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Vecchio numero un po’ vissuto della collana “I Gialli Garzanti“, che giace da tempo immemore su una sedia in casa mia, in paziente attesa di venire finalmente schedato…
L’illustrazione di copertina è firmata da Fulvio Bianconi.

La scheda di Uruk:

17. Il Santo in mare [Il Santo 16] (Saint Overboard, 1936) di Leslie Charteris [1° dicembre 1972] Traduzione di Hilia Brinis

La trama:

Il libro – Un giallo classico del Santo, l’ultimo degli Arsenio Lupin e il primo dei Bond. C’è da recuperare un favoloso tesoro in fondo al mare, e non sono pochi gli interessati al recupero: alcuni con pieno diritto, altri per pura pirateria… Una splendida avventura di mare, con straordinarie « sequenze » subacquee che anticipano Operazione Tuono.
I personaggi – Loretta Page, la «ragazza venuta dal mare», la sirenetta forse ingenua, forse no, che ammalia rapidamente il Santo; ma, come si sa, Simon Templar non perde mai del tutto la testa.
Vogel e la sua troupe di moderni bucanieri, organizzati in modo mirabile e disposti a passar sopra a un buon numero di regolette morali pur di caricare nella stiva capace della Falkenberg – una nave da far invidia a Onassis – il favoloso bottino.
Steve Murdoch, un giovanotto che opera a fin di bene, ma in modo spesso straordinariamente maldestro.
E, infine, Simon Templar, il Santo: l’uomo che facendo ampiamente il suo interesse, finisce quasi per caso col fare anche quello della collettività.

L’incipit:

Simon Templar si svegliò, al grido, anche se la maggior parte delle persone si sarebbe probabilmente limitata ad agitarsi nel sonno e a continuare a dormire. Il grido veniva da lontano ed era ovattato dalla candida nebbia estiva che appannava gli oblò e riempiva la notte di gelida umidità. A svegliarlo fu l’abitudine di anni, più che l’intensità del suono: anni in cui la valutazione e la fulminea reazione di fronte a un rumore qualsiasi, la consapevolezza quasi animalesca degli eventi, perfino durante il sonno, la rapidità con cui ogni affinatissima facoltà prendeva piena coscienza, potevano tracciare il sottile e precario confine tra la vita e la morte.
Si svegliò in un lampo, senza movimenti improvvisi o alterazione nel ritmo del respiro. La sola differenza tra il sonno e la veglia era che adesso i suoi occhi erano aperti e il cervello intento ad analizzare il ricordo di quel grido soffocato, per riuscire a definirne il significato. Vi aveva avvertito paura, rabbia e sorpresa, il tutto espresso in modo inarticolato… Poi, Simon udì la voce secca di una pistola, i cui echi si dispersero attraverso l’umidità delle tenebre; un altro grido, più lieve, poi un tonfo…
Con lo slancio istintivo di un grosso felino, Simon scivolò fuori dalle coperte e gettò le lunghe gambe oltre l’orlo della cuccetta. Per un attimo, mentre si issava su per lo stretto boccaporto, il gelo umidiccio della nebbia gli entrò nei polmoni e gli s’insinuò sotto la seta sottile del pigiama, facendolo rabbrividire; ma egli aveva un altro dono quasi animalesco, quello di adattarsi immediatamente alla temperatura. Quell’unico brivido gli guizzò lungo la schiena nel momento in cui i suoi piedi nudi vennero a contatto con l’umidità del ponte; l’attimo dopo era perfettamente rilassato, intento a spenzolarsi in fuori mentre con le mani si aggrappava al lato a sopravvento del pozzetto di poppa, l’orecchio teso a captare qualsiasi cosa che potesse spiegare quella strana interruzione del suo riposo.

L’autore:

Leslie Charteris, di origine greca, è da circa quarant’anni ininterrottamente nella lista dei best-sellers, grazie soprattutto alla sua sterminata serie del Santo. Di questo personaggio si sono avute versioni cinematografiche e televisive, ma la versione letteraria resta sempre la migliore, soprattutto per lo stile e l’humour di Charteris che, in un certo senso, lo avvicinano al Chesterton di Padre Brown.

L.

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