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Prima di darlo via, presento questo vecchio numero della collana “Best Thriller” (SuperPocket), al quinto anno di vita confusa.
L’illustrazione di copertina è firmata da Marco Scuto.

La scheda di Uruk:

87. L’uomo di Siviglia (The Blind Man of Seville, 2003) di Robert Wilson [ottobre 2005] Traduzione di Paola Merla

La trama:

Alla vigilia di Pasqua, in un’atmosfera carica di religiosità e passione, muore a Siviglia Raul Jiménez, personaggio influente e ambiguo. L’uomo, brutalmente immobilizzato, è stato costretto a guardare una videocassetta, finché il suo cuore, vinto dallo strazio, ha ceduto. Sulla scena del delitto l’ispettore capo Javier Falcón perde inspiegabilmente la professionale freddezza.
Poi, la scoperta inattesa dei diari di suo padre, un famoso pittore da poco deceduto per infarto, lo fa precipitare all’inferno.
In quelle pagine è descritto un passato sordido: ci sono verità insostenibili; c’è il legame con la vittima…
Intanto l’assassino continua a uccidere con il suo macabro rituale di morte. Per risolvere il caso Falcón è costretto a scendere dolorosamente a patti con la parte più oscura di sé, affrontando le ombre della propria storia familiare in un drammatico percorso di presa di coscienza che si snoda parallelo all’indagine poliziesca. L’uomo di Siviglia è uno splendido romanzo che a una trama originale unisce grande suspense e una particolare sapienza narrativa, confermando Robert Wilson uno dei migliori scrittori di thriller oggi al mondo.

L’incipit:

«Devi guardare», ordinò la voce.
Ma non poteva farlo. Era l’unica persona che non poteva, che non sarebbe mai stata in grado di compiere quell’atto, perché ciò avrebbe scatenato una reazione in quella parte del cervello che in un esame clinico sarebbe apparsa di un rosso brillante, il tunnel nel labirinto della mente che i profani chiamano «pensieri folli». Era la zona pericolosa che doveva restare chiusa, sbarrata in ogni modo possibile, inchiodata, incatenata e la chiave buttata nel lago più profondo. Era il vicolo cieco dove la sua figura da contadino, ossatura grossa e giunture da mulo, si riduceva alla nudità tremante di un bambino, la faccia premuta contro l’oscuro, ruvido, stretto conforto di un angolo, le gambe e le natiche irritate dall’incontrollabile flusso dell’urina.
Non avrebbe guardato. Non poteva guardare.
Il suono della TV tornò quello di un vecchio film, udì le voci doppiate. Sì, quello poteva accettarlo, poteva guardare James Cagney che parlava spagnolo con lo sguardo mobilissimo e le labbra che non seguivano il doppiaggio.
La cassetta ronzò nel videoregistratore mentre si riavvolgeva il nastro, ed emise uno scatto quando arrivò all’inizio del film. Un orizzonte si annebbiò dentro il suo cervello. Nausea? O peggio? La marea del passato saliva dentro di lui. La gola si serrò, le labbra cominciarono a tremare, davanti a lui James Cagney e la sua irrealistica parlata spagnola persero definizione. Contrasse le dita dei piedi nudi, afferrò i braccioli della sedia, i polsi già segati dal filo elettrico che li immobilizzava. Gli occhi si velarono, e lo sguardo si appannò.
«Lacrime prima di dormire», disse la voce.

L’autore:

Robert Wilson è nato nel 1957 e, laureatosi a Oxford nel 1979, ha cominciato giovanissimo a viaggiare per il mondo lavorando presso società di trasporto marittimo, pubblicità e commercio in Africa, Asia e Grecia. Ha sempre coltivato la passione per la scrittura, alla quale si è dedicato a tempo . pieno dopo essersi stabilito in Portogallo. Da molti critici paragonato a Raymond Chandler per il virile romanticismo dei suoi protagonisti, si è assicurato il premio Gold Dagger per Una piccola morte a Lisbona, ma è con L’uomo di Siviglia, pubblicato nel 2004 da Longanesi, che ha raggiunto la piena maturità stilistica.

L.

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