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Trovato su bancarella un numero che mancava alla mia collezione di “Top Secret Spionaggio“, concorrente di “Segretissimo” curata da Antonio Bellomi per la Garden Editoriale.
L’illustrazione di copertina è firmata da Alfredo Nocerino.

La scheda di Uruk:

10. Il trafficante nero [Mr. Dynamit 84] (Der Schwarze Ballermann, 1976) di C.H. Guenter – Traduzione di Alessandra Roccato
+ La tigre nel mirino (1991) Frederick Kaman (Stefano Di Marino) [marzo 1991]

La trama:

In Africa, sta avvenendo qualcosa di misterioso. Un trafficante d’armi del Kenia riesce a recuperare due cannoni britannici a lunga gittata che dopo la seconda guerra mondiale erano stati nascosti nei pressi di Dover. La cosa non può che impensierire i servizi segreti, i quali non lesinano gli sforzi per seguire il percorso di questi cannoni… Ma a un certo punto la pista si perde nel nulla.
Mister Dynamit, l’imbattibile agente del BND, viene incaricato di chiarire il mistero, ma a un certo punto i conti non quadrano più. Nel cuore dell’Africa nera si imbatte in una recinzione elettrificata che sembra nascondere ben altro che due cannoni sia pure superpotenti. E da quel momento la sua missione assume un’importanza eccezionale, perché il pericolo che incombe sul mondo è formidabile.
Con il secondo romanzo di questo volume, La tigre nel mirino, torna Frederick Kaman, che già i nostri lettori conoscono per il suo Braccio di ferro a Kalimatan, con una vicenda elettrizzante, ambientata a Hong Kong che non vi darà requie fino all’ultima pagina.

L’incipit de “Il trafficante nero”:

Il maggiore era disteso al sole e si faceva abbrustolire da tutti i lati.
Quell’ultimo mercoledì di settembre era una giornata dolce come latte e miele. L’emittente del Reich stava trasmettendo il notiziario militare da Berlino. I sommergibili tedeschi avevano nuovamente il predominio nell’Atlantico; duecentomila tonnellate di materiale navale degli alleati erano Finite ai pesci. Una notte dei lunghi coltelli.
Il maggiore guardò l’orologio da aviatore. Non indossava altro oltre a quello e alla sua croce di cavaliere. Diventava sempre più impaziente. Finalmente dall’interno del castello giunse lo squillo del telefono da campo.
“Dev’essere la chiamata che aspettavo” pensò il maggiore.
Sentì il suo attendente rispondere.
– Qui JG26… Un momento per favore, signor capitano.
L’attendente portò il telefono da campo vicino alla lunga ringhiera della terrazza, dove il maggiore, con gli occhi ancora chiusi, cercava di raggiungere a tentoni il ricevitore.
– Sì, Schamow.
– Una buona notizia, Pit! – gli annunciò il caposquadriglia dei ricognitori. – Il cannone è pronto al fuoco.

L’incipit de “La tigre nel mirino”:

Sensazione di freddo.
Vestito solo dei leggeri pantaloni di lino del pigiama, l’uomo rabbrividì impercettibilmente, pur mantenendo l’immobile fissità che conservava da ore.
Sdraiato sul lettino di ospedale, pareva morto tanto il suo corpo era rilassato. Solo l’ansare regolare del petto ne testimoniava lo spirito vitale. Dotato di una muscolatura poderosa, l’uomo era di razza cinese, con il cranio accuratamente rasato e i lineamenti affilati. Gli occhi semichiusi fissavano le finestre del Queen Mary Hospital bagnate dalla pioggia notturna che si riversava su Hong Kong ormai da molte ore. Da fuori ogni rumore giungeva attutito, come lontanissimo.
L’uomo tradì il suo stato di eccitazione contraendo leggermente il muscolo dell’avambraccio sinistro sul quale era tatuata una complicata figura rappresentante una tigre.
Si preparava a giocare una difficile partita. Non poteva sbagliare. Pena: la morte.
Fuori dalla stanza due poliziotti europei piantonavano il corridoio. Vestiti delle caratteristiche uniformi kaki della polizia locale, i due uomini parevano bambini troppo cresciuti con quei buffi pantaloncini che arrivavano appena a mezza gamba.
In servizio ormai da molte ore il sovrintendente Solomon e il caporale Jardian non ne potevano più di stare in piedi in quell’ambiente asettico, freddo, dove tutto sapeva di disinfettante.

L.

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