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La collana “Il Giallo Mondadori” di marzo (n. 3153) presenta Il bosco maledetto di Ruth Rendell: la ventunesima indagine dell’ispettore capo Reginald Wexford.

La scheda di Uruk:

3153. Il bosco maledetto [Ispettore Wexford 21] (Not in the Flesh, 2007) di Ruth Rendell [marzo 2017] Traduzione di Sara Brambilla

La trama:

Una mano recisa, scarnificata. È il macabro ritrovamento di un cane da tartufi in un terreno boscoso abbandonato, a Flagford, piccolo paese nei dintorni di Kingsmarkham. Il resto del cadavere viene alla luce durante gli scavi della polizia: un mucchio d’ossa e un teschio avvolti in un lenzuolo di cotone viola, sepolti da almeno una decina d’anni. Stabilire se di uomo o di donna spetta all’esame autoptico; per risalire alla causa della morte potrebbe invece essere passato troppo tempo. Quando poi emerge che il corpo è di un uomo e che l’unico indizio utile è l’incrinatura di una costola, non è granché come punto di partenza per l’ispettore capo Wexford. Soprattutto se le probabilità di identificare la vittima sono abbastanza remote: un po’ perché gli archivi delle persone scomparse coprono solo gli ultimi otto anni, un po’ perché la lista è comunque lunghissima. La gente sparisce con un ritmo allarmante, Wexford lo sa bene. Ma a far precipitare le cose sarà la scoperta di un altro cadavere in una villetta in rovina della stessa zona. Se si dimostrerà una connessione tra i due casi, vorrà dire che qualcuno ha ucciso più volte indisturbato. E che è venuta l’ora di smascherarlo.

L’incipit:

Tom Belbury era morto in maggio e, adesso che l’estate era finita, suo fratello sentiva la sua mancanza più che mai. Nessuno dei due era sposato, quindi Tom non aveva lasciato né una vedova né dei figli, ma solo una cagnetta, Honey. Jim aveva preso Honey con sé: le aveva sempre voluto bene ed era quello che Tom desiderava. Quando aveva saputo che non gli restava molto da vivere, si era preoccupato parecchio per Honey e di cosa ne sarebbe stato di lei dopo la sua morte e, sebbene Jim gli avesse più volte assicurato che si sarebbe preso cura di lei, Tom continuava a ripeterglielo.
“Non te l’ho forse promesso più volte? Vuoi che lo metta per iscritto in presenza di testimoni? Se vuoi lo farò.”
“No, mi fido di te. È una brava cagnolina.”
La sua fiducia non era mal riposta. Jim abitava nel cottage in cui avevano vissuto i loro genitori e Honey andò a stare lì con lui. Non era bella, dal momento che sembrava un incrocio tra uno spaniel, un basset hound e un Jack Russell. Tom diceva che assomigliava a un corgi; tutti sapevano che i corgi erano i cani della regina e avevano per così dire il sigillo reale, ma Jim non riusciva a scorgere la somiglianza. Ciononostante si era affezionato a Honey. Oltre a essere fedele e affettuosa, aveva una grande qualità: era un cane da tartufi.
Ogni settembre, all’inizio del mese, Tom e Honey si recavano in qualche bosco nei pressi di Flagford e andavano in cerca di tartufi. Un sacco di persone lo deridevano. Dicevano che i tartufi non crescono in Gran Bretagna, solo in Francia e in Italia, ma Honey li trovava puntualmente, veniva premiata con un boccone di carne e Tom vendeva i tartufi a un famoso ristorante di Londra per cinquanta sterline all’etto.

L’autrice:

Ruth Rendell è nata a Londra nel 1930. Sposata due volte, è vissuta tra Londra e la casa di Polstead, un villaggio nel Suffolk. Ha scritto il suo primo romanzo, Lettere mortali, nel 1964. Oltre ai romanzi polizieschi con protagonista l’ispettore Wexford, la Rendell ha pubblicato una serie di romanzi di grande potenza e forte tensione psicologica. Tra questi La morte non sa leggere (Il Giallo Mondadori, n. 2121), Il volto del peccato (Il Giallo Mondadori, n. 2254), Il mistero della brughiera (Il Giallo Mondadori, n. 2311). L’autrice è scomparsa nel 2015.

L.

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