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pieter-aspe-lorecchio-di-malcoLa collana “Darkside” (Fazi Editore) porta oggi in libreria un nuovo grande thriller firmato da Pieter Aspe: L’orecchio di Malco.

La scheda di Uruk:

11. L’orecchio di Malco [Van In 37] (Het oor van Malchus, 2015) di Pieter Aspe [23 febbraio 2017] Traduzione di Ciro Garofalo

La trama:

Una donna in stato confusionale viene trovata nuda in un parco. La signora per fortuna sta bene, ma non ricorda assolutamente nulla di cosa sia successo la sera prima, né ha idea del perché si trovi lì, per di più senza vestiti. È solo il primo di una serie di episodi bizzarri. Incaricati subito di seguire le indagini, nel giro di poco Van In e il suo inseparabile braccio destro Versavel si ritrovano sulle tracce di una setta di fanatici cattolici. Ben introdotti negli ambienti della finanza e della politica, hanno un piano ambizioso: sopprimere le tentazioni sessuali, azzerare le disuguaglianze economiche, eliminare la corruzione nel mondo e instaurare una teocrazia basata sul sacrificio. Costi quel che costi. Quando, molto presto, gli episodi bizzarri si trasformano in una serie di avvenimenti sempre più drammatici e cruenti, comincia un’escalation di terrore e violenza che si propaga da Bruges in tutto il paese con un’ampia eco mediatica. La situazione sembra senza via d’uscita quando la stessa Hannelore, sua moglie, giudice istruttore, viene rapita dai membri della setta. L’equilibrio e le capacità dell’ispettore Van In e dell’amico Versavel questa volta verranno messi davvero a dura prova.Tra richiami biblici, rituali inquietanti, atmosfere cupe e ricordi dolorosi, il commissario più amato del Belgio ritorna in questa nuova indagine mozzafiato, appassionante e tristemente attuale.

L’incipit:

La lezione terminò con un versetto dal Vangelo secondo Matteo: «Raccogliete prima l’erba cattiva e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece mettetelo nel mio granaio. Parola del Signore». Jan Bossier, con occhi fiammeggianti, osservava i dodici discepoli seduti a semicerchio intorno a lui, determinato a trasmettere loro il fuoco che a suo tempo l’aveva pervaso. Avevano già percorso insieme un tratto del cammino, ma fare di loro dei veri combattenti avrebbe richiesto ancora tempo e forza di persuasione. Il tempo era relativamente tiranno perché un addestramento troppo lungo avrebbe attirato l’attenzione del nemico; la forza di persuasione, invece, di certo non gli mancava.
Jan Bossier sorrideva mentre uno a uno si avvicinavano a salutarlo e, in silenzio, lasciavano la stanza. Non era stato facile riunire un gruppo di giovani disposti a scrivere insieme a lui una storia nuova, che avrebbe incitato altri a scuotersi la polvere dai calzari e uscire dalla città. Attese che l’ultimo discepolo fosse andato via prima di accendere una sigaretta e affacciarsi alla finestra che dava su un piccolo e ben curato cortile. Tre ulivi nodosi sorgevano al centro di una croce formata da siepi di ligustro austeramente potate e delimitate da un sentiero lastricato di ciottoli. Negli spazi quadrati tra le braccia della croce e il sentiero, c’era la ghiaia. Il cortile non era un esempio di raffinatezza estetica; era semplicemente funzionale. Gli ulivi simboleggiavano la Trinità; la ghiaia la dolorosa strada verso la croce. I giovani entusiasti amavano i simboli e basta, il cortile era diventato il loro universo.
Jan Bossier si tolse le scarpe e i calzini, uscì camminando a piedi nudi, estrasse un rosario dalla tasca dei pantaloni e si abbandonò in preghiera sulla ghiaia tagliente, trattenendo il dolore finché non riuscì a prendere il controllo sui propri sensi e cadde in estasi. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo. Se la tua mano ti scandalizza, tagliala. Se il tuo piede ti è occasione di peccato, fattelo amputare. Le pietruzze spingevano in profondità nella pianta dei piedi, Jan Bossier non le sentiva e continuò a girare in tondo finché il sole non sprofondò dietro i tetti. Il crepuscolo disperdeva la luce mentre lui era assorto nei ricordi del passato, quando ancora viveva nel peccato. Per fortuna era tutto alle spalle. Il Signore l’aveva chiamato e messo al lavoro nel Suo campo. L’ex milionario arrogante era diventato uno strumento dell’Altissimo, gli era stato assegnato un compito che aveva ridato un senso alla sua vana esistenza.

Per l’intero primo capitolo in anteprima, ecco il link.

L’autore:

Pieter Aspe è nato a Bruges nel 1953. Ex precettore, fotografo, commerciante di vini, venditore di granaglie e cereali, custode di una basilica, impiegato in un’impresa tessile e lavoratore stagionale per la polizia marittima, ha esordito come scrittore nel 1995 con Il quadrato della vendetta. Nel 2001 ha vinto il premio Hercule Poirot come miglior scrittore fiammingo di gialli. È autore di 32 romanzi. Fazi Editore ha pubblicato Il quadrato della vendetta (2009), Le maschere della notte (2010), Caos a Bruges (2010), La quarta forma di Satana (2011), Sangue blu (2014) e Il caso Dreyse (2015).

L.

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