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apocrifi_sherlock_30Il trentesimo numero della collana “Il Giallo Mondadori Sherlock”, la prima al mondo a far rivivere ogni mese le gesta del celebre detective, presenta questo febbraio Sherlock Holmes: la promessa del diavolo, di David Stuart Davies.

La scheda di Uruk:

30. Sherlock Holmes: la promessa del diavolo (The Devil’s Promise, 2014) di David Stuart Davies [febbraio 2017] Traduzione di Giuseppe Settanni

La trama:

Sherlock Holmes in vacanza sulla costa del Devonshire? Pare inconcepibile che il re degli investigatori possa gingillarsi nell’inattività. L’idea si deve al dottor Watson, deciso a strappare l’amico al cupo malumore indotto dall’assenza di casi stimolanti su cui esercitare le sue arti deduttive. Ma per affrettarne la guarigione, a dispetto dell’aria pulita e delle salutari passeggiate sulle scogliere, niente è così efficace come un cadavere rinvenuto sulla spiaggia. Ecco che Holmes può rituffarsi nel suo elemento indagando su un crimine, e l’effetto è miracoloso. Forse troppo. Perché Watson, riavendosi a seguito di una misteriosa aggressione, non lo riconosce più. Dev’essergli successo qualcosa che si ricollega al villaggio vicino. Abitato da gente strana, molto strana. Nel piccolo cimitero locale nessuna lapide dà notizia di morti recenti. E poi, su quelle terre aleggia la presenza di Bartholomew Blackwood, famigerato adoratore del Demonio… Voglia il cielo che l’innocente trasferta, intrapresa per salvare la mente di Holmes, non abbia perduto per sempre la sua anima.

L’incipit del Prologo:

Nel decennio 1880, il nome di Bartholomew Blackwood, detto “il Compagno del Diavolo”, ebbe una fosca notorietà, in Inghilterra. Blackwood, che proclamava apertamente di essere discepolo di Satana, fu marchiato dalla stampa e dal pubblico come l’incarnazione del male.
Figlio unico di un ricco birraio delle Midlands, era stato coccolato e viziato durante l’infanzia dai genitori, che lo portavano in palmo di mano. L’eccessiva indulgenza di cui era stato oggetto in quella fase ebbe il perverso effetto di renderlo sovranamente insensibile a ciò che provava il suo prossimo. Divenne un giovane arrogante ed egoista. All’università studiò lingue e filosofia senza grande profitto, giungendo fino alla laurea ma con voti appena sufficienti. Sviluppò tuttavia un profondo interesse per la religione, e dopo gli studi universitari decise di entrare in seminario. Nonostante le proteste del padre, che essendo ormai vecchio contava di passare a lui le redini della fabbrica di birra, Bartholomew Blackwood fu ordinato sacerdote.
Ma abbandonò presto gli insegnamenti del Vangelo per diventare un cultore dell’opera di Francesco Maria Guazzo, demonologo italiano del Diciassettesimo secolo, nei cui scritti si parla di stregoneria e di pratiche magiche affini, come lo scellerato patto col Diavolo per mezzo della cerimonia del Corpus Diablo. Basandosi sulle nozioni ricavate dalla vasta opera di Guazzo, Blackwood fondò un proprio culto satanico, la Fratellanza dell’Alba Tenebrosa, comprando anche con il denaro ereditato dal padre una sede dove potersi riunire con i suoi affiliati, Stokely Abbey, nella zona ricca di paludi del Fenland, sulla costa orientale inglese. Qui gli adepti potevano studiare, condurre ricerche e perfezionare il loro abominevole credo. Si diffusero ben presto tra la gente inorridita voci inquietanti sulle attività che si svolgevano nell’abbazia: uso di droghe, orge e oscene cerimonie, alcune delle quali contemplavano addirittura sacrifici umani. Apparentemente Blackwood era convinto che questo genere di aberrazioni l’avrebbero avvicinato al suo obiettivo principale: compenetrarsi con il Diavolo in persona. Alla fine un gruppo di ardimentosi cittadini decise di reagire, appiccando un incendio nell’abbazia, sperando che il fuoco potesse estirpare per sempre quella spaventosa infezione. Molti membri della Fratellanza perirono tra le fiamme, ma Blackwood riuscì a mettersi in salvo, ancorché malconcio e gravemente ustionato. Fuggì in Francia con la compagna Eleonora, che laggiù diede alla luce due gemelli. Per circa quindici anni Blackwood rimase in Francia, continuando a studiare e a condurre ricerche nel campo dell’occultismo. Cercò di dare alle stampe i suoi numerosi trattati, ma nessuno ebbe l’ardire di pubblicare quelle opere considerate da tutti come blasfeme e oscene.

Extra:

Il volume è impreziosito da due saggi: E se l’universo sherlockiano non fosse quello che ci è sempre sembrato? di Luigi Pachì e Il nostro agente a Baker Street: spionaggio e intelligence nella saga di Sherlock Holmes di Luca Marrone.

«Questo pastiche di David Stuart Davies è uscito in Inghilterra nel 2014, facendo seguito all’antologia di cinque anni prima dal titolo The Game’s Afoot. In Italia abbiamo avuto modo di conoscere molto bene questo autore, proprio grazie al Giallo Mondadori Sherlock. Su queste pagine sono infatti transitati tutti i suoi romanzi sherlockiani1 a partire da Sherlock Holmes e l’affare Hentzau, del 1991, pubblicato nel sesto numero della presente collana.»

L.

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