Ormai anche Amazon ha la sua casa editrice e promette d’essere sicuramente più grintosa e proponitrice delle asfittiche case storiche: ecco dunque il thriller L’incidente svedese.

La scheda di Uruk:

L’incidente svedese (A Death in Sweden, 2016) di Kevin Wignall [21 marzo 2017] Traduzione di Valentina Ballardini

La trama:

Dan Hendricks è un ex agente della CIA, ora al soldo di varie agenzie straniere. Dà la caccia a pericolosi latitanti, li cattura, li consegna e si intasca il compenso. Non fa mai troppe domande e la sua migliore referenza è l’abilità con cui porta a termine ogni incarico. Quello di Dan è un lavoro delicato, dove si rischia la vita e dove può accadere che diverse persone possano volerti morto.
La nuova missione di Dan inizia nel profondo Nord della Svezia, dove accetta di recarsi per indagare su un misterioso incidente stradale: un autobus ribaltato, diversi passeggeri morti, tra cui un certo Jacques Fillon, che in un gesto eroico ha deciso di dare la propria vita per salvare un’altra passeggera.
Ma chi è Jacques Fillon? Nessuno lo sa, nessuno in paese lo conosceva davvero. Sarà Dan a dover risolvere questo mistero, in un’avventura che richiederà tutte le sue abilità da cacciatore, per non diventare preda.

L’incipit:

Siri era tutta in nero. Vide il proprio riflesso nel finestrino dell’auto del signor Olofsson quando vi passò accanto e l’insieme le piacque: giacca di pelle nera, gonna stretta, leggings a motivi neri, calzettoni neri al ginocchio, anfibi. Un look che la faceva sembrare ancora più pallida di quanto non fosse già, mentre i capelli, con ciuffi che andavano in tutte le direzioni, si sarebbero quasi detti semitrasparenti.
Aveva anche pensato di tingerseli di nero, perché il biondo era troppo comune nel Nord della Svezia, ma tenerli così le ricordava in un qualche modo che non sarebbe vissuta lì per sempre. Sarebbe fuggita prima per andare all’università, poi in giro per il mondo: Londra, Parigi, New York, e chissà dove altro ancora.
Pia era già alla fermata dell’autobus e c’era anche il signore che saliva sempre insieme a loro. Quando fu lì, Siri rivolse a Pia un cenno del capo e un mezzo sorriso, però non si dissero niente. A volte chiacchieravano, ma quel giorno no. E non perché fossero di cattivo umore: era solo il pacifico accordo di non doversi parlare per forza.
Arrivò l’autobus: l’autista non era il solito, ma i passeggeri sì. C’erano le due donne di mezza età sedute davanti che non smettevano un istante di parlare e scendevano alla fermata successiva. E c’erano i due ragazzi della sua scuola, che in genere si limitavano a farle un cenno del capo, senza mai rivolgerle la parola. Pia li conosceva e si sedeva tutti i giorni con loro, e a volte ridevano e scherzavano. E questo era tutto, almeno per qualche fermata.
Siri percorse due terzi dell’autobus prima di prendere posto. Non arrivò fino in fondo perché nell’ultima fila si sedeva sempre l’uomo che saliva insieme a loro, e che rimaneva a bordo quando loro scendevano alla fermata della scuola. Era solo una di quelle buffe regole non scritte: tutti si sedevano sempre agli stessi posti, ogni mattina, senza alcuna variazione, mai.

L’autore:

Kevin Wignall è nato a Bruxelles nel 1967. Figlio di un militare inglese, ha vissuto per molti anni in diverse zone dell’Europa, quindi ha studiato Scienze politiche e relazioni internazionali alla Lancaster University. È diventato uno scrittore a tempo pieno dopo la pubblicazione del suo primo libro, People Die (2001). Dal suo romanzo For the Dogs (2004) è stato tratto il film Hunter’s Prayer, diretto da Jonathan Mostow e interpretato da Sam Worthington e Odeya Rush.

L.

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