutando le enormi implicazioni dell’evento, incarica del caso Paula Olsen, bella e ambiziosa psicologa. Subito tra Lovell, che vorrebbe proteggere Nell dal mondo esterno, e la dottoressa, intenzionata a iniziarla al Ventesimo secolo, si scatena un conflitto risolto dal compromesso di osservare insieme la ragazza nel suo ambiente per un periodo limitato, trascorso il quale si deciderà di lei. Questa esperienza segnerà indelebilmente i due, che impareranno a conoscersi e infine ad amarsi, proprio grazie al soggetto che intendevano difendere e studiare, con il quale riusciranno a stabilire un contatto via via più profondo. Il fatto che Nell sia vissuta ai margini della civiltà non fa di lei un essere bisognoso d’aiuto, né una creatura spensierata e soddisfatta: ha una vita complicata, nevrotica, ha attraversato e attraversa prove molto dure e cerca di affrontarle nel modo in cui è capace. Fonte dei suoi concetti e della sua immaginazione sono le Sacre Scritture, l’unico libro che mai le sia stato letto; la sua visione dell’umanità è stata condizionata da una dolorosa vicissitudine della madre; la sua affettività e il suo modo di esprimersi sono stati in parte condizionati da un legame fraterno precocemente reciso. Quel che la rende unica è l’intatta fiducia, l’immensa capacità di amare e perdonare, il fatto di vivere le cose emozionalmente piuttosto che con la ragione. Nell conoscerà, infine, gli «altri», la civiltà e gli altri conosceranno lei, in un toccante incontro a Richfield, e questo darà un motivo alla sua scelta di tornare nei boschi: non per rifiuto, ma per la consapevolezza di rappresentare così un parallelo e un complemento all’esistenza «normale».

L’incipit:

Provate a immaginare il volto di una bambina.
È a letto, pronta per dormire ma una strana eccitazione e un senso di attesa la tengono sveglia. È una bimba di non più di quattro anni, il suo visino a forma di cuore è illuminato dalla debole luce proveniente dal corridoio.
Dei passi leggeri attraversano il pianerottolo, la porta si apre, proiettando un fascio di luce sul pavimento della sua graziosa cameretta.
«Non riesci a dormire?»
Lei scuote decisa la testa e sorride. Conoscono entrambi la ragione della sua insonnia.
11 padre della bimba si siede sul letto e con la sua presenza rassicurante rinchiude l’ansia e la tensione della piccola tra le candide lenzuola. In quel momento tutto il suo mondo, un mondo di certezze, è delimitato dai confini del letto ma con l’immaginazione si avvicina a quei confini, ansiosa di oltrepassarli, di vagare al di là della camera, in un luogo lontano, in un altro mondo.
«Agitata per domani?» le chiede.
«Uh-uh.» Lei annuisce solenne. «Non vedo l’ora.»

L.

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