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Il consueto Mauro Boncompagni, colonna portante de “Il Giallo Mondadori”, presenta questo marzo la sua nuova opera di raccolta: il numero 81 de “Gli Speciali del Giallo Mondadori”, dal titolo Tre misteri per le signorine omicidi.

La scheda di Uruk:

81. Tre misteri per le signorine omicidi, a cura di Mauro Boncompagni [marzo 2017] Euro 6,90
Introduzione, di Mauro Boncompagni
La collezione (The Brading Collection, 1950) di Patricia Wentworth – Traduzione di Cecilia Barella
* già edito in Italia nel 1955 con il titolo La coda del diavolo (“I Libri Gialli” Mondadori n. 347) e la traduzione di Luciana Robecchi
• TRAMA: La morte violenta di un collezionista è di per sé un caso interessante. Ancora di più se costui, per ironia della sorte, raccoglieva gioielli appartenuti alle vittime di delitti assurti agli onori della cronaca. Per l’investigatrice privata Maud Silver poter contribuire alle indagini è un invito a nozze, e una pessima notizia per il colpevole.
La fattoria del deserto (The Desert Moon Mystery, apparso a puntate su “Everybody’s Magazine” dall’ottobre 1927 al febbraio 1928) di Kay Cleaver Strahan – Traduzione di Maria Napolitano Martone
* apparso originariamente in Italia nel 1933 come numero 75 de “I Libri Gialli” (Mondadori)
• TRAMA: Quando un omicidio e un suicidio sconvolgono la vita degli ospiti di un ranch nel Nevada, sembra che nessuno possa decifrare una simile esplosione di follia. Nessuno eccetto l’investigatrice Lynn MacDonald. La sua proposta è semplice e onesta: rimborso spese in caso di insuccesso, diecimila dollari se riesce. E a Lynn non piace fallire.
Il mistero della villetta da luna di miele (Where Angels Fear to Tread, da “EQMM”, febbraio 1951) di Stuart Palmer – Traduttore ignoto
• TRAMA: Per Hildegarde Withers, investigatrice dilettante, intrufolarsi in casa d’altri non è poi così grave se c’è di mezzo sua nipote, scomparsa dopo una lite con il marito. Non sono dello stesso avviso i poliziotti che l’arrestano per violazione di domicilio. Ma avranno modo di ricredersi, quando la zitella ficcanaso scoprirà cose che loro nemmeno si sognano.

L’incipit dell’Introduzione:

La longevità delle signorine omicidi non ha eguali. Abbiamo perso il conto degli Speciali dedicati a queste formidabili zitelle, ma, per i lettori appassionati del giallo tradizionale, non c’è nulla di meglio di un’attempata spinster che indaghi su imbrogli e garbugli in cui magari siano coinvolti villaggi inglesi, tè pomeridiani, animali domestici (in qualche caso essi stessi investigatori) e, per chiudere in bellezza, un’allegra sferruzzata giusto per dare la necessaria tonicità alle cellule grigie della protagonista. Il consumo delle zitelle investigatrici ispira le stesse sensazioni di avidità di un bel piatto di ciliegie: una tira l’altra, e il piacere è tale che non si finirebbe mai. Benché tutte un po’ attempate, quando non proprio senili, le signorine omicidi non hanno romanzescamente età e, con la loro continua riproposizione in romanzi, racconti e antologie, hanno raggiunto una sorta di immortalità, dove, come una volta disse Kierkegaard (probabilmente pensando ad altro, tuttavia), ciò che viene ricordato non è più un’immagine del passato, bensì dell’eterno.

L’incipit de “La collezione”:

La signorina Maud Silver prese il lavoro a maglia. Stava usando gli avanzi di lana di maglioni fatti nel tempo per sua nipote Ethel Burkett, di calzettoni per i ragazzi Burkett, di vestitini di lana soffice e di golfini per la piccola Josephine, e li stava combinando in una sciarpa a strisce che considerava davvero “di molto buon gusto, molto artistica”. Mentre lavorava una stretta riga color limone, le mani basse, i ferri tenuti alla maniera continentale, lasciò che il suo sguardo indugiasse, indagatore, sul visitatore che aveva appena fatto accomodare. Giudicò che avesse circa cinquantacinque anni, di altezza non più che media, ma molto dritto, magro e grigio. Non che avesse l’aria di essere in cattiva salute, ma il grigiore era visibile nel completo ben tagliato, nei capelli molto corti, negli occhi freddi e perfino nel colorito slavato della pelle. Alla signorina Silver ricordò uno di quei sottili insetti a forma di pesce che talvolta emergono di sorpresa tra le pagine di un libro che si apre di rado. Il biglietto che aveva presentato era posato sul piccolo tavolo accanto al suo gomito.

L’incipit de “La fattoria del deserto”:

Quella sera di aprile, quando Sam entrò in cucina, battendo i piedi e scrollandosi dagli abiti la neve che vi si era accumulata, avrei scommesso che non veniva a recarmi buone notizie.
La sua buona vecchia faccia tricolore, solitamente distesa in un largo sorriso, quella sera mi sembrò preoccupata. Che cosa poteva rattristare Sam? Un crollo del mercato del bestiame? La scoperta di una nuova distilleria clandestina di alcol, oppure un ritardo del merci che ci porta le provviste da Salt Lake? E pensare che mi tormentai all’idea che scarseggiassero l’olio o le conserve, io, che stavo per vivere ore di dolore, di angoscia e di panico folle come ne hanno conosciute poche donne al mondo!
— Ho appena ricevuto — mi annunciò Sam, senza preamboli — una lettera delle gemelle Hermosino.
Benché non sia superstiziosa, confesso che da queste parole mi venne un presentimento triste, mentre un brivido, dovuto certamente al gelo penetrato nella stanza con Sam, mi scuoteva tutta. Come avrei potuto sospettare che mi veniva annunciata in tal modo una serie lunghissima di tragedie misteriose che dovevano trasformare la Fattoria del Deserto, prima della fine di luglio, in un luogo di desolazione e di spavento?

L’incipit de “Il mistero della villetta…”:

La villetta da luna di miele, Miss Hildegarde Withers ne ebbe immediatamente la sensazione, era deserta e malinconica come un nido d’uccellini dell’annata precedente. — Buon Dio! — sospirò la maestra zitellona, non sapendo come spiegarsi quel fatto inatteso. Il cartello VENDESI piantato accanto alla casetta non era affatto il caldo benvenuto che lei aveva il diritto di attendersi dalla nipote prediletta. Quella che intendeva fosse una sorpresa per la sposina era divenuta una sorpresa per lei, una brutta sorpresa, e il taxi che l’aveva portata con la valigia se ne era andato, abbandonandola sotto una pioggerella fitta, nel desolato paesaggio di un sobborgo costruito soltanto a metà.
Spiò attraverso le tendine e poté vedere, appesa sopra il caminetto spento e freddo, la riproduzione in quadricromia del Picasso che era stato il suo dono di nozze alla giovane coppia, poco tempo prima, a giugno. La cassetta delle lettere rigurgitava di corrispondenza, ma dall’esterno non si sarebbe detto che il cottage fosse disabitato. Hildegarde girò intorno alla casetta oltrepassando l’autorimessa vuota, con la saracinesca alzata, e sollevò il coperchio del bidone della spazzatura. Vi scoprì fondi di caffè, mozziconi di sigarette, bottiglie vuote e i resti di una piccola radio da tavolo, sulla quale pareva si fosse seduto di peso un elefante.

L.

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