Trovato su bancarella un numero della curiosa collana settimanale “I Codici Segreti della Storia” diretta da Paola Tincani, che ha fatto di tutto per NON vendere le proprie opere: omettere la trama è la mossa perfetta che dimostra quanto l’editoria italiana campi di peti e non di risultati di vendite.

La scheda di Uruk:

L’ultimo testamento (Le dernier testament, 2005) di Philip Le Roy [febbraio 2006] Traduzione di Christian Pastore

La trama della prima edizione Dalai 2005:

Giudea, 70 d.C., Yehoshua Ben Yossef seppellisce in una grotta il proprio testamento, che racchiude un mistero destinato a restare inviolato per secoli. Duemila anni dopo, in Alaska, un’equipe di scienziati viene massacrata all’interno di un laboratorio clandestino, dove si stanno conducendo alcuni esperimenti legati al programma denominato Progetto Lazzaro. Fra le vittime, due premi Nobel, un agente FBI e una cavia umana la cui autopsia rivelerà un esito sconcertante: il decesso era già avvenuto prima della carneficina. Per fare luce sul caso l’FBI si rivolge all’ex agente Nathan Love, esperto di arti marziali e cultore dello zen.

L’incipit:

Giudea, 70 d.C.
Myriam uscì dalla grotta, le mani inchiodate alla roccia, i piedi a precipizio sulla ripida scogliera. Un vento caldo le sferzò i lunghi capelli grigi. Il Mar Morto era color piombo, incastonato in una natura splendida, arida, vuota. Niente si muoveva.
Tuttavia, la Storia era in cammino.
Da quarant’anni i discepoli di Gesù diffondevano il suo insegnamento a rischio della vita. Gli apostoli, fedeli della prima ora, erano ormai morti come martiri, crocifissi, decapitati, lapidati, sgozzati o scorticati vivi, ma altri, sempre più numerosi, ne avevano raccolto l’eredità. Il cristianesimo si era diffuso in Palestina, Scizia, Frigia, Macedonia, a Cipro, in Grecia. Ogni strato della popolazione si convertiva: i ricchi, gli intellettuali, i banchieri, i commercianti, gli schiavi. A Roma, gli ambienti vicini al potere ne erano via via conquistati. Marco e Matteo avevano scritto i propri Vangeli basandosi il primo sui miracoli del Nazareno, il secondo su quelle citazioni della Bibbia che rivelavano Gesù come il salvatore annunciato dai profeti. Egli non aveva certo portato il regno di Dio sulla Terra ma, attraverso la sua resurrezione, aveva liberato gli uomini dalla paura del trapasso e dalle pene della vita.
Myriam aveva fatto la sua parte in questa rivoluzione degli spiriti. O meglio, le sue parti. Quello di una peccatrice che il Messia aveva salvato dalla lapidazione, quello di Maria di Betania che aveva lavato i piedi del Signore con i suoi capelli, quello di Maria di Magdala, la prima testimone della resurrezione. Dopo aver cambiato identità per un’ultima volta, aveva abbandonato la Palestina per seguire Yehoshua. Durante tutti quegli anni, i due amanti avevano vagabondato clandestinamente lungo le strade d’Oriente e d’Occidente, spettatori stupefatti di ciò che loro stessi avevano provocato.
Myriam vide ai propri piedi le rovine di Qûmran, dove un tempo la setta degli Esseni aveva osato sfidare le truppe di occupazione alleate ai partiti politico-religiosi di Gerusalemme. Due anni prima, la decima legione romana aveva devastato la regione e raso al suolo quella località. La torre, il monastero, la ricca biblioteca e le sue centinaia di opere erano state ridotte in polvere.
Nel corso di un pellegrinaggio senza fine che li aveva ricondotti in Giudea, i due nomadi avevano deciso di far tappa in quel santuario consegnato ormai alla sabbia del deserto. Qûmran li aveva nascosti in altre occasioni ed essi gli erano rimasti legati.
Di fronte al paesaggio immobile e muto, Myriam rientrò nella cavità stretta, curva, ventosa e oscura. Seduto su un giaciglio composto da vari strati di lino, Yehoshua la contemplò lisciandosi la barba. Notò in lei una certa tristezza.
«In verità ti dico, Myriam, una rivoluzione nasce nel dolore, non nella gioia.»
Lei si inginocchiò. Yehoshua le accarezzò i capelli.
«Abbiamo cambiato la storia della regione», disse Myriam come per consolarsi.
Egli depose sulle sue labbra un bacio che conteneva più amore dei Vangeli.
«La storia del mondo», la corresse.
Yehoshua si alzò in piedi facendo scricchiolare le articolazioni e camminò fino a una pietra piatta su cui erano stese alcune pelli ricoperte da una fitta scrittura. Le arrotolò insieme e le avvolse in un drappo di lino.
«La nostra opera si sta compiendo, ci sta addirittura superando. In verità, il grano di senape è divenuto un albero e presto sarà una foresta.»
Fece scivolare lo spesso rotolo in una giara sotterrata per tre quarti. La vecchiaia l’aveva spinto a scrivere le sue memorie. «Non vi è niente di celato che un giorno non debba rivelarsi, niente di segreto che non debba essere conosciuto», aveva dichiarato un giorno agli apostoli. Aveva scelto Qûmran per seppellire la propria confessione, rivolto al futuro. Questo placava la sua coscienza e allettava la sua intelligenza. Perché il piano machiavellico che aveva concepito avrebbe plasmato per sempre il pensiero dell’umanità.
Con il tessuto restante, Myriam tappò l’apertura della giara. Raschiarono le pareti con le mani per ottenere una polvere scura e viscosa con cui, dopo averla impastata, cosparsero abbondantemente la svasatura. Sigillato a quel modo, il recipiente sarebbe stato in grado di conservare i manoscritti per intere generazioni. Seppellirono il loro tesoro sotto qualche manciata di terra, radunarono le loro povere cose e abbandonarono la grotta.
Poi scomparvero nella luce e nell’anonimato.

L.

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